Chirurgia estetica: in aumento i pentiti del ‘ritocchino’

Cresce l’esercito dei pentiti del ‘ritocchino’. Da Nicole Kidman a Nina Moric, da Anna Tatangelo ad Alba Parietti: molte le donne pentite anche nel mondo dello spettacolo.

A queste si è aggiunta negli ultimi giorni l’attrice francese Emanuelle Béart che ha rivelato al quotidiano Le Monde di essersi rifatta le labbra molti anni fa per una sua insicurezza. Poi però, ha spiegato l’attrice, se ne è pentita.

Secondo gli ultimi dati emersi dal “Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato”, un paziente su cinque dopo un intervento di chirurgia plastica tornerebbe sotto i ferri del chirurgo estetico perché insoddisfatto del risultato. L’insoddisfazione, del resto, è spesso una diretta conseguenza del fatto di essersi rivolti a centri poco adeguati, magari per pagare meno l’intervento.

Secondo la ricerca gli interventi con esiti non soddisfacenti sarebbero in forte aumento: in testa si registra l’intervento che annovera i maggiori casi di errore, ossia la mastoplastica additiva con il 30% di segnalazioni; seguono la riduzione del seno (15%), interventi sui capillari (12%), rinoplastica (12%), blefaroplastica (9%) e infine la chirurgia plastica alle orecchie (6%).

“La consapevolezza delle proprie scelte, delle inevitabili conseguenze e soprattutto la valutazione delle strutture sanitarie e del personale medico devono essere i criteri fondamentali da considerare in questi casi”, ha spiegato a La Stampa.it il dottor Alfredo Borriello, Dirigente dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Pellegrini di Napoli, ricordando che è bene ponderare con attenzione il rapporto effetti/benefici, anche a distanza nel tempo.

“Negli ultimi anni ho ricevuto moltissime richieste soprattutto da parte di donne molto giovani, insicure del proprio aspetto forse anche a causa dell’età e poco consapevoli delle proprie scelte – ha aggiunto Borriello – Con il passare del tempo, poi capita che queste donne recuperino sicurezza e consapevolezza di sé e che non si riconoscano più nel loro ‘nuovo’ aspetto. Non sono mancati infatti casi di pazienti che, una volta raggiunta un’età più matura, hanno espresso il loro pentimento, chiedendomi di recuperare un aspetto naturale e meno conforme a canoni estetici spesso stereotipati”.

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