Vaccinazioni

Vaccini ai soldati: 'i nostri ragazzi mai stati in missione'

Fonte: Il Mattino di Padova



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Vaccini ai soldati: 'i nostri ragazzi mai stati in missione'

Statistiche non ce ne sono. E numeri ufficiali neanche. Ma linfomi e neoplasie continuano a fare vittime tra i soldati italiani, in percentuale maggiore rispetto alla popolazione civile. A morire e ad ammalarsi sono anche militari che all’uranio impoverito non sono mai stati esposti. Francesco Finessi (Ferrara), Francesco Rinaldelli (Macerata), David Gomiero (Mestre).

I primi due ragazzi non ci sono più, il terzo lotta ancora contro la malattia che gli fa uscire sangue dalla pelle. Solo tre nomi per un elenco che invece ne conterebbe più di 1.300 (molti dei quali congedati in salute). Almeno 40 i decessi denunciati. I genitori di Rinaldelli, Gomiero e Finessi si sono rivolti alla procura di Roma che ha aperto un’inchiesta penale: «Durante il servizio militare li hanno bombardati di vaccini; vaccini multipli inoculati all’inizio della leva. I nostri ragazzi non sono mai stati in missione all’estero», hanno denunciato al pm, che nei giorni scorsi ha acquisito la relazione del progetto “Signum”. Finessi e Rinaldelli se sono andati uccisi da due linfomi di Hodgkin nel 2002 e nel 2008.

Li avevano vaccinati senza anamnesi, come sempre accade. E sui loro libretti vaccinali sarebbero segnate visite mediche mai effettuate. La madre di Finessi ha raccontato che al figlio è stato somministrato per due volte il vaccino antitifoideo Neotyf. Vaccino poi ritirato dal mercato dal ministero della Salute. Per David Gomero invece, l’incubo comincia nel 2006, è il 5 giugno quando si arruola nell’Esercito in perfette condizioni di salute. Il 18 è talmente in forma da vincere una maratona sul Monte Bondone. Il giorno dopo prima vaccinazione, poi la seconda: il ragazzo stramazza al suolo e non si riprenderà più.

«Una larva» lo descrive la madre Silvana Miotto. E una via crucis di congedi per malattia fino a quello definitivo il 31 ottobre 2006. Nelle cronache anche il caso di Salvatore Vacca, che però aveva partecipato alle missioni nei Balcani ed era stato in Bosnia. È il 9 settembre 1999 e i giornali parlano della prima vittima della “sindrome dei Balcani”.

Il ragazzo è stato vaccinato 13 volte in una settimana, quando è già sull’altra sponda dell’Adriatico. Come Andrea Antonacci, sergente maggiore in servizio al Genio militare di Firenze, che in partenza per Sarajevo subisce una “batteria” di dieci vaccinazioni. Si ammala, lo vaccinano ancora per l’epatite B. Il suo cuore smette di battere il 12 dicembre 2000.



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