Cibo e cambiamenti climatici: la dieta impoverita ucciderà 500mila persone l’anno

A causa dei cambiamenti climatici la dieta alimentare sarà sempre meno sana e questo, entro il 2050, potrebbe causare la morte di oltre mezzo milione di persone all’anno, tre quarti solo in Cina e India, ma con effetti gravi anche in Paesi come l’Italia. Come emerge da un nuovo studio pubblicato su Lancet, a causa dei mutamenti del clima la popolazione globale avrà a disposizione sempre meno frutta e verdura nei prossimi decenni, alimenti vitali contro malattie cardiache, infarti, cancro.

L’aumento delle temperature, siccità più frequenti, fenomeni meteo sempre più estremi provocano gravi sofferenze all’agricoltura globale e quindi alla disponibilità di cibo.

Il gruppo di ricerca, guidato dall’Università di Oxford, ha preso in esame uno dei peggiori scenari dei modelli sui cambiamenti climatici, in cui la temperatura del globo è di due gradi al di sopra di quella del periodo 1986-2005. A queste condizioni si stima che nel 2050 la disponibilità di cibo possa calare del 3,2%: le persone mangeranno il 4% in meno di frutta e verdura e lo 0,7% in meno di carne. Consumi che si tradurranno in centinaia di migliaia di morti evitabili, poco più di mezzo milione all’anno. Se non ci fossero gli effetti dei mutamenti climatici, invece, la disponibilità globale di cibo aumenterebbe di oltre il 10% e si potrebbero salvare almeno 2 milioni di vite. 

I Paesi più colpiti sarebbero quelli con redditi bassi o medi, per lo più nella regione del Pacifico occidentale e nel Sud-est asiatico. Tre quarti delle morti legate ai cambiamenti del clima in Cina (248 mila) e India (136 mila). Tuttavia in rapporto alla popolazione anche Grecia e Italia risulterebbero colpite. In Grecia la stima è di 124 decessi su un milione di abitanti e in Italia 89 morti su un milione.

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