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Vaccini e Omeopatia: se viene negato il pluralismo nella medicina


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In questi giorni i media hanno intrapreso una doppia campagna, contro l’omeopatia e a favore dei vaccini

In questi giorni i media con grande spiegamento di forze hanno  intrapreso una doppia campagna, contro l’omeopatia, complice la  pubblicazione del libro di Garattini, e a favore dei vaccini senza se e senza ma.

Anche se sul discorso vaccini tra gli omeopati ci sono posizioni molto  differenti, qualcuno ha sottolineato che molti dei medici che manifestano posizioni  critiche rispetto alla spinta vaccinale estrema sono omeopati. In effetti i due temi  sono accomunati  dalla negazione di un pluralismo in medicina, dall’idea di una scienza medica esatta, assimilabile alla matematica e alla fisica, che ha risposte nette, senza dubbi o sfumature.

Credo che per questo motivo sia importante riflettere su alcuni concetti.

Si pone l’accento su una presunta mancanza di cultura  scientifica in Italia. Ma a parte il fatto che il fenomeno  dell’omeopatia non è certo una prerogativa italiana, dato che  l’omeopatia è diffusa in tutto il mondo, e quindi da questo punto di  vista questa carenza è un vulnus culturale mondiale, bisogna  intendersi su che cosa voglia dire fare scienza, in particolare nel  campo della medicina. 

Mi piace sempre citare il compianto Prof  Giorgio Israel, purtroppo scomparso quest’anno, matematico e storico  della scienza che scriveva “La medicina è tanto più  'scientifica'  -  utilizzando qui questo termine nella accezione  valutativa del senso comune, ovvero 'seria', 'rigorosa', 'attendibile'  - quanto più aderisce alla considerazione del soggetto particolare  e  tanto meno è scientifica quanto più si occupa di collettività  considerate in modo aggregato.

Pertanto il percorso della medicina  verso la scientificità va in direzione esattamente opposta a quello  delle scienze esatte di derivazione fisico-matematica. (...) L’unico  modo di realizzare la scientificità della medicina è di tener conto  che il suo oggetto sono dei soggetti, e dei soggetti considerati nella loro individualità e particolarità, portatori di una storia personale situata in modo irripetibile nello spazio e nel tempo”.

L’epistemologo T. S. Kuhn, poi, mette in guardia dal considerare che  essere in possesso di un criterio di scientificità ed applicare delle  direttive metodologiche sia sufficiente ad imporre  un’unica  conclusione sostanziale a molti tipi di questioni scientifiche, perché  le conclusioni cui si giunge sono probabilmente determinate,  influenzate  dalle precedenti esperienze, dalla propria formazione.

Come a dire che nel campo della scienza nessuno può sentirsi depositario di verità assolute e conclusive.

La medicina è certamente una, ma tanti diversi approcci e contributi la arricchiscono, non la impoveriscono, perché ciascuno porta alla visione complessiva la sua parte.

Se poi vogliamo entrare nei dettagli del libro di Garattini (“Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia”, ndr), possiamo anche dire che certo, per supportare le proprie affermazioni basta dar credito e  scegliere gli studi che le confortano e ignorare quelli che arrivano a  conclusioni differenti. E così si cita il recente studio Australiano,  ignorando il corrispondente Health Technology Assessment  commissionato alcuni anni fa dalle autorità svizzere, che arrivava a conclusioni diametralmente opposte, favorevoli all’omeopatia, tanto che il diritto ad avvalersi di questo strumento terapeutico è entrato nella Costituzione elvetica.

Da un certo punto di vista capisco la posizione del professor  Garattini: per la sua formazione di perito chimico, la presenza delle  molecole nelle soluzioni testate è  conditio sine qua non: nessuna molecola = nessuna possibilità di azione e discorso chiuso.

E il fatto che quello omeopatico sia chiamato “medicinale” è sicuramente  per lui una provocazione inaccettabile, perché il farmaco deve essere  una sostanza con tutte le sue molecole.

Tuttavia, dato che ciò che cura può in realtà anche avere una natura differente da quella chimica, come ad esempio accade con le  radiazioni, forse bisognerebbe solo intendersi meglio su quello che il termine “medicinale” può significare.

Ma al di là di queste, pur fondamentali, disquisizioni, quello che non  è corretto è affermare, come il professore fa, è che gli esperimenti  in laboratorio smentiscano una differenza tra le  soluzioni di diversi medicinali omeopatici. Al contrario, decenni di studi -  e cito solo  quelli di Vittorio Elia e di Louis Rey perché ricercatori universitari  nel campo della Chimica e della Fisica, provvisti di credenziali di autorevolezza certamente non inferiori a quelle dei ricercatori del  Mario Negri -  hanno messo in evidenza che ogni soluzione ha una sua “personalità” evidenziabile attraverso specifiche metodiche di laboratorio.



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