Vaccinazioni

Vaccini. Gli obblighi italiani, una scelta di geopolitica

Fonte: quotidianosanità.it


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'Dietro la nostra legge sui vaccini vi sono ragioni geopolitiche prima ancora che epidemiologiche'

La questione dei vaccini continua a tenere banco e le polemiche, per una ragione o per un’altra, non si placano e i miei dubbi non sui vaccini ma sul governo e la sua legge purtroppo crescono.

Il doppio standard

In nome dell’interesse collettivo si è fatta una legge sui vaccini, in nome di quale interesse si sta smantellando la sanità pubblica? E’ possibile mai che la profilassi sia un interesse collettivo e la prevenzione primaria (in generale) e il sistema della cura delle malattie, e i servizi pubblici, non lo siano? Che senso ha proteggere dalle malattie alcuni gruppi sociali e esporne altri, ben più numerosi dei primi, ridimensionando il loro diritto ad essere curati?

In sintesi: è mai possibile, con la Costituzione che abbiamo, che, in nome dell’interesse collettivo, la salute sia oggetto di un “doppio standard” e quindi di una “doppia morale”?

Questa domanda è giustificata almeno da tre contraddizioni significative:
- si obbliga con  legge  la popolazione alla vaccinazione  ad avere  teoricamente“ più salute” e  con altre leggi, si obbliga la stessa  popolazione  ad avere praticamente  “meno salute”,

- in nome dell’interesse collettivo si viola l’interesse collettivo
perché l’ imposizione per legge costituisce, per molti, una lesione  alla Costituzione (art 32 e art 35 salute e scuola) che a proposito di interesse collettivo resta la massima espressione di garanzia 

- in base al principio “cui bono”, i beneficiari primari, cioè  coloro che hanno più vantaggi  da tale violazione, non sono i soggetti sociali come potrebbe apparire, cioè la collettività, ma  oggettivamente quelli economici(industria farmaceutica per i vaccini, per il resto ,  assicurazioni, mutue e imprese in generale).

Il “doppio standard”, quindi, è una discriminazione di trattamento che affronta un bisogno di salute comune a tutta la popolazione, secondo due pesi e due misure, al fine di subordinare l’interesse collettivo della salute, all’interesse privato dei soggetti economici

Con il doppio standard invocare l’interesse collettivo è una mistificazione.

Anticostituzionalità
Andiamo all’osso della questione: il nostro paese ha vaccinato sino ad ora la propria popolazione su base consensuale come indicato dall’OMS, d’improvviso il governo, in nome dell’interesse collettivo, decide di cambiare strategia e di imporre l’obbligatorietà, perché in Europa (questa la motivazione ufficiale) si è registrato un calo della copertura vaccinale.

Questo sillogismo incautamente ma efficacemente è stata definito una “scorciatoia”.

Sul piano giuridico e scientifico la “scorciatoia” pone il problema della Costituzione che in nome dell’interesse collettivo dice che è possibile trascendere il diritto individuale ma solo a condizione che ciò non sia lesivo per la salute del cittadino. Le varie sentenze hanno subordinato il perseguimento dell’interesse collettivo a tre “se” cioè a tre subordinate, che:
- il trattamento giovi tanto al singolo che alla collettività in modo da giustificare la “compressione dell’auto-determinazione dell’uomo”,
- il trattamento non nuoccia alla salute della persona salvo effetti di “scarsa entità”,
- comunque sia prevista una “equa indennità” in favore del danneggiato.

Sull’interpretazione di questi principi c’è discussione, (anche su questo giornale). Da una parte la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha negato problemi di anticostituzionalità e dall’altra la Corte di giustizia europea ha affermato che i vaccini causano a volte dei danni alla salute individuale di diversa entità e che tali danni possono essere provati, anche senza consenso scientifico, su nesso di causalità.

Vantaggio individuale e vantaggio collettivo
Per me l’obbligatorietà è anticostituzionale semplicemente perché non tutti i vaccini, resi obbligatori, riescono a tradurre il vantaggio di salute per l’individuo in vantaggio collettivo per la popolazione. Cioè la legge imponendo l’obbligatorietà indiscriminata, viola il primo “se” dei tre “se” che si diceva prima. Vi sono vaccini (alcuni sostengono 6 su 10) come ad esempio quello contro il tetano, che valgono come protezione individuale ma non collettiva.

Discorso ovviamente diverso per le malattie innegabilmente contagiose. Gli epidemiologi seri, cioè indipendenti, sostengono che comunque, il rapporto vantaggio individuale/vantaggio collettivo, andrebbe valutato, con cura, vaccino per vaccino, al fine di: differenziare, in modo mirato, le strategie profilattiche, per funzionare meglio, nel senso dell’efficacia, quindi spendere di meno e per risparmiare ai cittadini inutili disagi.

Ma questo è esattamente quello che la legge sull’obbligatorietà indiscriminata non ha voluto fare.

Per quei vaccini, nei quali prevale il vantaggio del singolo su quello collettivo, è improprio invocare l’interesse collettivo quindi è impropria l’obbligatorietà.

Se un cittadino decide volontariamente di non vaccinarsi contro il tetano, nel caso dovesse insorgere la malattia egli, dal punto di vista strettamente epidemiologico, fa un danno a se stesso ma non alla collettività.

Ma se è così perché invocare l’interesse collettivo per renderlo obbligatorio?

Sia chiaro, cioè a scanso di malintesi, i problemi di anticostituzionalità non vogliono dire che dobbiamo rinunciare a fare una legge, al contrario la legge va fatta, ma in linea con la Costituzione. Questo, cari signori, significa che non sono molti i vaccini da rendere giustificatamente obbligatori e che con l’obbligatorietà si è esagerato.

Ma:
- se per certi vaccini non si può invocare l’obbligatorietà in nome del l’interesse collettivo e questa viene invocata  comunque, allora è chiaro che lo si fa per assecondare interessi che con l’interesse collettivo centrano poco
- se l’obbligatorietà è una misura non giustificata da impellenti ragioni epidemiologiche allora  è innegabile che allo stesso tempo essa  è un vantaggio per chi vende vaccini

Il calo della copertura vaccinale va recuperato ma ricorrendo a modi mirati di fare la profilassi, a partire da un principio banale di adeguatezza: se ad ogni malattia corrisponde un vaccino e ad ogni vaccino corrisponde uno specifico rapporto tra vantaggio individuale e vantaggio collettivo, allora ogni vaccino ha una sua specifica epistemologia profilattica.

Insomma la vaccinazione va fatta, ma facendo evolvere le regole che ci ha fornito l’OMS, non cancellandole, inventando epidemie che non esistono e confondendo il vantaggio individuale con quello collettivo.

Quindi si tratta di ridurre all’indiscutibile il numero dei vaccini obbligatori sapendo noi bene che oggi con la crescente sfiducia della gente nei confronti della medicina e dei medici, la vaccinazione, non può passare per la riduzione delle libertà individuali, libertà, va rimarcato, sulla quale l’OMS, ancora oggi, fonda la sua strategia di profilassi consensuale e responsabile.

Per quel che mi riguarda lo ribadisco per chi fa orecchio da mercante: si tratta di sviluppare programmi di deontologia sociale per dare corpo a quello che in altre occasioni ho definito “il dovere alla salute” che, per ovvie ragioni, non si può imporre per legge perché dipende dalla coscienza morale del cittadino e dal suo senso di cittadinanza. Oggi fare profilassi significa formare coscienze non coartarle.

Una questione di fantasmi

Come avevo previsto (ma non era difficile) la legge sui vaccini per gli italiani sta andando a finire “a coda di pesce”. Le magagne applicative e organizzative sono parecchie. Ma per il governo, soprattutto a livello internazionale, lo scopo politico, ancor prima che profilattico, è stato pienamente raggiunto. Certo sono state necessarie parecchie forzature, oltre quelle già dette, ricordo, l’imposizione della fiducia parlamentare, lo scippo al parlamento del disegno di legge a favore del decreto d’urgenza, ecc.

Che il governo sia soddisfatto del suo operato lo dimostra quanto dichiarato solo, pochi giorni fa, dalla ministra Lorenzin la quale, compiaciuta, alludendo a Romania e Francia ha affermato che,“anche altri paesi stanno seguendo la rotta tracciata dal nostro Paese” fino a auspicare che “in tutta Europa siano resi uniformi i calendari vaccinali in modo da poter rendere omogenea la copertura dei bambini di tutta l’Unione europea”.(QS 13 settembre 2017).

Questo vuol dire che non ero così matto quando sostenevo, su questo e altri giornali, che:
- l’Italia, è stata scelta dal famoso Global Health Security Agenda quale paese capofila per le politiche vaccinali per fare da apripista, 
- il decreto legge sui vaccini commissionato a livello internazionale serviva a sperimentare un modello di profilassi coercitivo di massa da esportare nel resto dell’Europa,
- il mercato vero non siamo noi ma l’Europa che, a differenza dei paesi in via di sviluppo, ha spesa pubblica garantita da spendere.

Ma la recente dichiarazione del ministro Lorenzin per essere compresa a pieno va accoppiata a quella fatta a Washington il 29 settembre 2014 23551 nella quale non si fa riferimento al calo della copertura vaccinale ma soprattutto al problema degli immigrati, quindi al mediterraneo, a epidemie di ritorno, a sistemi sanitari a rischio di collasso, alla necessità di difendere l’Europa quasi costruendo una barriera vaccinale ecc.

Intanto vorrei dire al ministro Lorenzin, tornando al “doppio standard”, che se oggi la nostra sanità è al collasso non è perché ci sono epidemie di ritorno causate da un orda di untori a spasso per il mediterraneo, ma è perché il suo governo sta finanziando con i nostri soldi i sistemi sanitari privati e de-finanziando il sistema pubblico.

Quanto alle sue dichiarazioni, esse mi fanno pensare a proposito di legge sui vaccini, che lo scopo vero, anche se non apertamente dichiarato, alla fine non è il recupero del calo della copertura vaccinale, ma è ergere una nuova muraglia europea contro le epidemie cioè quella particolare barriera definita “soglia di gregge” al 95%.

Ne arguisco che la ragione per la quale l’Italia sarebbe diventata capofila per i vaccini non è perché abbiamo grandi igienisti(sic) o perché l’istituto superiore di sanità è un faro per il mondo (sic), o il nostro ministro della salute è in odore di Nobel (sic), ma solo perché siamo al centro del mediterraneo e quindi la principale porta di ingresso per gli immigrati in Europa.

Ne concludo, quindi, che dietro la nostra legge sui vaccini vi siano ragioni geopolitiche prima ancora che epidemiologiche.

Ghostbusters
Sotto questa luce, almeno per me, ora è possibile capire tutte le forzature fatte dal governo, in questi mesi, l’obbligatorietà, i 10 vaccini, i tempi assurdi della riconversione in legge, le sanzioni ecc.

Per il governo, in sostanza, c’era un impegno internazionale da rispettare …ad ogni costo… e nei tempi pattuiti.

Se è come io sospetto allora al problema dell’anticostituzionalità si aggiunge quello che riguarda la nostra sovranità nazionale e il nostro diritto come popolo ad autodeterminarci.

Obbligare un paese sviluppato a profilassi coercitive come se fosse un paese sottosviluppato per proteggere l’Europa dai fantasmi degli immigrati a parte essere una follia pone davvero seri problemi di autonomia e di autodeterminazione.

Perché mi si deve privare, non come cittadino ma come paese, del diritto di fare profilassi secondo la mia Costituzione quindi secondo i canoni della mia civiltà sanitaria?

A rendere ancor più folle la faccenda è il presupposto, che si intuisce dalle dichiarazioni della ministra Lorenzin e da cui parte l’incarico affidato all’Italia dal Global Health Security Agenda, cioè l’invasione degli immigrati come possibile causa di nuove epidemie per cui all’ Italia, soprattutto agli alti funzionari della sanità, non è parso vero poter fare da ghostbusters per il mondo. Inebriante.

Sino ad ora non vi sono evidenze epidemiologiche che documentano in Europa l’esistenza di epidemie e soprattutto epidemie riconducibili agli immigrati. (Sul morbillo per anticipare le obiezioni ripropongo un progetto obiettivo dal momento che per prevenirlo per davvero, come sappiamo, non basta vaccinare i bambini)

Accettare dei fantasmi, quali presupposto geopolitico, per fare vaccinazioni di massa come se fossimo pecore (a proposito di gregge) per noi razionalisti è dura. In pratica obblighiamo la nostra popolazione a 10 vaccini dicendo a causa del calo della copertura vaccinale ma soprattutto perché si crede che in Europa girino dei fantasmi mai rilevati neanche con lo “zaino protonico” e con il “rilevatore di energia psicocinetica”.

E’ rispetto ai fantasmi quindi che il calo della copertura diventa davvero un problema. Senza fantasmi questo calo sarebbe del tutto governabile e recuperabile con mezzi consensuali ordinari.

Mi si obietterà, immagino, che le autorità sanitarie internazionali hanno il dovere di prevedere i problemi, e che un rischio epidemiologico resta una probabilità. D’accordo, ma qualsiasi previsione, come insegna la meteorologia, comunque deve basarsi su dei dati, su dei fatti e non essere strampalata e meno che mai frutto di angosce ingiustificate.

Non si può dire che pioverà solo perché abbiamo paura di bagnarci.

Di cappellate fino ad ora queste autorità internazionali, che tanta soggezione creano a noi poveri provinciali, ne hanno fatte parecchie, gridando a epidemie inesistenti fino a convincerci di comprare enormi quantità di vaccini per poi costringerci a buttarli nel cesso.

Un pizzico di sarcasmo per concludere: trovo davvero geniale convincere l’Europa a fare da ghostbusters e fare tanti soldi con i fantasmi Alla faccia del disease mongering. Un business tanto colossale da essere praticamente   incommensurabile. Chapeau. Mi dispiace solo che in questo “affaire” il mio paese faccia davvero  la figura del servo sciocco.



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