Antipsicotici nel Parkinson non efficaci e potenzialmente nocivi

Quasi tutti i farmaci per la cura della psicosi nella malattia di Parkinson – un effetto collaterale psichiatrico associato spesso all’omonimo morbo – sono privi di evidenze scientifiche che dimostrino la loro efficacia nel migliorare tale condizione. A rivelarlo è un recente studio, da cui emerge inoltre che 3 farmaci prescritti su 10 possono addirittura nuocere ai pazienti.

Eppure la metà dei pazienti con malattia di Parkinson con psicosi continua ad essere trattata con i farmaci antipsicotici, nonostante la presenza sul foglietto illustrativo di un’avvertenza speciale sul possibile rischio di decesso associato a questi farmaci. A sostenerlo è uno studio dei Veterans Affairs (VA) pubblicato sul numero di luglio di Archives of Neurology.

L’utilizzo dei farmaci per trattare per la demenza e altre psicosi nella popolazione di pazienti parkinsoniani è particolarmente allarmante, sottolineano gli autori. Tali agenti, infatti, possono peggiorare il parkinsonismo e vi sono poche evidenze di efficacia nella psicosi associata al Parkinson.

L’antipsicotico più comunemente utilizzato nei pazienti parkinsoniani con psicosi è risultata la quetiapina, che rappresentava nel complesso il 65,9% delle prescrizioni e il 33,0% in questo gruppo di pazienti. Dopo la quetiapina, i farmaci più prescritti sono risultati olanzapina e risperidone, con l’11,5% e il 17,3% delle prescrizioni. Secondo i ricercatori si tratta di numeri sorprendenti visto che i due farmaci hanno dimostrato un’efficacia limitata nella malattia di Parkinson e possono peggiorare il parkinsonismo.

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