Vaccinazioni

'Il vaccino? Soprattutto un affare colossale'. Intervista a Cornaglia Ferraris, il pediatra che denuncia la malasanità


CATEGORIE: Vaccinazioni , Infanzia

Paolo Cornaglia Ferraris, 57 anni, cagliaritano, è un medico, giornalista e saggista, specializzato in pediatria e emato-oncologia. Ha fondato la ONLUS Camici & Pigiami e nel 2003 ha aperto un ambulatorio gratuito per i bambini clandestini nei vicoli della vecchia Genova. Da dieci anni cura la rubrica "camici e pigiami" nell'inserto Salute di «La Repubblica». Ha scritto tra l'altro Camici e pigiami. Le colpe dei medici nel disastro della sanità italiana, (Laterza, 1999) e La casta bianca. Viaggio nei mali della sanità (Mondadori, 2008).

Paolo Cornaglia Ferraris, la banca d’investimento J.P. Morgan ha calcolato che i governi dei vari paesi prenoteranno molto presto milioni di dosi del vaccino anti influenza A, al costo di dieci euro l’una, per una fattura finale attorno ai dieci miliardi di euro. Un affare colossale per Big Pharma, il gruppo di multinazionali farmaceutiche che governa la salute mondiale. Ma è giustificato un investimento di queste proporzioni?
«Finora no, il numero di morti è molto basso e il rischio riguarda solo chi è già fragile, debilitato da malattie. Però è un virus nuovo, quindi cresce la possibilità che si comporti in maniera imprevedibile e questo provoca allarme. I responsabili delle politiche di prevenzione sono appesi a quanto dicono gli scenziati e su questo si gioca il futuro della spesa e della campagna di vaccinazione».

- Siamo quindi ancora nel campo delle incertezze.
« Sì, oggi non è chiaro quale sia il grado di severità di questo virus. Non si capisce se il numero di morti rispetto agli infettati sia superiore alle altre banali influenze del passato. E quest’incertezza genera ansia, c’è il timore che l’enzima N1 sia severo come quello che fece milioni di morti con la spagnola, negli anni Venti».

- Quindi entrano in gioco interessi enormi... «E’ ovvio che chi produce il vaccino abbia un grande interesse a puntare sulla severità del virus e cerchi di aumentare la paura. Più sale la paura più i politici spenderanno. E quanto più l’incertezza sarà rilanciata dai media più si venderanno vaccini. Il panorama è questo».

- Ma la verità qual è?
«I dati diffusi dall’organizzazione mondiale della sanità dicono che per ora questo virus è piuttosto banale. Stessi sintomi, stessa rapidità di guarigione delle altre influenze. E questa è una cattiva notizia per i produttori di vaccini. Che hanno una sola strategia possibile: esaltare quei pochi morti che si sono registrati fino ad oggi. Ed è facile, perchè l’allarme crea interesse e aumenta il numero di lettori».

- Non c’è il rischio, sulla base di quest’analisi, di far abbassare la guardia al sistema sanitario?
«I dati parlano chiaro, la mortalità è bassissima. Ben al di sotto dei limiti stabiliti dall’Oms perchè un virus possa essere considerato pericoloso».

- Però si diffonde a velocità siderale...
«Questo è vero, ha un andamento pazzesco. Ma c’è un perchè: siamo d’estate e la gente circola molto, viaggia più che d’inverno».

- Il precedente dell’aviaria è significativo: una catastrofe mondiale con milioni di morti annunciate e poi praticamente nulla. Stiamo vivendo un tentativo di remake?
«Quella è stata un’evidenza epidemiologica fasulla, nata su previsioni sbagliate. Quel virus non aveva nè la virulenza nè la capacità diffusiva che l’Oms aveva ipotizzato. Ma insomma... le ragioni di questi errori le conosciamo».

- E quali sono?
«Basta chiedersi chi finanzia la ricerca per l’identificazione dei virus e delle loro varianti. Oppure: chi foraggia le università che emettono proclami sulla genetica, sul dna, sul vaccino per il virus. La domanda è: a che punto è la mano pubblica nel controllo di queste informazioni scientifiche? E’ libera oppure no? Il punto è questo, il resto sono chiacchiere».

- E la risposta qual è?
«E’ questa: la mano pubblica non è libera da condizionamenti. Gli ospedali in cui si insegna medicina negli Stati Uniti, quelli in cui si pontifica di più sul controllo di queste malattie, sono pagati dalle case farmaceutiche. Non sono borse di studio a giovani specializzandi, si tratta di docenti e ricercatori il cui salario dipende dalle decisioni dell’industria farmaceutica. Questo non favorisce la libertà di espressione. Big Pharma paga i medici, ecco perchè vengono spinte tutte le informazioni che vanno a vantaggio delle vendite».

- Quale consiglio si può dare al comune cittadino bersagliato da informazioni sull’influenza A? A chi bisogna credere?
«I giornali non hanno altre fonti che quelle pubbliche, come l’Oms. Ma siamo di fronte a fonti inquinate... Non resta che il buon senso. Se uno è anziano e ha problemi cardiaci e respiratori gli conviene vaccinarsi, perchè anche un’influenza banalissima potrebbe compromettere la sua salute. Così i bambini, soprattutto quelli non allattati al seno della madre: meglio vaccinarli, ma a prescindere dalla severità del virus. Insomma, si vaccini chiunque rientri nelle fasce fragili e possa ricevere il vaccino gratis».

- E gli altri?
«E’ sufficiente che affrontino la situazione come gli altri anni. La differenza è solo la struttura del virus, che assomiglia a quello dei maiali. Così come non ha ammazzato maiali probabilmente non farà strage di umani. Il fatto che la potenzialità di mutazione del virus esista è vero, ma allora prepariamoci anche alla caduta di asteroidi e al replay del terremoto in Abruzzo. Se si vuole creare ansia sugli eventi tragici che potrebbero colpire la popolazione... costruiamo anche nuovi rifugi antiatomici?».

- Chi viaggia?
«In aereo e in luoghi chiusi dove si respira in tanti il rischio di contagio aumenta. Ma è stato sempre così. Basta portare con sè un’aspirina, ricordando che quando i sintomi si manifestano basta prenderne una mezza compressa. Antivirali? Mai, servono solo a ingrassare le tasche di chi li produce e sono pericolosi perchè generano mutazioni di virus e batteri. Oggi abbiamo problemi con alcuni ceppi del bacillo della tubercolosi: in alcuni paesi del terzo mondo non hanno i soldi per completare le terapie antibiotiche e muoiono centinaia di persone. Questo sì è un problema, non l’influenza dei maiali. Ma non interessa a nessuno».



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