Cassazione: “Le linee guida per i medici non sono assolute”. Anche per i vaccini?

Se è vero che le direttive vanno seguite è vero anche che bisogna tenere conto del caso specifico e farsi guidare, prima di tutto, dalla tutela della salute del paziente. Anche il medico che non segue le linee guida, dunque, può essere considerato diligente. Questo, in sostanza, quanto affermato per la prima volta in un’aula di tribunale dalla Cassazione che ha rinviato alla Corte di Appello una sentenza di condanna di un medico.

Le linee-guida – hanno affermato i giudici – “non rappresentano un letto di Procuste insuperabile” (ovvero una situazione difficile cui doversi adattare per forza e con sacrifici), ma sono solo uno strumento per valutare la condotta del medico in un modo che, tuttavia, non può prescindere dall’analisi del caso concreto. Infatti se è vero che, generalmente, è diligente una condotta conforme alle linee-guida mentre non lo è una condotta che non le segue, è vero altrettanto che una condotta può essere diligente anche se non si attiene alle linee-guida e può non esserlo anche se vi si attiene, quando le particolarità del caso di specie impongono di agire in tal modo.

E stavolta il caso specifico verteva sulla riduzione della somministrazione di eparina, secondo i parenti di un paziente alla base della trombosi venosa profonda che colpì il loro familiare determinandone la morte. Tale comportamento medico si discostava in effetti dalle linee-guida applicate in casi analoghi, ma ha trovato giustificazione in tre circostanze specifiche evidenziate dai giudici: “la riduzione della somministrazione di eparina fu giustificata dalla necessità di prevenire il rischio di emorragie, rischio che rispetto ai casi analoghi si presentava aumentato per tre ragioni: sia perché il paziente era stato sottoposto ad un intervento chirurgico; sia perché il paziente doveva iniziare un programma fisioterapico che, comportando la mobilitazione degli arti, aumentava il rischio di emorragia; sia perché il paziente era stato sottoposto a splenectomia.

La Corte d’appello, in definitiva, ha individuato ben tre circostanze concrete che nel caso specifico giustificavano l’allontanamento dalle linee guida: il che denota, da un lato, che quelle linee-guida furono effettivamente (sebbene implicitamente) tenute in considerazione, altrimenti non avrebbe avuto senso alcuno la motivazione sopra riassunta; e dall’altro lato che, anche se il giudice avesse omesso di considerarle, il loro esame non avrebbe portato ad esiti diversi, per la già rilevata sussistenza di peculiarità del caso concreto che imponevano di derogarvi”.

Con la sua sentenza, pertanto, la Cassazione ha ridimensionato il valore da attribuire alle linee-guida nei giudizi di responsabilità medica, assumendo una posizione decisamente rilevante.

Se dunque i medici, come stabilito dalla sentenza, non sono tenuti sempre a osservare le linee guida viene da chiedersi: la stessa cosa vale anche per i vaccini? Ci sono dei casi in cui è legittimo, o meglio doveroso, discostarsi dalle indicazioni date per tutelare, prima di tutto, la salute del paziente? Non dovrebbe essere questa, del resto, il primo principio al quale la condotta di un medico dovrebbe attenersi?

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