Vaccinazioni

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01/11/2007

Vaccini: le dimenticanze dell'Industria Farmaceutica

di Roberto Gava


CATEGORIE: Vaccinazioni

Pubblichiamo la lettera che il dott. Roberto Gava ha inviato al giornale Alto Adige, a seguito dell'articolo del 29 ottobre (riportato in calce) sul drammatico caso della bambina di Nova Ponente (BZ) deceduta per sepsi da pneumococco. Il titolo della lettera è nostro.

Vaccini: le dimenticanze dell'Industria Farmaceutica

Egr. Direttore del quotidiano «Alto Adige»,

sono un farmacologo di Padova e ho letto l’articolo («Senza vaccino, bimba muore») che lei ha pubblicato nella prima pagina del suo giornale lo scorso 29 ottobre e inerente una bambina di cinque mesi deceduta per sepsi da pneumococco.

L’articolo commentava il fatto sostenendo che «la bambina avrebbe potuto salvarsi, se solo fosse stata sottoposta a vaccinazione antipneumococcica. Siccome è costosa, e per questo poco diffusa, il Ministero della Salute ha invitato le regioni a somministrarla gratis, ma l’Alto Adige non si è mai adeguato».

Capisco benissimo la sofferenza dei genitori, la paura della gente e l’indignazione del giornalista, ma forse il problema va impostato in modo diverso, altrimenti creiamo allarmismi inutili e facciamo il gioco dell’Industria Farmaceutica che in questi ultimi anni fa abilmente leva proprio su questo.

Molto sinteticamente vorrei darle qualche informazione un po’ più corretta.

Lo Streptococcus pneumoniae (o Pneumococco) è un batterio molto comune e diffuso che si trova nella gola e nel naso nel 40-60% dei bambini sani senza dare alcun segno di sé. Il bambino si ammala (in genere con otiti o sinusiti) solo quando, per svariati motivi, ha un abbassamento delle difese immunitarie. La patologia può diventare generalizzata e causare in rari casi anche una meningite, solo quando per motivi genetici o per uso di farmaci immunosoppressori (antibiotici e cortisonici) o per altri fattori che alterano particolarmente le difese immunitarie.

Secondo i dati del nostro Ministero della Salute, la meningite da pneumococco è in crescita indipendentemente dalla vaccinazione (iniziata nel 2002-03). Infatti, nel 1994 ci sono stati 108 casi di meningite in Italia, nel 2002 ci sono stati 228 casi e nel 2005 ben 291 casi. Si ritiene che questa crescita sia causata dal sempre maggior indebolimento dei nostri bambini per vari motivi, non per ultimo l’uso troppo esteso di farmaci che alterano il sistema immunitario e sicuramente anche la tendenza a somministrare contemporaneamente troppi vaccini in bambini troppo piccoli e troppo immunolabili. Se poi consideriamo quante di queste meningiti avvengono nei primi 12 mesi di vita, il nostro Ministero della Salute parla di soli 18-20 casi all’anno in tutt’Italia (l’età più a rischio di meningite da pneumococco è quella adulta, non quella pediatrica).

In questi ultimi anni il vaccino antipneumococcico è stato molto pubblicizzato grazie alle pressioni dell’Industria Farmaceutica, che però si è scordata di ricordare anche i suoi effetti indesiderati che sono tutt’altro che irrilevanti.

Infatti, considerando i danni del vaccino antipneumococcico rilevati dal VAERS (il noto sistema di vaccinovigilanza americano), essi sono di 1 caso ogni 7.575 dosi somministrate e riguardano patologie neurologiche (specialmente convulsioni), patologie immunologiche (anafilassi, vasculiti, trombocitopenie, ecc.), molte reazioni allergiche, agitazione psicomotoria, patologie respiratorie e addominali e non pochi casi di morte (in genere morti improvvise o morti per infezioni invasive da Pneumococco). Per quanto riguarda quest’ultimo punto, va detto che alcuni studi parlano di 2 morti da vaccino antipneumococcico ogni 10.000 vaccinati. Quindi, se consideriamo solo la mortalità, mentre la meningite da pneumococco causa circa 3,7 morti/anno (19% dei casi di meningite), se vaccinassimo tutti i nuovi nati avremmo circa 110 morti/anno (circa il 300% in più). A tale proposito ricordo che nella sola provincia di Padova, nei primi 6 mesi del 2007 ci sono stati 2 ricorsi in tribunale per due bambini sani di 3 mesi, morti poco dopo la somministrazione dei vaccini esavalente + antipneumococcico. Io non so quanti siano i bambini morti in tutto il padovano o in tutt’Italia nello stesso periodo, sia perché questi dati non vengono diffusi sia perché di solito i genitori e i medici accettano la morte del neonato come evento inspiegabile e quindi la morte non viene imputata alla vaccinazione. Infatti, in questi due casi in cui sono stato interpellato come tecnico medico di parte, le morti erano state etichettate dai medici legali come eventi casuali, ma i genitori non hanno accettato che il loro piccolo, che fino al giorno prima della vaccinazione stava bene, sia morto 26 ore o pochi giorni dopo il vaccino per una sfortunata «fatalità».

Circa l’efficacia del vaccino antipneumococcico nella prevenzione della sepsi pneumococcica, i dati ministeriali parlano di una protezione che va dal 30% al 47% ed è proprio per tutto questo insieme di motivi che il nostro Ministero della Salute raccomanda questa vaccinazione solo nei soggetti considerati ad alto rischio di avere malattie gravi da Pneumococco e non certo in tutti i bambini come ha scritto nel suo articolo il giornalista.

In conclusione, dato che questo tipo di infezione è molto poco frequente nei bambini piccoli, dato che il vaccino evita solo il 30-47% delle meningiti, mentre può causare danni gravi e addirittura la morte in percentuali ben maggiori a quelle causate dalla malattia naturale, la letteratura specializzata ritiene che estendere a tappeto la vaccinazione nei neonati sia molto più pericoloso e controproducente rispetto a non eseguirla affatto.

La vera protezione verso la meningite e verso tutte le altre malattie infettive pediatriche non è la vaccinazione, come invece l’Industria Farmaceutica vuole indurci a pensare, ma l’identificazione dei soggetti gravemente immunodepressi (basterebbe un semplice esame del sangue) e il loro trattamento per irrobustire il sistema immunitario con alimentazione e norme igieniche adeguate e con specifici interventi medici, quasi mai di tipo farmacologico.

Illustre Direttore, le ho scritto solo per aiutarla a continuare a svolgere, come ha fatto in questi anni, un importante lavoro di corretto informatore dell’opinione pubblica.

Dr. Roberto Gava

Padova, 1 novembre 2007




Riportiamo l'aricolo tratto dal giornale "Alto Adige"

Alto Adige, 29 ottobre 2007

(titolo in prima pagina): Senza vaccino, bimba muore

(articolo a pag. 7): La bimba è deceduta per sepsi da pneumococco. Inutile il trasferimento ad Innsbruck Non è vaccinata, muore a cinque mesi

Profilassi costosa: il ministero chiede sia gratuita, ma l’Alto Adige non si vuole adeguare

BOLZANO. Una bimba di cinque mesi è deceduta per sepsi da pneumococco, una forma fulminante di infezione del sangue. Ricoverata d’urgenza al San Maurizio, è stata poi trasferita alla clinica universitaria di Innsbruck, per tentare tutto il possibile. Invano. Avrebbe potuto salvarsi, se solo fosse stata sottoposta a vaccinazione antipneumococcica.

Siccome è costosa - e per questo poco diffusa - il ministero della salute ha invitato le regioni a somministrarla gratis. Ma l’Alto Adige non si è mai adeguato. Un febbrone da cavallo, senza preavviso. I genitori portano la figlioletta, di soli cinque mesi, dal pediatra di fiducia, il quale comprende al volo: non si tratta di un semplice acciacco di stagione. E allora via, di corsa all’ospedale e il ricovero in pediatria, vista l’urgenza senza nemmeno passare per il pronto soccorso.

La situazione si rivela critica fin da subito. Occorre trasferire la piccola in terapia intensiva neonatale. Due le opzioni: Padova o Innsbruck. La clinica universitaria austriaca ha posti disponibili, per cui si sceglie il trasferimento in volo a Innsbruck, per tentare il tutto per tutto. Ma invano: la bimba muore nel giro di poche ore. Sepsi da pneumococco, dicono gli esami sulle colture. In altre parole, una grave forma di infezione che ha colpito non solo il cervello, come per la meningite, ma pure il sangue, e di conseguenza tutti gli organi. Sempre un episodio drammatico, la perdita di una figlia, per di più con l’aggravante della tenera età. Ma in questa occasione si va oltre al dramma famigliare. Perché il decesso della bimba era evitabile. Sarebbe stata sufficiente una vaccinazione, fra secondo e terzo mese di vita. Una vaccinazione piuttosto costosa: tre dosi da 95 euro l’una.

Soprattutto per questo, ritenendola superflua, molti neo-genitori nemmeno la prendono in considerazione. Una via di uscita esisterebbe, ma l’Alto Adige, vai a sapere perché, la snobba, da anni. Perché il ministero della Salute, nel calendario nazionale delle vaccinazioni, ha ripetutamente e caldamente invitato regioni e province autonome a inserire nei rispettivi calendari locali la vaccinazione antipneumococcica, in via attiva e gratuita. In altre parole, la vaccinazione dovrebbe essere presentata e proposta dai medici ai genitori alla nascita, ma, soprattutto, dovrebbe essere offerta gratuitamente. Perché 285 euro sono tanti, e non tutti i genitori possono permettersi di spenderli. I pediatri di base altoatesini e il reparto di pediatria del San Maurizio si battono da almeno quattro anni, perché la direttiva del ministero venga recepita dalla Provincia. Invano. Le altre regioni italiane, invece, si sono adeguate.

Qualcuno da anni, come Veneto o Sicilia; qualcun altro più tardi, magari dopo episodi drammatici come quello registrato nei giorni scorsi al San Maurizio. È accaduto in Trentino. È accaduto soltanto un paio di mesi fa in Liguria. Tutte le province e regioni confinanti con l’Alto Adige si sono adeguate: Trentino, Veneto, Friuli. Secondo indiscrezioni apparse in questi ultimi giorni sul web, la Lombardia avrebbe appena deciso per la vaccinazione antipneumococcica attiva e gratuita per tutti i nuovi nati. Ma anche all’estero funziona così: Irlanda, Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria, Spagna, Scandinavia.

Negli Stati Uniti la sepsi è scomparsa, perché tutti devono vaccinarsi. In Alto Adige invece funziona diversamente: la vaccinazione è gratuita solo per chi soffre di patologie croniche o frequenta l’asilo nido. Solo una minima quota dei 5.000 bimbi che nascono ogni anno.

Davide Pasquali



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