“Avvelenati noi ed i nostri figli”. La nuova denuncia delle mamme no PFAS

“State avvelenando i nostri figli”. È quanto tornano a denunciare le mamme no Pfas, le attiviste che da anni lottano per far emergere il problema della contaminazione dell’acquedotto dalle sostanze perfluoro alchiliche in un territorio che comprende tre province venete, Vicenza, Verona e Padova, in particolare nella zona dell’azienda Miteni.

In occasione dell’incontro sulla direttiva sulla qualità dell’acqua destinata a consumo umano, una delegazione delle mamme ha deciso di rivolgersi a tutti i ministri Ue dell’Ambiente e lo ha fatto attraverso un video in cui si chiede di ridefinire la direttiva introducendo misure più restrittive, abbassando il limite legale dei Pfas nell’acqua a zero.

Come denunciano le mamme no Pfas, un limite diverso da zero non avrebbe senso perché i Pfas sono bioaccumulabili. “Noi mamme siamo state contaminate a nostra insaputa e trasmettiamo ai nostri bambini questi veleni già mentre crescono nel nostro grembo e attraverso l’allattamento al seno”. Si tratta di un grande dramma quotidiano che colpisce 350mila famiglie, tante quelle contaminate da Pfas in Veneto.

Le attiviste chiedono una legge che stabilisca limiti pari a zero nell’acqua potabile per i Pfas e gli altri interferenti endocrini; che metta al bando in Italia la produzione e l’utilizzo di queste sostanze, anche se di nuova generazione; che vari al più presto limiti restrittivi per la presenza di queste sostanze nelle acque superficiali e di falda e che garantisca che la bonifica del sito di Miteni avvenga in tempi brevi e certi.

“Vogliamo date certe, o rimarremo sempre appesi a questa situazione drammatica”.

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