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Via libera al CETA: a rischio cibo e salute


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Il CETA mette a rischio gli standard europei in fatto di ambiente, benessere degli animali e sicurezza del cibo

E' entrato ieri in vigore, anche se in via provvisoria, il CETA, accordo commerciale tra Unione europea e Canada. Il trattato, sottolinea Greenpeace, mette a rischio gli standard europei in fatto di ambiente, benessere degli animali e sicurezza del cibo.

Come riferisce Greenpeace, il CETA darà alle aziende del Nord America diversi strumenti per indebolire gli standard europei su ormoni della crescita, OGM, “lavaggio” della carne con sostanze chimiche, clonazione animale. Ad essere a rischio sono anche le nostre regole sull’indicazione del Paese d’origine in etichetta (Country of Origin Labelling - COOL).

"Il Canada ha standard di sicurezza sul cibo più deboli e un settore agricolo molto più dipendente da sostanze chimiche e OGM rispetto all’Unione europea", spiega Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile e Progetti speciali di Greenpeace Italia."Questo accordo dà alle grandi aziende nord americane dell’agro-business nuovi strumenti per attaccare gli standard europei, per questo gli Stati Membri devono rigettare il CETA, a cominciare dal nostro Paese che altrimenti agirebbe a tutto svantaggio del nostro tanto invidiato Made in Italy".

Come spiega Greenpeace, l'applicazione provvisoria del CETA implica che da oggi oltre il 90 percento del trattato entra in vigore, nonostante manchi il via libera dei singoli Parlamenti nazionali e regionali degli Stati Membri dell’Ue. Tra le misure in vigore già da oggi ci sono l’abbassamento dei dazi, l’aumento del volume di commerci e soprattutto l’avvio della cosiddetta “cooperazione normativa” che darà alle multinazionali un corridoio di accesso privilegiato ai decisori politici.

Se il CETA entrerà in vigore con il proposto sistema ICS di protezione degli investimenti, le grandi corporation nord americane dell’industria conserviera delle carni potranno denunciare a una corte arbitrale internazionale l’Ue e gli Stati Membri per i tentativi di espandere le norme sull’etichettatura di origine dei prodotti. Discorso analogo per la pasta e la volontà dell’Italia di introdurre la relativa etichettatura d’origine. Il Canada esporta grandi quantità di frumento in Italia, poi trasformato in pasta. Con l’entrata in vigore del CETA, iniziative come questa potrebbero essere passibili di condanne e pesanti sanzioni.

Analoghi problemi si prospettano sul fronte OGM. Nel 2016, ad esempio, le autorità canadesi hanno autorizzato il commercio del salmone OGM e circa 4,5 tonnellate di filetti di salmone OGM sono state già vendute in Canada senza nessuna etichettatura.

Il CETA moltiplicherà le esportazioni di questo prodotto dal Canada all’Ue, abbassando le tariffe ed espandendone la quota di mercato. Considerata l’assenza di un sistema di etichettatura e tracciabilità in Canada, potrebbe diventare davvero complicato evitare l’immissione sul mercato europeo di salmoni OGM.



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