Cambiamenti climatici e salute: quali rischi?

Nei prossimi 50 anni, in assenza di misure efficaci di contenimento delle emissioni, la frequenza di ondate di calore aumenterà di circa 80 volte determinando un’impennata del rischio di morte del 20% durante questi eventi. Inoltre, come già ben visibile, l’aumento della desertificazione e la corrispondente riduzione delle terre coltivabili porterà in breve vaste porzioni del pianeta ad un dimezzamento delle superfici, mettendo a rischio la sicurezza alimentare.

A lanciare l’allarme sui rischi per la salute correlati ai cambiamenti climatici sono gli esperti riuniti alla Conferenza internazionale di epidemiologia ambientale della Società internazionale di epidemiologia ambientale 2016 (ISEE) 2016 appena conclusasi a Roma.

Gli esperti hanno fatto riferimento anche alla possibile relazione fra esposizione a lungo termine a inquinanti come ossidi di azoto, polveri fini e metalli, e insorgenza di sclerosi multipla. La ricerca italiana ha osservato “negli uomini una correlazione fra l’entità dell’esposizione ai comuni inquinanti di città e la probabilità di ammalarsi di sclerosi multipla, decisamente più alta alle alte esposizioni.

L’ennesima conferma della gravità del fenomeno, come emerso sempre durante il primo giorno della Conferenza, viene dalla Cina dove l’inquinamento atmosferico è la quinta causa di morte e ha fatto contare nel 2013 ben 916.000 morti premature. Di questi, 366.000 morti sono da attribuire solo alle emissioni di carbone, la fonte più micidiale”.

Il rapporto tra salute e ambiente non può prescindere poi da una corretta alimentazione. Gli esperti hanno sottolineato che ridurre gli impatti sull’ambiente comporta sempre effetti positivi sulla salute umana, così come seguire stili di vita più salutari (come ridurre il consumo di carne a favore di frutta e verdura, o muoversi in bicicletta) ha ricadute favorevoli sull’ambiente e sul clima.

Da uno studio italiano condotto da Sara Farchi, Enrica Lapucci e Paola Michelozzi del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio è emerso che in Italia il 71% degli uomini e il 64% delle donne sono consumatori abituali di carne (poco meno di mezzo chilo a settimana). Una riduzione del consumo di carne ai livelli raccomandati ridurrebbe del 3,7% la mortalità da cancro del colon e del 3,3% da malattie  cardiovascolari. Allo stesso tempo tale riduzione farebbe risparmiare il 60% delle emissioni di gas serra.

Qualche mese fa, in relazione al rapporto tra clima e salute, Flavia Bustreo, Vice Direttore Generale, Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini dell’OMS, sottolineava: “il peso delle malattie e delle morti causate dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento dell’aria non solo è tragico, ma anche evitabile. Stiamo lavorando con i governi e le comunità internazionali per contribuire al tentativo di mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Monitoreremo attentamente i progressi, per tracciare e comunicare i risultati sulla salute e condividere quelle azioni che si traducono in vite salvate. In particolare le vite dei bambini, delle donne, degli anziani e della popolazione più povera e vulnerabile della società, maggiormente sofferente”.

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