Vaccinazioni

Vaccinazioni la falsa sicurezza


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La mia professione mi ha praticamente obbligato a occuparmi di vaccinazioni: sono un medico, un omeopata, e mi capita di vedere bambini rovinati dalle vaccinazioni. Tempo fa mi sono chiesto come mai tanti bambini si ammalavano e ho cominciato col considerare i vari fattori che di solito si mettono in conto, tipo la famigliarità o l’ambiente...
Ho riscontrato un numero molto elevato di casi che dopo una settimana, un mese da un ciclo vaccinale, presentavano un problema. Ho curato tantissimi bambini asmatici ma, abitando in una zona industriale vicino al Po dove c’è tanta nebbia, all’inizio ho pensato che si trattasse di fattori ambientali. Poi ricostruendo la storia clinica vedevo che i bambini magari manifestavano il primo episodio di bronchite asmatica verso i sette mesi e che la seconda seduta vaccinale era avvenuta a sei mesi. Ho fatto queste correlazioni varie volte e sono stato costretto dai fatti a cercare di capire se c’era una relazione o si trattava di un fatto casuale.
Questo per dirvi che il mio approccio non è fideista. Noi medici non dobbiamo avere nessuna fede, l’unica cosa è offrire la nostra opera nel migliore modo possibile, ma non si tratta di una scelta  ideologica da nessun punto di vista. Lo scopo principale di quest’incontro è quello di fornire ai genitori più informazioni possibili in modo da poter avere degli argomenti in mano, o anche solo dei dubbi su cui poter riflettere, e rendersi più consapevoli di un atto medico che fino a oggi rimane indiscusso.
Il primo punto su cui vorrei soffermarmi riguarda lo studio cui sono sottoposti i vaccini e per esaminarlo bisogna chiedersi a quale categoria di prodotti medicinali appartengono. I vaccini sono farmaci a tutti gli effetti, quindi è ovvio che debbano rispondere ai requisiti di sicurezza normalmente richiesti a tutti i farmaci, anzi debbono rispondere a requisiti ancora maggiori essendo somministrati soprattutto a bambini ed essendo, almeno in Italia in alcuni casi, obbligatori.
A livello clinico, gli studi che ci permettono di conoscere un farmaco e di valutarne la sicurezza sono di quattro tipi:
1) studi in doppio cieco: il farmaco è somministrato a un gruppo di sperimentatori e contemporaneamente a un gruppo di controllo a cui si somministra un placebo. Il confronto dei dati fra i due gruppi ci permette di conoscere precisamente l’azione del farmaco e le reazioni avverse;
2) studi longitudinali, che nel tempo controllano lo stato di salute di una popolazione a cui è stato dato quel determinato farmaco;
3) studi tossicologici per conoscere gli effetti tossici;
4) studi dopo l’immissione in commercio del farmaco per valutare effetti non rilevati nelle fasi precedenti.
Per quanto riguarda i vaccini, da una lettura attenta delle fonti scientifiche disponibili, emerge che:
1) non sono stati fatti studi in doppio cieco e quindi non è possibile conoscere gli effetti a breve termine;
2) non sono stati fatti studi longitudinali per cui non è possibile conoscere gli effetti a lungo termine,
3) gli studi tossicologici sono scarsi soprattutto per quanto riguarda gli eccipienti e i conservanti
4) gli studi post vaccinazione sono stati effettuati per periodi molto brevi.
Per quanto comunemente accettato in ambito scientifico, nessun farmaco può essere registrato e mantenuto in commercio se non vi sono adeguati studi sugli effetti del farmaco stesso, e solo in caso di malattie altrimenti incurabili, a volte, viene permessa una sperimentazione con minori garanzie.
Il livello di sperimentazione clinica e quindi di sicurezza dei vaccini è bassissimo e se si applicano gli stessi criteri normalmente attribuiti agli altri farmaci dovrebbero essere sospesi dal commercio, a parte limitate situazioni in cui sono indispensabili, fino a quando le ditte produttrici non producano studi convincenti (visto che, fra l’altro, in Occidente attualmente non vi sono esplosioni epidemiche che impongano una vaccinazione sia pure con minori garanzie).
Il problema maggiore se e quando si arriverà alla possibilità di scelta sarà cosa fare: vaccinare o non vaccinare?
Di solito quando si affrontano questi temi si parla sempre del rischio delle malattie. Proviamo invece a utilizzare un differente approccio e a discutere di come valutare l’attendibilità di una informazione medica che sulle vaccinazione, come su altri temi di medicina, dice tutto e il contrario di tutto. Ci sono delle posizioni talmente contrastanti da disorientare l’utente.
Facciamo un esempio. La posizione della medici- na convenzionale è quella di continuare a fare la vaccinazione antipolio per evitare il rischio di epidemia. La posizione di chi è contrario al vaccino è che oggi come oggi il vero rischio sia il vaccino stesso. Sono posizioni antitetiche, come quelle riguardo l’antiepatite B, dove da una parte si considera il vaccino come quello più sicuro, dall’altra lo si considera come un vaccino molto pericoloso che sta creando molte malattie autoimmuni.
Oppure l’antipertosse: per alcuni un vaccino acellulare con un numero di effetti collaterali molto basso che aiuta a combattere una malattia molto seria, per altri uno dei vaccini più pericolosi. Sono posizioni divergenti, che possono portare a un senso di immobilità e di sconforto. Allora per essere sicuri di quello che ci viene detto, bisogna valutare l’attendibilità delle fonti.
Comunemente si sente dire che le posizioni provaccinazioni sono scientifiche, viceversa quelle contro sono essenzialmente posizioni religiose, ideologiche, filosofiche: siamo considerati al massimo “simpatici” ma con in mano niente di concreto. Questo perché la medicina convenzionale italiana è la scienza. Ma vorrei vedere se questo è vero o no.
Consideriamo la percentuale di paralisi determinata dal vaccino antipolio, penso che tutti voi sappiate che il vaccino antipolio produce, seppur raramente, paralisi flaccida.
Mi piacerebbe sapere cosa è stato detto ai genitori su questo problema e cosa la medicina convenzionale dice nelle sue fonti scientifiche per comparare questi due tipi d’informazione. Le cose dovrebbero essere coincidenti: le fonti scientifiche dovrebbero essere sostanzialmente tradotte, riassunte e riportate nella comunicazione al pubblico.
Si può facilmente affermare che le complicanze da vaccino non sono rese note al pubblico: ci sono opuscoli che vengono dati ai genitori in cui non sono menzionate le complicanze. Ho qui davanti un documento dal titolo Vaccinazioni come e perché: informazioni ai genitori (edizione Regione Veneto Assessorato della Sanità Dipartimento per l’Igiene Pubblica 1996), in cui si afferma che il rischio di contrarre paralisi flaccida dopo il vaccino antipolio è un’evenienza estremamente rara, un caso ogni 5-10 milioni di dosi. Secondo la Regione Veneto, quindi, nel 1996 la possibilità di contrarre la polio da vaccino era una cosa quasi ridicola. Vediamo allora cosa dicevano le fonti scientifiche in quel periodo. La fonte più prestigiosa in campo vaccinale è il CDC di Atlanta (Central for Disease Control), ente finanziato dal Governo Americano totalmente pro vaccinazioni.
Nel gennaio 1997 il CDC riporta in merito un caso su 2,4 milioni di dosi di vaccino o un caso su 750.000 bambini che ricevono la prima dose. Alla luce di questi dati quelli riportati sull’opuscolo della Regione Veneto non solo sono inesatti, ma oltretutto fuorvianti perché non viene detto che sono quattro dosi e quindi quei 5-10 milioni andrebbero divisi per quattro. Da una stima “uno su 5-10 milioni” a “uno su 750.000” le cose cambiano totalmente: il dato è sottostimato del 130%. E questo dato, come abbiamo visto, era già noto nel 1997. Eppure ancora nel 1998 troviamo un opuscolo informativo dell’ASL che riporta che il rischio degli effetti più gravi dopo il vaccino è quasi inesistente: solo un caso su due milioni e mezzo di dosi somministrate. Si tratta di un dato più corretto anche se non esprime ancora la realtà che viene resa nota al pubblico solo in seguito alle ultime denunce dei genitori per mancata informazione, da parte delle ASL, dei probabili rischi.
Questo è il paradigma di come la legge italiana si comporta rispetto ai dati che ci sono, ma vengono pubblicati solo dietro ripetute pressioni, richieste, denunce Al professor Garattini è stata fatta una domanda su quanti sono i casi di paralisi da vaccino antipolio e lui ha risposto circa 1 bambino su 500.000. Nei convegni scientifici il dato si è già abbassato a 2 su 500.000. Ma la madre di Sabbioneta il cui figlio ha contratto la paralisi dopo la vaccinazione ha contattato 20 genitori che avevano avuto nello stesso anno il medesimo problema. La realtà è che non siamo in grado tutt’oggi di quantificare il rischio. L’ultimo caso di polio segnalato dal Ministero della Sanità risale al 1982: non ci sono più in Italia casi di polio da virus selvaggi dal 1982. Sono 17 anni che si combatte contro un fantasma, sono 17 anni che la polio non esiste più in Italia. Ci vacciniamo contro una malattia e non sappiamo neppure da quanti anni non compare più. E questo non lo si dice mai.
Nella maggior parte dei paesi sviluppati la situazione è analoga e gli ultimi casi di polio negli ultimi anni sono stati quelli da vaccino. A questo punto si è deciso di cambiare, anche se con un certo ritardo, e di introdurre il vaccino a virus uccisi (Salk) che non dà rischi di paralisi flaccida come il vaccino a virus attenuati (Sabin).
In America è già da un anno e mezzo che hanno cambiato lo schema vaccinale. La gente non ne è a conoscenza, non sa quello che accade negli altri paesi, a meno che non vengano alla ribalta casi drammatici, allora si decide di cambiare. Attualmente quindi si fanno due vaccinazioni a virus uccisi (Salk) intramuscolo, meno rischiosi ma con una minore copertura immunogena, e due a virus attenuati per via orale (Sabin) più pericolosi ma che producono un maggior numero di anticorpi verso la malattia. Questo cambiamento ridurrà i rischi della paralisi anche se non li eliminerà.
Il virus della polio con cui fanno il vaccino è vivo, attenuato su cellule renali di scimmia. Essendo un virus vivo su alcuni bambini nell’intestino, con l’attivazione della flora intestinale, può avere una retromutazione e diventare di nuovo un virus patogeno, anche se non si sa se diventerà di nuovo come il virus selvaggio. Abbiamo il virus selvaggio, poi quello inattivato, e infine quello che ha subito una retromutazione che è patogeno anche se non si sa se lo è esattamente come quello selvaggio.
Se il vaccino Sabin viene effettuato su un bambino defedato, immunodepresso o che sta facendo o ha appena fatto una terapia cortisonica che abbassa le difese, anche se riduco a due i vaccini con virus attenuato il rischio che si attivino c’è ugualmente. La situazione non è tranquilla, quindi, anche se passa per tale. Come genitore chiederei per iscritto se il nuovo schema vaccinale possa o no produrre casi di paralisi postvaccinica. Un altro esempio di cattiva informazione può essere messo in evidenza analizzando la campagna in favore del vaccino antimeningite. Vi è stato detto quale protezione fornisce il vaccino e che non tutte le meningiti del bambino sono determinate dall’Haemophilus?
La percentuale di meningite da Haemophilus sul totale delle meningiti dei bambini è del 30% e nessuno lo dice ai genitori. Si fa credere che per proteggere il bambino dalle meningiti si debba fare questo vaccino.
Su La Federazione Medica, giornale dell’Ordine dei Medici, ci sono dati che riportano che le meningiti da Haemophilus superano di poco 1/3 delle meningiti totali, quindi il bambino è coperto poco più del 30% delle meningiti totali mentre per il 70% resta a rischio di contagio da altri tipi di meningiti che la vaccinazione non copre. Ci sono altri esempi: sul richiamo a 5-6 anni della vaccinazione antidiftotetano non esiste la legge, è un richiamo non obbligatorio, dovrebbe essere solo consigliato e invece passa per obbligatorio.
Bisognerebbe chiedere di vedere la legge sull’obbligatorietà del richiamo, legge che non c’è, non esiste.
In ambito sanitario la medicina italiana ha l’abitudine di scambiare come legge le proprie pratiche. Ci sono delle consuetudini delle ASL, degli ospedali che sono consuetudini locali. Le circolari dei vari Ministeri sono a un livello gerarchico inferiore alla legge, non possono creare nessun comportamento coattivo. C’è la circolare del Ministero della Sanità in cui si consiglia di fare questa vaccinazione, questa circolare è diventata automaticamente legge anche se la legge non è mai stata promulgata.
Alla domanda iniziale se la medicina convenzionale nel suo rapporto con il pubblico è affidabile possiamo ora rispondere che non lo è: sbaglia le statistiche, le corregge solo dietro ripetuta e insistente richiesta da parte dei genitori, dice che una vaccinazione che copre il 30% dei bambini è una vaccinazione che protegge dalla meningite. Se fossi pro vaccinazione direi che per quanto riguarda la meningite nei bambini abbiamo ora uno strumento che può coprire per 1/3 la popolazione infantile che non è male, ma non significa il 100%.
In campo vaccinale c’è una sostanziale differenza fra le fonti scientifiche accreditate e quello che viene passato al pubblico, su tante questioni il dubbio quindi è più che legittimo, c’è disabitudine a un’informazione seria e corretta. Ho due figli quando erano piccoli sfortunatamente queste cose non le sapevo, all’Università di Medicina non mi sono state dette, il più grandicello è stato vaccinato nel 90 contro la polio e nessuno mi ha informato del rischio di paralisi post vaccinica.
Il secondo punto che vorrei affrontare, è capire a cosa servono le malattie dell’infanzia. È vero che sono un danno per l’umanità o hanno invece delle funzioni utili per l’organismo umano?
Tutto il discorso vaccinale parte dall’idea che le malattie sono un nemico e i vaccini servono per eliminarle. Vediamo allora a cosa serve il sistema immunitario. La prima funzione è quella di difenderci dalle malattie infettive (virali, batteriche, fungine,...), la seconda è quella di difesa dalle malattie tumorali. Un sistema immunitario sano deve saper fare entrambe le cose. Quello che oggi sta accadendo è che il sistema immunitario inizia a sviluppare delle ipersensibilità ai pollini, agli acari, al nickel, agli alimenti, a quelle sostanze cioè verso le quali non dovrebbe reagire. E, ancora peggio, inizia ad autoattaccarsi (vedi tutte le malattie autoimmunitarie tipo lupus, sclerodermia). Osserviamo, in questo contesto, le malattie dell’infanzia.
Il morbillo, ad esempio, è una malattia caratterizzata da febbre alta, eruzione cutanea con rossore intenso. La pelle e l’apparato respiratorio sono collegati fra loro non solo nella medicina cinese, ma anche da un punto di vista di derivazione embrionale, infatti si sviluppano dallo stesso foglietto embrionale. Secondo studi realizzati su persone con una vita molto lunga è stato visto che i vegliardi hanno avuto grosse infezioni nell’infanzia con conseguente sviluppo e rinforzo del sistema immunitario. Assistiamo a un aumento del numero di persone che hanno manifestazioni cutanee che invece di sparire in poco tempo stanno diventando croniche (dermatiti, eczemi e così via). I bambini che hanno fatto il morbillo hanno una positività al prick test che è la metà rispetto ai bambini che non l’hanno avuto. Possiamo affermare quindi che le malattie dell’infanzia proteggono dalle malattie allergiche. Pediatri attenti asserivano tempo fa che i bambini dopo le malattie esantematiche si sviluppavano maggiormente intellettualmente. Oggi, che è nota la correlazione fra sistema immunitario e nervoso, un numero crescente di bambini soffre di problemi caratteriali: ipercinesia, piccoli o grandi disturbi neurologici. Dovremmo chiederci se l’eliminazione così veloce di malattie che fanno parte della storia dell’umanità non possa creare problemi a livello del sistema nervoso. È un campo molto affascinante ancora da scoprire; c’è la concreta possibilità che queste malattie oltre a creare dei problemi e a rappresentare dei rischi, che nessuno nega, possano avere anche dei benefici effetti quali un aumento della vita, una protezione verso le malattie allergiche e un maggiore sviluppo del sistema nervoso.
L’eliminazione di una malattia in tempi brevi è completamente folle, i virus sono popolazioni viventi con cui conviviamo da milioni di anni, qualsiasi intervento violento di modificazione di popolazioni biologiche viventi può avere degli effetti imprevedibili. Molti immunologi sostengono che uno dei motivi per cui si stanno sempre più sviluppando le allergie sia da ricercare nel fatto che i bambini fanno sempre meno malattie esantematiche. C’è una corsa a vaccinarsi contro tutto.
Come medico chiedo di fare attenzione, poi le persone decideranno cosa vorranno fare. Però se diamo la possibilità di vedere queste malattie solo come rischio, la scelta sarà necessariamente pro vaccinazioni.
Questi dibattiti dovrebbero servire a mettere la pulce nell’orecchio, a contrastare la disinformazione che viene data alla popolazione. I giornali riportano dati terroristici sulle conseguenze delle malattie esantematiche, nessuno riporta l’utilità nello sviluppo immunitario e psicofisico del bambino.
Un terzo punto da affrontare riguarda le motivazioni per cui sono diminuite le malattie legate alle vaccinazioni obbligatorie.
Abbiamo già visto che, dall’82 non ci sono più in Italia casi di polio e che gli unici sono quelli da vaccino. Viene sostenuto che il livello ottimale di copertura vaccinale è del 90-95%, al di sotto del quale c’è rischio di epidemia, e che l’obbligo di tale vaccinazione si giustifica per questo motivo. Secondo la medicina ufficiale, quindi, se non si raggiunge tale percentuale di persone vaccinate ci sarebbero delle epidemie e i rischi legati alla vaccinazione sarebbero minori rispetto a quelli epidemici.
Per sapere se questa affermazione sia più o meno corretta bisogna affrontare il problema dal punto di vista storico e attuale. Quando una malattia aumenta, si stabilizza e diminuisce, ci sono tre fattori in gioco: il primo riguarda le misure igieniche generali che ha attuato la nazione, il secondo lo stato di nutrizione della popolazione e l’ultimo l’adozione di misure curative o preventive specifiche.
Se tante persone vivono in spazi ristretti, pensiamo ad esempio dopo un terremoto in cui in spazi ridotti si trovano a contatto in otto o dieci, le malattie infettive hanno una maggiore diffusione.
Per esempio l’influenza che si trasmette attraverso le goccioline di saliva in queste situazioni può trasmettersi facilmente. Il sovraffollamento favorisce quindi la diffusione di malattie come influenza, difterite o morbillo, a trasmissione aerea. Anche la nutrizione, come si diceva prima, influenza notevolmente lo sviluppo della malattia e le sue complicanze: è stato visto che individui scarsamente nutriti si ammalano molto più facilmente e hanno conseguenze più gravi delle malattie (il morbillo in Guatemala vari anni fa era mortale e nella maggior parte dei casi dovuto alle condizioni igieniche pessime e alla malnutrizione).
Le misure mediche specifiche (cioè il terzo fattore) sono antibiotici, vaccinazioni e quarantena. Questi sono concetti di base insegnati a medicina e che quindi tutti i medici dovrebbero conoscere, però quando si chiede loro cosa fa diminuire il rischio di una malattia infettiva, rispondono sempre e solo la vaccinazione, non nominando per nulla gli altri fattori.
In Italia negli anni 60 si è assistito a una diminuzione verticale della polio senza che sia stato mai nominato come cofattori il miglioramento della nutrizione e le migliori condizioni igieniche.
Tutto viene attribuito alla vaccinazione pur mai dimostrando che fosse la vaccinazione a produrre tale cambiamento sull’incidenza della malattia. Non c’è nessuna prova statistica che le malattie siano diminuite per le vaccinazioni; quando una causa ha determinato un effetto occorre da un punto di vista statistico che io abbia escluso l’influenza di altri fattori, cioè devo andare a vedere se nello stesso periodo non sia successo altro, in caso contrario la statistica non ha senso. La polio si diffonde come il tifo (diffusione orofe-cale), la prima prevenzione per queste malattie sono le fogne che permettono la divisione fra acque bianche e nere in modo che le feci non si mischino con le acque bianche. Quando questa divisione non avviene, se nell’intestino di una persona sono presenti virus o batteri, questi possono contaminare e creare il ciclo delle malattie orofecali. La principale misura sanitaria per la diminuzione di tali malattie è la creazione di un sistema fognario efficiente. Non conosco la storia del sistema fognario italiano, però mi immagino che sia andato di pari passo con lo sviluppo economico. Negli anni 60 c’è stata la ricostruzione e mi sembra logico pensare che la polio, come tutte le altre malattie orofecali tifo, epatite A, colera..., sia diminuita per il miglioramento delle fognature.
Secondo voi qualcuno ha verificato se c’è stata una correlazione statistica fra diminuzione della polio e sistema fognario? L’altro aspetto da prendere in considerazione a livello statistico è la curva di una data malattia. Se l’incidenza rimane invariata dopo la vaccinazione, significa che la vaccinazione non ha inciso sul suo andamento.
Studiando le varie malattie non ci sono state variazioni significative nelle curve d’andamento, non ci sono quindi prove statistiche della correlazione fra incidenza di malattia e vaccino. Alla domanda perché in Italia le malattie infettive sono diminuite resta una risposta: probabilmente c’è stata un’interazione fra i tre fattori, le misure igieniche, l’alimentazione e le vaccinazioni.
Ritorniamo all’asserzione iniziale che riguarda la copertura vaccinale del 95% per non incorrere nel rischio d’epidemia. Consideriamo il punto di vista attuale dell’andamento della malattia. Per fare questo occorre confrontare la situazione italiana recente con quella di altri paesi occidentali. Ovviamente i confronti vanno fatti su nazioni con situazioni sociosanitarie paragonabili.
In India c’è stata recentemente un’epidemia di peste che non è arrivata in Europa, anche se in Europa non c’è nessuna vaccinazione contro la peste. Il motivo è che la peste può manifestarsi in un paese con le condizioni ambientali dell’India e non dell’Italia o dell’Europa. Quando si afferma che in Bielorussia ci sono stati casi di difterite, bisognerebbe anche dire che lì c’è la fame. Fare paragoni con situazioni climatiche, ambientali, sociali diverse sono paragoni improbabili.
Confrontando zone fra loro simili, ci si potrebbe chiedere se in Italia o in Europa ci sono zone in cui si è scesi sotto alla copertura del 95% e se questo ha portato la comparsa di epidemie. Per la polio c’è un “preoccupante” 80% di copertura vaccinale a Bolzano. Nell’Alto Adige la copertura è quindi del 15% inferiore rispetto a quella raccomandata, ma non ci sono epidemie.
In Germania, in cui le vaccinazioni non sono obbligatorie, sono anni che siamo sull’80% per l’antipolio e l’antidifterica, ma non ci sono epidemie.
Negli Stati Uniti, negli anni 80-85, la copertura vaccinale contro la polio nella classe d’età fino ai 14 anni è stata del 63%, e nei bambini fra 1 e 4 anni il 56,3% (un dato indicativo se pensiamo che la polio colpisce in prevalenza bambini piccoli, più del 70% dei casi di malattia ricorreva entro i 2 anni d’età). Negli anni 80, quindi, in America fra 1 e 4 anni si era 40 punti al di sotto della soglia considerata minima per evitare la comparsa della malattia, ma in quegli anni in America non si sono registrate epidemie di polio. Si legge sui giornali che gli extracomunitari possano portare malattie. Se anche una persona venisse dall’India per esempio con il colera in incubazione, con il sistema fognario che c’è in Italia non ci sarebbe pericolo di diffusione nell’ambiente dei vibrioni del colera che nella fase attiva sono eliminati con le feci a migliaia. Un’altra domanda che dovremmo farci è per quanto tempo i bambini che sono vaccinati con l’antipolio a virus attenuati (Sabin) possono eliminare il virus? Mezzo milione di bambini l’anno sono vaccinati 3 volte con il virus della polio durante il primo anno di vita, per un periodo medio di 1-2 settimane a volte fino anche ai tre mesi lo eliminano con le feci e anche se attenuato è sempre vivo. Calcolando che un bambino vaccinato tre volte nel primo anno di vita di media per circa un mese, un mese e mezzo dopo ogni vaccino elimina il virus per quattro mesi e mezzo a rotazione migliaia di bambini lo eliminano: se ci fosse il rischio che questo virus si propagasse a livello sociale tutte le persone al di sopra dei 60 anni correrebbero il rischio di prendersi la malattia in quanto non vaccinate, infatti, l’obbligo vaccinale per l’antipolio in Italia risale al 1966.
Il discorso che se non ci fossero le vaccinazioni o se le si rendesse facoltative scendendo sotto la soglia considerata sicura, le malattie riprenderebbero, è un discorso che concettualmente non ha fondamento e non giustifica l’obbligo vaccinale. Quando una persona vaccinata entra in un ambiente con un’alta concentrazione di virus può contrarre ugualmente la malattia. È stato visto che in alcune recenti epidemie in India circa il 40-45% delle persone che contraeva la malattia era vaccinato, aveva già concluso le vaccinazioni.
Quindi non è vero che se entri in un ambiente pieno di virus non ti prendi nulla, la protezione deriva da un certo livello di anticorpi: se il numero di agenti infettanti è basso gli anticorpi bastano, se c’è un numero soverchiante il virus ha la meglio.
Il vero rischio in Italia oggi sono le vaccinazioni ad esclusione forse del tetano su cui si può discutere. La polio è 17 anni che non c’è più in Italia, la difterite forse è presente con uno/due casi l’anno. È vero, la difterite è una malattia grave, potenzialmente mortale nel 30% dei casi, cioè uno su un milione e mezzo, ma allora, per assurdo, dovremmo eliminare tutta l’elettricità perché ogni anno decine di bambini muoiono folgorati; non dovremmo andare in auto né fare il bagno perché ogni anno diverse decine di bambini muoiono annegati. Non si può vivere con il terrore della malattia, il terrore della malattia ci fa ammalare più della malattia stessa, la nevrosi ipocondriaca è una malattia e abbassa le difese immunitarie. Questa paura folle che c’è nella nostra società spinta dalle case farmaceutiche e dai media, è una malattia che fa si che il sistema immunitario si deprima e crei la malattia. C’è l’idea che la medicina moderna debba dare assicurazioni per l’immortalità: un bambino non può morire, né deve ammalarsi. Non può capitare e invece sta capitando sempre più spesso e una delle cause sono proprio le vaccinazioni. Le morti da vaccino ci sono, ma possono continuare a dirci che questo ombrello ci protegge.
I bambini ipervaccinati che eseguono 8-10 vaccinazioni non prenderanno il morbillo o la rosolia, ma sono bambini sempre ammalati: hanno un rischio di ammalarsi 2 volte di più se hanno fatto 6 vaccinazioni, 3 volte di più se hanno fatto 8 vaccini. Questa è la mia esperienza di medico, nessuno ha studiato queste cose. Il bambino pallido che dorme poco e non mangia, che è sempre irritabile, che è iscritto all’asilo ma non ci va mai perché è sempre ammalato, si ammala una settimana si e una no e va avanti così per tutto l’inverno, fa bronchiti asmatiche o patologie varie a carico dell’apparato respiratorio è il rappresentante tipico di bambini ipervaccinati.
C’è una generazione di bambini immunodepressi. Oggi in Italia, paradossalmente facendo delle stimolazioni del sistema immunitario, abbiamo creato dei bambini immunodepressi. I bambini molto vaccinati, a parità di altri fattori, nella mia esperienza di medico omeopata, sono più soggetti a varie malattie, è una mia esperienza diretta, quando mi chiedono come faccio a dirlo rispondo come fate a dire che non è vero!
Quando si dà un farmaco si deve anche andare a vedere come agisce su un dato disturbo, quante volte siete stati richiamati dopo 15 giorni o un mese per sapere qual è lo stato di salute di vostro figlio dopo il vaccino? Mai. I medici che vaccinano non sanno lo stato di salute dei bambini cui hanno dato la vaccinazione per il semplice motivo che non hanno mai controllato sul campo. Un medico dà un antibiotico o un antipertensivo e poi va a vedere cosa succede, per i vaccini questo non è mai stato fatto, si presuppone che i vaccini non diano problemi e che siano stati la causa della diminuzione delle malattie non che siano invece uno dei cofattori dell’aumento delle malattie croniche. La medicina convenzionale non fa un controllo attivo, cioè non richiama tutte le persone che hanno fatto il vaccino a scadenze fisse per vedere chi è stato bene e chi no. Gli unici medici che sul campo fanno questo lavoro sono gli omeopati cui sono portati i bambini ammalati, vedono una certa sintomatologia e iniziano a chiedere cosa è successo prima.
A questo punto vorrei darvi qualche spunto per quanto riguarda la vaccinazione antitetanica. Il bacillo del tetano si trova sostanzialmente nelle feci degli animali erbivori cioè capre, cavalli, mucche e nella polvere. È un bacillo anaerobio, sporigeno e come tutti i bacilli sporigeni è molto resistente all’ambiente, cioè può rimanere potenzialmente virulento nell’ambiente per dei mesi a volte anche per anni. La spora fa in modo che il bacillo non muoia, poi nelle condizioni adatte può svilupparsi.
Le persone più a rischio sono essenzialmente quelle che vivono in campagna dove c’è un ambiente più facilmente contaminato dalle feci di questi animali.
Un’altra cosa su cui riflettere è il tetano che colpisce soprattutto i bambini, i giovani, gli anziani. I casi di tetano sono maggiormente negli anziani e una buona percentuale di anziani che ha contratto il tetano è vaccinata (mi pare che il 30% degli anziani che prendono il tetano sono vaccinati). La cosa interessante è che la letalità del tetano aumenta a mano a mano che aumenta l’età, se uno di 20 anni si prende il tetano è meno probabile che abbia complicanze rispetto a uno di 60: le morti di tetano si concentrano tutte dai 60 anni in poi. I casi di tetano in Italia, mi sembra di ricordare, siano 200-250 ogni anno.
I rischi del vaccino quali sono?
Faccio una piccola digressione: quando parliamo di rischi di un farmaco, e quindi anche del vaccino, dovremmo rifarci a degli studi con gruppo di controllo, cioè io do a un gruppo il farmaco e a un altro il placebo e vado a vedere nel tempo gli effetti collaterali, se non ho questo non posso sapere gli effetti collaterali di un farmaco, se il gruppo vaccinato ha avuto degli effetti collaterali per sapere se sono tanti o pochi devo confrontarli con il gruppo non vaccinato, questi studi non sono mai stati fatti, noi quindi non possiamo sapere gli effetti collaterali per nessun vaccino questi studi non sono stati fatti, o sono stati fatti per periodi troppo limitati o in gruppi troppo piccoli. Vorrei sul tetano uno studio con gruppo di controllo, lo vorrei vedere. Quando Di Bella in TV dice che ha curato migliaia di casi di cancro la prima cosa che gli si chiede è il gruppo di controllo. Cioè per affermare che quelle persone sono state trattate con successo con il suo metodo si ha bisogno di una controprova, di metterli a confronto con un altro gruppo di pazienti che non seguivano quella terapia. Senza gruppo di controllo tutto quello che ha fatto, secondo la medicina convenzionale, non conta nulla, tutta la sua esperienza clinica è vanificata.
Se noi fissiamo una regola, condivisibile o meno, dobbiamo essere onesti e applicarla. Non si può dire a Di Bella di dare un gruppo di controllo, agli omeopati di dare un gruppo di controllo, e non chiederlo per i vaccini. Invece questi studi non ci sono, noi concettualmente non possiamo sapere fino in fondo quali sono gli effetti collaterali dei vaccini, allora gli effetti collaterali che sono descritti da dove vengono? Hanno preso un gruppo A sottoposto a antidiftotetano e un gruppo B a cui si associava all’antidiftotetano l’antipertosse e hanno confrontato gli effetti collaterali del gruppo A con quelli del gruppo B e hanno detto che i due gruppi si equivalevano per questo sono arrivati alla conclusione che il vaccino acellulare contro la pertosse non dava nessun problema. Ma questo non è un vero gruppo di controllo. Quando ho iniziato a occuparmi di questo problema sono rimasto molto sconcertato di questo fatto, non esistono studi con doppio cieco, per non parlare di studi su tempi, lunghi. Il vaccino antiepatite è stato studiato come effetti sull’uomo per non più di 5 giorni! Non esistono neppure studi randomizzati cioè in cui è scelto un gruppo campione che possa rappresentare la collettività: il gruppo di popolazione deve essere scelta in modo casuale, per far si che le conclusioni siano generalizzabili.
Gli studi dovrebbero poi essere indipendenti, non finanziati dalle ditte farmaceutiche. Invece il 90% degli studi sono finanziati dalle case farmaceutiche, in Italia c’è un ente che si chiama “vaccinazione 2000” che è pagata dalla Smith Kleine che è una ditta che  produce vaccini. Se lo studio non è indipendente il livello scientifico si abbassa notevolmente e se dico che il vaccino fa male la ditta non mi paga lo studio. Quello che vi consiglierei è chiedere a chi afferma che i vaccini sono innocui di vedere lo studio che riporta i dati e di accertare che sia generalizzabile  e riproducibile, perché solo così ha le caratteristiche di uno studio scientifico. In caso contrario è solo un’opinione!
Parlando del tetano facciamo fatica a fare un bilancio sui rischi della malattia e su quelli della vaccinazione perché non sappiamo sostanzialmente cosa fa il vaccino. Quello che sappiamo deriva dai pochi studi che ci sono e dai pochi effetti segnalati che sono sottostimati del 90%. Se devo come medico vaccinare un bambino che ha avuto un episodio di trombocitopenia cioè una diminuzione delle piastrine e mi chiedo se questo vaccino può o no aumentare il rischio che gli ritorni questa malattia, io non lo so. Per quello che si sa sulla vaccinazione antitetanica si può dire che ha essenzialmente due effetti. Il primo, è uno sbilanciamento della sottopopolazione linfocitaria T, essenziali per la risposta immunitaria. Oggi si sa che c’è il PH1 e il PH2. Il PH2 quando si alza come numero porta a eventuali reazioni allergiche, il PH1 viceversa porta allo sviluppo di reazioni contro virus e batteri.
Quando si hanno troppi PH2 l’organismo comincia ad avere una risposta immunitaria più verso l’allergia che verso la risposta ai batteri, invece che reagire più ai batteri: invece che reagire maggiormente ai batteri e ai virus, si reagisce di più ai pollini.
Fra i vaccini sono più allergizzanti quelli antidifterico, antitetanico e antipertosse; se un bambino ha già una predisposizione all’allergia o ha malattie allergiche questi vaccini possono sviluppare maggiormente questi disturbi. Il secondo effetto collaterale noto è quello delle polineuriti, cioè alterazione o sofferenza delle fibre nervose.
Come si diceva prima il tetano è più pericoloso per gli ultrasessantenni, quindi le categorie a maggior rischio, se proprio vogliamo pensare al vaccino, sono individui di una certa età, che vivono e lavorano in campagna. In questi casi il rischio della malattia può essere maggiore rispetto a quello del vaccino. Per gli altri invece il rischio del vaccino supera quello della malattia.
Non è noto perché il tetano sia più grave negli anziani, probabilmente perché essendo un microrganismo anaerobio, cioè che si sviluppa in assenza di ossigeno, si può sviluppare meglio in una persona anziana in cui il sangue è meno ossigenato e in cui la circolazione è più lenta (nel diabetico infatti in cui la circolazione è maggiormente rallentata il tetano è ancora più mortale, in quanto c’è meno ricambio di sangue e c’è meno ossigeno, oppure perché il sistema immunitario del bambino è più attivo di quello dell’anziano).
Sono noti casi di tetano in persone di una certa età dopo puntura con spine di rose o di carciofo, in questi casi non c’è ossigenazione la ferita si richiude subito e il microrganismo rimane, se presente, all’interno. Se uno sceglie di non vaccinare deve, quando c’è una ferita, cercare di aprirla e disinfettarla con l’acqua ossigenata in modo da ossigenare il tessuto e impedire lo sviluppo del bacillo.
Il tetano è una malattia subdola, ha un’incubazione di 10-15 giorni di media a volte la ferita è inavvertibile. Questo costituisce la pericolosità della malattia. Però c’è da ricordare che anche le malattie allergiche sono gravi: si può morire anche per una crisi asmatica. Non ci sono certezze, quello che si può fare è mettere sul piatto della bilancia i rischi e i benefici e decidere. Il candidato ideale per la vaccinazione sarebbe una persona che abiti in campagna, che non presenti nella sua storia malattie allergiche o neurologiche; al contrario la persona che vive in città corre meno rischi di contrarre il tetano, in più se ha disturbi di tipo allergico non è sensato aumentare il rischio di malattia per evitare una malattia più grave, ma che non c’è. Quando facciamo il confronto dei casi bisogna considerare il rischio della malattia rispetto al rischio che si possa prendere la malattia per cui si vaccina.
La percentuale di complicazioni che si possono avere dopo una malattia infettiva deve essere sempre correlato con la probabilità di prendersela. Si è sempre detto per esempio che la pertosse sotto l’anno è mortale nell’1-3% dei casi. È vero, ma quanti sono i bambini che si prendono la pertosse? Bisogna moltiplicare il rischio di prendere la malattia con il rischio della malattia stessa.
Bisognerebbe vedere, caso per caso, dove vivono i bambini, le loro condizioni di salute, la storia famigliare e allora si può dare una valutazione più completa per quel bambino. È sbagliato dire tutti sì o tutti no, bisogna valutare i vari fattori. Supponiamo che il bambino abbia un anno in ottobre allora possiamo tranquillamente non vaccinarlo fino all’anno e mezzo perché rischia di prendersi il tetano quando inizia a camminare, la vaccinazione poi man mano che l’età aumenta è meno pericolosa. Se si può arrivare ai 2-3 anni è ancora meglio. Inoltre è inutile vaccinare in inverno perché si esce poco di casa e sono minori i rischi.
Per tutte le vaccinazioni c’è anche la possibilità di iniziarle e vedere se ci sono delle reazioni e interrompere il ciclo o viceversa non vaccinarlo e vedere che ci possono essere delle situazioni di rischio. È una strategia più flessibile. Inoltre potremmo fare prima l’esame per le sottopopolazioni linfocitarie e gli antigeni di istocompatibilità (HLA). Questo serve sostanzialmente per sapere se un bambino è a rischio o meno facendo una certa vaccinazione. Le sottopopolazioni linfocitarie si possono fare prima del primo vaccino, per esempio un mese prima e ridosarle dopo un po’ di tempo dalla vaccinazione per vedere cosa sta succedendo al sistema immunitario e valutare se andare avanti o meno. A questo aggiungo l’esame clinico del caso: una delle prime cose che succede ai bambini che stanno per diventare allergici è la comparsa di un’eruzione sulle gote, una pelle più ruvida sulle guance e a volte sulle labbra senza che questo dipenda da nessun agente atmosferico esterno. Se questa compare dopo qualche tempo dal vaccino bisogna pensare che è un segnale precoce di un’iniziale sviluppo allergenico. Un’altra cosa che non si guarda mai e che è invece precocissima sono gli eosinofili, che sono una sottopopolazione di globuli bianchi del sangue. Quando aumentano è un segnale che si sta andando verso l’allergia, in molti bambini allergici li si vede leggermente aumentati anche dal 7-8 mese. Un altro problema che spesso è sollevato dai genitori è il rischio che può correre un bambino non vaccinato in una comunità di bambini vaccinati.
Il rischio, più teorico che reale, è quello della polio: se sono vaccinato per la difterite non posso passare la difterite a un altro, né tantomeno il tetano, né l’epatite.
Molte sono le cose di cui si potrebbe ancora discutere. Ma è tardi, vi ringrazio per l’attenzione.



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