L’utilizzo dell’agopuntura nelle donne con tumore

Migliorare la qualità della vita nelle donne con un tumore attraverso un ciclo di trattamenti di agopuntura associato ad una sana alimentazione e ad un corretto stile di vita. E’ questo uno degli approcci della Medicina Integrata, in cui vengono considerate le migliori terapie che possono arrecare beneficio, diretto o indiretto, alla persona.

Secondo il censimento europeo della Joint Act EPAAC (2013) in Italia sono state localizzate 24 strutture, su 47 europee, che forniscono servizi di oncologia integrata. L’agopuntura è la Medicina Complementare più utilizzata, seguita da Omeopatia e fitoterapia.

Quali sono i benefici dell’agopuntura per le donne con tumore?

L’agopuntura, ramo della Medicina Tradizionale Cinese, viene attualmente applicata in vari ambiti, tra cui la terapia del dolore, la cefalea, la menopausa e più in generale come supporto alla qualità di vita in oncologia. E’ soprattutto nel trattamento del dolore oncologico che l’agopuntura viene maggiormente utilizzata.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità è un trattamento efficace per la nausea causata dall’uso di farmaci chemioterapici e quale importante supporto nel contrasto alla sindrome climaterica (menopausa anticipata o aggravamento dei sintomi da menopausa già in corso) delle donne con tumore, ambito in cui sono disponibili numerose evidenze scientifiche in termini di efficacia, sicurezza e miglioramento della qualità di vita.

I disturbi legati alla menopausa riguardano infatti circa il 70% delle donne sottoposte a terapia adiuvante (chemioterapia o ormonoterapia); il 40% di queste riferisce sintomi vasomotori (ovvero vampate di calore e sudorazione notturna) tra gli effetti collaterali più frequenti e severi delle terapie antitumorali. Studi scientifici hanno evidenziato che il trattamento con agopuntura può ridurre di almeno il 50% questi disturbi.

Si può praticare durante i cicli di chemioterapia?

Si, l’agopuntura è utilizzata (così come altre medicine complementari come l’Omeopatia e la fitoterapia) anche durante i cicli di chemiopterapia e radioterapia, soprattutto per quanto riguarda il trattamento del dolore oncologico. Ricordiamo che si tratta di un atto medico, praticabile dai soli Medici abilitati.

Quali prospettive per l’oncologia integrata?

L’interesse per l’oncologia integrata sta crescendo a livello globale sebbene lo sviluppo dei servizi risulta spesso frammentato e promosso localmente piuttosto che sostenuto da una pianificazione e da una politica nazionale coordinata. È quanto emerge da un commento, pubblicato sulla rivista Integrative Cancer Therapies, dal titolo “Integrative Oncology: International Perspectives”, che riassume gli interventi tenuti in occasione dell’International Research Congress on Integrative Medicine and Health di Baltimora del 2018.

Nell’Europa Occidentale, il ricorso alla Medicina Tradizionale, Complementare e Integrata da parte dei pazienti oncologici è stimato al 37%, sebbene vi siano notevoli differenze tra i diversi Paesi europei interessati, con una prevalenza maggiore nei Paesi germanofoni (41%) e mediterranei (39%), inferiore nel Regno Unito (32%) e in Scandinavia (31%).

La terapia erogata più frequentemente risulta essere l’agopuntura (55,3%), seguita da omeopatia (40,4%), fitoterapia (38,3 %) e medicina tradizionale cinese (36,2%). Lo scopo dei trattamenti è principalmente quello di ridurre le reazioni avverse da chemio e radioterapia (23,9%), con particolare riferimento a nausea e vomito (13,4%), dolore (10,9%) e astenia (10,9%), ma anche ai sintomi collaterali della menopausa iatrogena (8,8%) e all’ansia e depressione (5,9%).

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