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Vaccini e autismo: Comilva commenta "la sentenza riparatrice"


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vaccinazioni e autismo

Stampa e televisione, siti internet a servizio del sistema sanitario e delle lobby farmaceutiche si sono affannati nelle settimane scorse a dare il lieto annuncio del ribaltamento in appello della sentenza di Rimini N. 148/2012, la “famosa” sentenza di Rimini sulla probabile correlazione fra MPR ed Autismo.

Per gran parte dell’establishment sanitario italiano (e non) è stata una gran liberazione, un fatto più che annunciato e di cui si attendeva solo l’ufficialità, visto il gran parlare che la sentenza aveva fatto di sé.

Va subito detto, ancora una volta in più se ce ne fosse bisogno, che in Italia esistono altre sentenze del genere, sia precedenti che successive a quella di Rimini e con pronunce molto importanti e pesanti, tutte definitive, dove il Ministero, forse disattento o poco interessato alle situazioni “che non fanno cronaca” aveva ritenuto di non impegnarsi con la stessa determinazione che ha messo in questo caso. Inoltre, la sentenza di Rimini non è ancora passata in giudicato e certamente la famiglia (a cui noi siamo vicini con tutto il nostro affetto) ha manifestato l’intenzione di procedere con il ricorso in Cassazione.

Definire “storica” la sentenza di Rimini (e quindi il suo ribaltamento in appello) non rende giustizia a tutte le altre sentenze passate in giudicato e soprattutto non coglie la gravità di questa situazione: ancora una volta, invece di occuparsi veramente del fenomeno autismo, si sposta l’attenzione su improbabili conflitti di potere fra scienza e giustizia, avallando qua e là sentenze a seconda che siano favorevoli o contrarie al proprio credo. Questo è il modo più becero ed insensato di affrontare questo problema ed in generale tutto lo spettro di DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento), DSP (Disturbi pervasivi dello sviluppo), ADHD (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e altre patologie correlate a lesioni delle funzioni cerebrali superiori.

Ognuna di queste sentenze, anche quelle che sono messe in discussione in appello, si basano su un rigoroso, completo ed autorevole accertamento tecnico scientifico fatto da medici di livello accademico, da ricercatori e da professionisti in genere, lavori che valgono ben più della propaganda di giornalisti prezzolati o di siti internet addomesticati. Tra l’altro, criticare senza essere informati l’operato di un giudice, significa rischiare il vilipendio.

Pertanto, pur non condividendone né il metodo nè le conclusioni, prendiamo atto di questa sentenza di appello e ci prepariamo fin d’ora a sostenere questa famiglia, così come facciamo con molte altre, nel faticoso ma necessario cammino del ricorso al prossimo grado di giudizio.
Tra le varie corbellerie che abbiamo letto in questi giorni risalta quella per cui ci sarebbe stato un effetto domino dopo la sentenza di Rimini per il calo delle vaccinazioni MPR, effetto veicolato da Associazioni come il COMILVA, che avrebbero fatto leva su questa sentenza per convincere le famiglie a non scegliere questa profilassi vaccinale. Probabilmente questo è invece “un effetto di proiezione delle proprie attitudini o metodologie” verso altri: COMILVA, così come altre Associazioni e persone impegnate nella libera informazione, a sostegno dell’obiezione di coscienza così come nel sostegno delle famiglie che soffrono il danno da vaccino senza alcun riconoscimento, non ha lo scopo di convincere nessuno, né ha interessi particolari da difendere se non quello della libertà di scelta e di pensiero scientifico.

Sul fatto poi che si voglia, in tutti i modi, far passare l’idea che “NON c’è un alcun nesso tra il vaccino trivalente e l’autismo”, utilizzando in modo sbagliato un grado di giudizio come questo, la dice lunga sulle finalità dell’organizzazione creata per sostenere gli interessi di determinate lobby che hanno come unico scopo il profitto economico e utilizzano ogni mezzo per conseguirlo. La finalità è quella di “nascondere la verità attraverso l’interposizione di pseudo-validazioni scientifiche a cui viene assegnato d’ufficio un credito superiore”. La scienza, quindi, come strumento per convincere, validare, omologare scelte e comportamenti che altrimenti potrebbero risultare non conformi e non allineati. Una scienza, quindi, snaturata del suo più alto scopo e significato.

Ma Scienza è Conoscenza. È utile a questo scopo ricordare Karl Popper, che rifacendosi a Kant, affermava come il metodo scientifico, per essere tale, deve essere rigorosamente deduttivo, e ribadisce come la conoscenza sia essenzialmente un processo critico. La verità, secondo Popper, è una, oggettiva e assoluta ed esiste sempre una proposizione in grado di descriverla, ma vanno distinte la possibilità oggettiva di approdarvi e la consapevolezza oggettiva di possederla, che invece non si ha mai. Ovvero noi non possiamo mai avere la certezza di essere nella verità.

In biologia e medicina molte leggi sono di tipo probabilistico e non possono essere ricondotte a certezza matematica: in questo campo, ma anche in generale, la scienza è una attività umana come tutte le altre, guidata da meccanismi soggettivi e quindi intrisa di credenze e sistemi di valori che la sottendono.

Affermare quindi che “Non esistono evidenze scientifiche per stabilire che la vaccinazione MPR provochi la sindrome autistica, nelle sue varie forme” è quindi un modo come un altro per coprirsi gli occhi e non guardare la realtà dei fatti.

Dal momento che vengono ribadite in modo ossessivo inesattezze palesi, vogliamo ricordare ancora una volta che la pubblicazione di Wakefield è stata ritirata dalla rivista “The Lancet” il 2 febbraio 2010 (ben 12 anni dopo l’uscita del lavoro del medico inglese) per presunte scorrettezze formali, tesi fondata su una denuncia presentata dal giornalista del Sunday Times Brian Deer riguardo al fatto che “il Dr. Wakefield non avrebbe informato i genitori, dei bambini selezionati per lo studio, relativamente al fatto che i finanziamenti ricevuti provenivano direttamente dagli Avvocati impegnati nelle cause legali alla ricerca di prove contro i produttori dei vaccini“.

Invece i finanziamenti erano anche pubblici perché la ricerca era stata commissionata dal JCVI (Joint Committee on Vaccinationn and Immunization, dipartimento governativo inglese) in tempi non sospetti. The Lancet si limita quindi a ritirare lo studio del Dr. Wakefield senza pubblicare alcuna contro-prova, che ancora ad oggi non è stata pubblicata. Anche le successive accuse di frode lanciate a Wakefield attraverso al rivista BMJ (British Medical Journal) sono false perché fondate su documentazione manipolata: una conferma indiretta di questo è stata la vittoria in ricorso presso l’alta corte di Londra del dott. John Walker Smith, collaboratore e coautore dello studio incriminato (e la conseguente sconfessione del GMC, General Medical Council) del gennaio 2012: “Questa sentenza è una chiara indicazione che il caso britannico del General Medical Council contro i medici del Royal Free Hospital è stato costruito appositamente per screditare qualunque forma di associazione tra malattie intestinali, condizioni di autismo e la correlazione delle segnalazioni allarmate dei genitori dopo che i loro figli avevano ricevuto il vaccino MMR”.

Questi sono fatti che chiunque può constatare.
Relativamente alla Sentenza di Rimini N. 148/2012 e alla perizia del CTU in primo grado (Dott. Barboni), leggiamo nelle conclusioni:
Nell’anamnesi familiare non emergono precedenti riconducibili alla patologia in essere;
Non emergono dalla storia clinica raccontata dai genitori e dalla disamina del verosimile diario clinico pediatrico allegato in atti segni, sintomi o elementi riconducibili, in epoca antecedente alla somministrazione vaccinale, alla patologia in essere;
Non emergono dagli accertamenti effettuati e acclusi in atti evidenze di alterazioni genetiche del cariotipo;
E’ oggettiva la comparsa dei primi sintomi della patologia in essere in epoca successiva al 26 marzo 2004;
E’ documentata in atti la presenza di markers anticorpali antimorbillo, anti parotite, e anti rosolia e la coesistenza di elevati valori di alluminio e di bassi valori di zinco e magnesio nel sangue.

La sentenza di appello invece si basa sulla completa negazione di questa impostazione: pur partendo dalla negazione della validità “scientifica” degli studi presentati – che non sono solo quelli di Wakefield ma consistono in una poderosa raccolta di studi prodotti sia prima che dopo la pubblicazione di The Lancet, 1998 Feb 28;351(9103):637-41, “Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children, Wakefield AJ et al., Source Inflammatory Bowel Disease Study Group, University Department of Medicine, Royal Free Hospital and School of Medicine, London, UK” – approccio atteso e scontato, e contrapponendo esclusivamente lavori che negano questa correlazione, di fatto nega l’evidenza oggettivata del dott. Barboni, banalizzando il tutto con il teorema seguente:

Con riferimento alla CTU di primo grado: “ … per quanto riguarda la “chiara bibliografia ed attendibili studi pubblicati” si ritiene che quanto presentato in questa CTU smentisca in modo evidente l’affermazione fatta in primo grado, documentando invece, l’assoluta assenza di prove a favore di una simile correlazione – MPR e Autismo – e, anzi, evidenziando allo stato delle attuali conoscenze l’assenza di una qualsiasi correlazione tra vaccini e tra questi il vaccino trivalente MPR e comparsa di disturbi della sfera autistica ….
In altre parole, questa teoria stabilisce che “l’esistenza di studi che affermano il contrario di quelli presentati annulla i precedenti” … inoltre il dott. Lodi si spinge ben oltre e afferma anche che …

“    a nulla vale poi affermare che gli studi del dott. Wakefield siano stati confermati da più autori in diverse parti del mondo, ritenendo che quanto in precedenza riportato abbia chiaramente evidenziato la falsità dei dati segnalati dal Dott. Wakefield, che per questo motivo è stato espulso dall’Ordine dei Medici del Regno Unito“

Quindi, ammesso e non concesso, che lo studio di Wakefield sia falso, allora di conseguenza sono falsi anche quelli che sono stati condotti sullo stesso argomento da altri ricercatori che non hanno nulla a che fare con Wakefield … inoltre, non soddisfatto, il dott. Lodi raggiunge l’apoteosi logica affermando che non c’è una effettiva correlazione temporale tra la progressiva comparsa dei disturbi della sfera autistica e il vaccino MPR, vi è solo il fatto che i due eventi avvengono uno prima e uno dopo, ma ciò non è sufficiente a mettere in relazione i due eventi …
Su questa affermazione preferiamo astenerci da qualsiasi commento.

Va precisato che (ribadendo la CTU di primo grado), attesa la tutela indennitaria della legge 210/92 nei confronti del cittadino colpito, la giurisprudenza di merito ha più volte ribadito che il rapporto di causalità possa essere ammesso anche quando questa sia solamente altamente probabile o, in via subordinata, anche allorquando non vengano dimostrate altre cause che lo escludano (Cass. 753/05). Il dott. Barboni usa correttamente la definizione “altamente probabile” mentre nelle sue conclusioni il dott. Lodi usa, negando la proposizione di primo grado e in modo arrogante, la definizione “non è possibile”.

Giova ricordare infine, come ampiamente presentato nell’ottimo articolo, che la comunità scientifica internazionale non ha in pratica delle certezze sull’eventuale correlazione fra MPR e la sindrome autistica che viene definita improbabile ma non escludibile.

Per COMILVA, ma soprattutto per migliaia di famiglie in Italia questa sentenza di appello non cambia  proprio nulla, soprattutto perché non dice nulla di nuovo rispetto a quanto siamo già abituati a sentire e vedere nelle CMO e nelle aule dei tribunali dove ci misuriamo ogni giorno. Con forza e determinazione siamo a ribadire che i danni da vaccino sono sottovalutati, minimizzati, nascosti: una grossa parte del sistema socio sanitario e giuridico sono orientati a comprimere con ogni mezzo le istanze avviate dai cittadini attraverso procedimenti farsa che non entrano mai nel merito dei fatti specifici, fatti ai quali si contrappongono giudizi negativi costruiti sul paradigma vaccinale.

La ricerca scientifica indipendente, anch’essa compressa ai massimi livelli possibili, non viene presa in considerazione nelle valutazioni di merito mentre vengono promulgati esclusivamente gli studi “scientifici” che negano sistematicamente il nesso causale del danno con la vaccinazione (dogma scientifico).

L’onere della prova del rischio per la salute viene spostata sul soggetto destinatario della misura sanitaria: questo concetto è una delle minacce più importanti all’autodeterminazione alla dignità umana, un vero e proprio capovolgimento dei valori e della realtà. Non è accettabile che coloro i quali, chiamati a rispondere delle reazioni avverse conseguenti alla somministrazione di un vaccino, non sappiano dare risposte concrete, mentre chiedano a noi di “indicare le ragioni specifiche che rendono, nel proprio caso, sconsigliata o pericolosa la vaccinazione”.

Tutto questo, unitamente alle implicazioni socio-economiche e agli interessi miliardari che accompagnano le vaccinazioni (a livello globale) rappresenta non solo un pericolo ma una MINACCIA PERMANENTE ai diritti fondamentali di libertà e autodeterminazione.



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