Ministro Clini: resta divieto OGM ma insensato frenare la ricerca

“Ferma restando la posizione italiana in merito al divieto dell’impiego degli OGM in agricoltura, credo che sarebbe insensato continuare a tenere il freno alla ricerca, considerando in particolare che l’ingegneria genetica una infrastruttura comune per la ricerca in molti settori: dalla farmaceutica alla protezione di prodotti tipici dell’agricoltura; dall’energia al risanamento di siti contaminati con biotecnologie; dalla lotta alla desertificazione alla protezione dei suoli esposti al dissesto idrogeologico”. È quanto ha affermato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, dopo le polemiche suscitate da una sua intervista al Corriere della Sera in materia di OGM.

Nell’intervista, Clini, si era infatti dichiarato favorevole ad un’apertura nei confronti degli organismi geneticamente modificati. Secondo le dichiarazioni del ministro, senza l’ingegneria genetica il nostro Paese non avrebbe oggi alcuni dei suoi prodotti più tipici “ottenuti grazie agli incroci e con la mutagenesi sui semi”.

Le dichiarazioni del ministro sono state duramente criticate da Legambiente che ritiene “incredibile” che Clini descriva i nostri prodotti tipici come il risultato di una mutagenesi piuttosto che il frutto del ricchissimo patrimonio di biodiversità dell’Italia, un patrimonio mantenuto nel tempo dall’impegno di migliaia di agricoltori e imprenditori agricoli.

Dure le critiche anche da parte della Coldiretti secondo cui a differenza di quello che dichiara Clini, l’ingegneria genetica e la transgenesi non hanno nulla a che vedere con il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano e la Cipolla Rossa di Tropea e la vite nero d’Avola. Tali prodotti, sostiene il presidente della Coldiretti Sergio Marini, “subiranno gravi danni economici sul mercato dalle dichiarazioni superficiali ed inopportune”. È necessario, secondo Marini, “conoscere la differenza tra gli incroci e gli ibridi rispetto all’ingegneria genetica”.

La Coldiretti ha quindi ribadito che gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy, come sanno il 71 per cento degli italiani che esprimono una forte contrarietà, ormai costante da anni secondo monitoraggio effettato dalle indagini Coldiretti/Swg nel tempo.

Per quanto riguarda le coltivazioni ogm a scopi energetici il Ministro dovrebbe sapere che in un Paese come l’Italia, per la conformazione morfologica dei terreni e le dimensioni delle aziende, non sarebbe possibile – continua la Coldiretti – evitare le contaminazioni ambientali e sarebbe violata la sacrosanta libertà della stragrande maggioranza degli agricoltori e cittadini di avere i propri territori liberi da Ogm. La ricerca è importante ma deve avere obiettivi sostenibili, condivisibili e utile per il benessere della società e non quando serve a fare arricchire poche multinazionali.

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