Etichetta d’origine, via con latte e formaggi

In seguito all’approvazione da parte della commissione Agricoltura della Camera del disegno di legge ‘Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari’, il primo confronto sulle modalità applicative del provvedimento partirà domani con i prodotti lattiero-caseari come latte a lunga conservazione e formaggi. Il 2 febbraio, invece, sarà la volta del settore suinicolo per l’etichettatura della carne di maiale e degli insaccati.

Secondo la Coldiretti è estremamente importante che si intervenga tempestivamente anche sul settore suinicolo che sta affrontando una grave crisi anche perché tre prosciutti su quattro sono spacciati come Made in Italy, ma sono ottenuti da maiali stranieri.

Come ha sottolineato il presidente della Coldiretti Sergio Marino, “l’approvazione definitiva e unanime della legge nazionale sull’etichettatura è un risultato storico che va al più presto applicato e divulgato anche con l’educazione alimentare nelle scuole promossa dal Ministro Mariastella Gelmini”.

Si tratta di una necessità, continua la Coldiretti, anche per sostenere e migliorare gli ottimi risultati ottenuti dal settore lattiero-caseario in Italia e all’estero e per difenderlo dal falso made in Italy con tre litri di latte a lunga conservazione sui quattro venduti in Italia che sono stranieri senza indicazioni per il consumatore, come il latte impiegato in quasi la metà delle mozzarelle vendute in Italia.

Sostenere il reddito degli agricoltori eliminando le distorsioni e tagliando le intermediazioni con l’offerta attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, mercati di campagna amica, agriturismi e imprese agricole di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo è l’obiettivo del progetto “Una Filiera Agricola tutta Italiana” presentata da Sergio Marini per contrastare i due furti ai quali è sottoposta quotidianamente la nostra agricoltura: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall’altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori.

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