Cancro, una lettera aperta agli oncologi: “Non si sottovaluti l’inquinamento ambientale”

Il cancro continua ad essere interpretato come una malattia “genetica” in virtù di una visione miope che porta ad avallare tabelle obsolete ed ormai inadeguate sui “fattori di Rischio”. Si enfatizza il ruolo degli stili di vita sottovalutando la relazione tra inquinamento ambientale e tumori. Ad affermarlo è l’ISDE in una lettera aperta scritta agli oncologi in risposta al  volume “I numeri del cancro in Italia 2019” curato da AIOM ed AIRTUM.

In questo report – scrive l’ISDE –  il cancro continua ad essere interpretato come una malattia “genetica”. “Il considerare come base della cancerogenesi esclusivamente il vecchio modello genetico è una visione miope che porta ad avvallare tabelle obsolete ed ormai inadeguate sui ‘Fattori di Rischio’ che vengono così descritti nel volume in questione: ‘il fumo di tabacco da solo è responsabile del 33% delle neoplasie; un altro 33% è legato ai cosiddetti stili di vita (dieta, sovrappeso, abuso di alcol e inattività fisica). I fattori occupazionali sono responsabili del 5% delle neoplasie. Le infezioni causano circa l’8% dei tumori… e l’inquinamento ambientale contribuisce per un altro 2%’!)”.

Eppure, come sottolinea l’ISDE, la relazione fra inquinamento ambientale e tumori haun rilievo ben più consistente, supportato da numerosissimi studi epidemiologici, condotti in ogni parte del pianeta. “Più in generale – continua l’ISDE – l’aumento di incidenza tumorale e di malattie croniche degenerative che si manifestano nelle aree più inquinate ed in età sempre più precoce interessando bambini, adolescenti e giovani adulti è l’aspetto più eclatante del legame fra ambiente e salute”.

Il problema non riguarda solo i SIN (siti di interesse nazionale e da bonificare), “se si pensa ad esempio alla contaminazione da PFAS/PFOA in Veneto o alla Pianura Padana vista dai satelliti: una delle aree più inquinate a livello globale”.

“L’incidenza di cancro nell’infanzia non può essere ascritta all’invecchiamento o ad errate abitudini personali – continua l’ISDE – e su questo tema, così cruciale e che tanto interesse suscita nella comunità scientifica internazionale, una maggiore attenzione anche da parte dell’oncologia italiana ci sembrerebbe più che opportuna”.

La letteratura oncologica è ricca di lavori e report che associano l’insorgenza di tumori a cause inquinanti: ciò, sostiene l’ISDE, dovrebbe far riflettere sull’urgenza di un drastico e radicale cambio di rotta ed un cambiamento di mentalità e di programmazione della futura politica in termini di salute.

“A parte la battaglia contro il fumo, per la quale tutti concordiamo, riteniamo indispensabile rivolgere pari attenzione alle emissioni inquinanti, ai pesticidi in agricoltura, alle sostanze chimiche presenti anche in prodotti di uso quotidiano (spesso interferenti endocrini) ed anche all’inquinamento crescente da onde elettromagnetiche.

Continuare ad enfatizzare il ruolo dello stile di vita nella genesi del cancro significa di fatto “colpevolizzare”, da un lato, i pazienti che tanto spesso si chiedono inutilmente cosa possono aver sbagliato nelle proprie scelte personali, addossando loro anche questo tormento all’angoscia della malattia, e dall’altro, viceversa, ‘assolvere’ coloro che hanno la responsabilità delle scelte politiche ed imprenditoriali nella nostra società. Nuovi paradigmi di Prevenzione Primaria devono essere pensati, assunti ed organizzati perché il tempo per cambiare le sorti della salute umana e quella degli esseri viventi del pianeta sta per scadere”, conclude l’ISDE.

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