Allarme arsenico: nel Lazio scattano i divieti

È scattato il 1 gennaio in diversi comuni di Viterbo e della provincia di Roma il divieto di bere acqua dal rubinetto per l’allarme arsenico. Il divieto riguarda una quarantina di comuni e quasi 300mila persone solo nella Tuscia.

Uno studio del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della regione Lazio, pubblicato ad aprile 2012, ha registrato tra il 2005 e 2011, nei comuni dove la concentrazione di arsenico è superiore a 20 microgrammi, un aumento della mortalità per tutti i tipi di tumore (in particolare polmone e vescica), ipertensione, ischemia cardiaca e diabete nella provincia di Viterbo e del 12% per i tumori in quella di Latina.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e lo Iarc (International agency research on cancer) hanno già accertato che l’arsenico è un elemento cancerogeno. Secondo l’Oms un’esposizione prolungata all’arsenico tramite acqua potabile e cibo può causare cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, danni al sistema nervoso e diabete.

L’allarme recente lanciato dall’Oms sui rischi per la salute da un’esposizione prolungata nel tempo all’arsenico contenuto nell’acqua potabile e nel cibo “spiana definitivamente la strada ai risarcimenti in favore di quei cittadini che risiedono in comuni italiani nei quali il problema dell’arsenico nelle acque non e’ stato ancora risolto”. È quanto afferma il Codacons, che pochi giorni fa ha lanciato il mega-ricorso al Tar del Lazio da parte dei residenti dei comuni dove l’acqua e’ inquinata.

Tutti i titolari di un’utenza idrica residenti nei Comuni elencati sul sito www.codacons.it, nei quali entro il 31 dicembre del 2012 il problema della presenza dell’arsenico nell’acqua non è stato risolto, precisa l’associazione, “possono agire al fine di ottenere non solo il risarcimento dei danni subiti, ma anche la riduzione della tariffa dell’acqua”.

Il Codacons sta infatti preparando un mega ricorso al Tar contro le Autorita’ responsabili di tale situazione al fine di ottenere la condanna delle stesse ad un adeguato risarcimento del danno a favore di ciascun aderente e la riduzione della tariffa idrica applicata anche se continua ad essere erogata acqua avvelenata dall’arsenico.

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