Benzodiazepine: i farmaci ansiolitici possono aumentare il rischio di Alzheimer

I farmaci contro l’ansia e l’insonnia (le benzodiazepine) se assunti per tre mesi o più potrebbero aumentare il rischio di ammalarsi di Alzheimer. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul British Medical Journal e diretto da Sophie Billioti de Gage dell’Unità di Farmacoepidemiologia dell’Inserm presso l’Università di Bordeaux. “Il rischio – ha spiegato – aumenta del 43-51% in over-65enni che hanno iniziato un trattamento con benzodiazepine in passato (più di 5 anni prima della diagnosi)”.

“Nel 2012 – scrive in un editoriale Kristine Yaffe della University of California a San Francisco – la Società Americana di Geriatria ha aggiornato la sua lista di farmaci inappropriati per gli anziani includendo proprio le benzodiazepine, precisamente per i loro effetti avversi nella sfera delle funzioni cognitive”.

Gli esperti hanno utilizzato dati del database Quebec health insurance program (RAMQ), ed hanno confrontato quasi 1800 casi di Alzheimer con un gruppo di controllo di oltre 7100 individui senza demenza, ma simili per altre caratteristiche (età, sesso etc). Gli esperti hanno considerato le prescrizioni di benzodiazepine – i farmaci ansiolitici più usati anche per l’insonnia – e la durata del trattamento ed hanno riscontrato una forte associazione tra rischio di ammalarsi di Alzheimer e l’aver usato in passato questo tipo di terapia. Il rischio sale del 51% per trattamenti di tre mesi o più lunghi.

“Nel nostro studio – spiega la ricercatrice – consideriamo solo coloro che avevano usato benzodiazepine oltre 5 anni prima della diagnosi di Alzheimer, scartando quindi coloro che avevano preso questi farmaci a ridosso della diagnosi; inoltre la relazione trovata è di tipo ‘dose-effetto”.  Sembra emergere quindi una relazione diretta tra dosaggio dei farmaci e aumento del rischio.

“Ad ogni modo – conclude la ricercatrice –  servono ulteriori studi per arrivare a provare in via definitiva che le benzodiazepine causino l’aumento di rischio. Inoltre si noti che le linee guida internazionali raccomandano terapie brevi (per più di 4 settimane per l’insonnia e non più di 12 per l’ansia), quindi il rischio da noi evidenziato si riferisce a un uso dei farmaci al di fuori delle raccomandazioni”.

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