Caraffe filtranti ancora sotto accusa

Molto pubblicizzate negli ultimi tempi, le caraffe filtranti alterano la normale composizione dell’acqua del rubinetto rendendo il loro uso pericoloso per diabetici, ipertesi, cardiopatici e nefropatici. Le caraffe, infatti, trasformerebbero calcio e magnesio in sodio e potassio. Ad affermarlo è una perizia disposta dal pm Raffaelle Guarinello della procura di Torino che, dopo l’esposto  dell’associazione dei produttori delle acque minerali Mineracqua, ha aperto un’inchiesta sui 10 principali produttori di caraffe filtranti per le ipotesi di reato di commercio in sostanze alimentari nocive e frode in commercio.

Una parte delle case produttrici dichiara nelle avvertenze: “Si consiglia a chi sia in dialisi o abbia comunque problemi renali di discutere con il proprio medico l’utilizzo di acque filtrate”.

Un’altra avvertenza è: “Ai soggetti che ricorrano ad una dieta povera di sodio si consiglia di consultare un medico”. Soltanto metà delle dieci case produttrici dà simili avvertenze, la restante parte non dà nessuna indicazione in tal senso o si limita ad indicare nell’etichetta del prodotto che è consigliato per chi “soffra di deficit immunitario”, far bollire l’acqua una volta filtrata.

Inoltre, per quanto riguarda il deterioramento del filtro, secondo la perizia, in tre casi su dieci questo non arriverebbe integro alla fine del ciclo garantito di circa un mese e in altri tre neanche alla metà del tempo indicato.

Già qualche settimana fa un rapporto del Nucleo Anti Sofisticazione  aveva rilevato che le caraffe filtranti sarebbero inefficaci se non addirittura dannose per i consumatori. Secondo l’analisi del Nas, infatti, l’azione svolta dal filtro non migliorerebbe la qualità dell’acqua, ma, al contrario quest’ultima, se non bevuta subito, potrebbe essere contaminata dai batteri che possono svilupparsi nel ristagno.

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