Vaccinazioni

Vaccinazioni: sono davvero indispensabili? - Intervista al Dr. Roberto Gava


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La medicina tradizionale ci bombarda con messaggi ed esempi sull'utilità dei vaccini ai bambini. Ciò che non ci dice è che molte delle malattie che i vaccini dovrebbero curare o prevenire non sono più nè mortali nè frequenti nella nostra società. Ancora più grave è il silenzio delle multinazionali sulle possibili interrelazioni causali fra i vaccinie alcune malattie autoimmuni che i bambini sviluppano, come l'autismo.

In questi mesi è uscita la seconda edizione del libro "Le vaccinazioni pediatriche", del dottor Roberto Gava ed edito da Salus Infirmorum di Padova, che cerca di mettere dei punti fermi sul controverso mondo dei vaccini, togliendo finalmente il velo a una realtà sconcertante che interessa da vicino i nostri bambini e il futuro dell'umanità. Il dottor Gava offre una via alternativa ai vaccini, ai genitori che vogliono preservare i loro bambini dalle speculazioni delle case farmaceutiche.


Quando si prova a sollevare qualche dubbio sul rapporto rischi/benefici delle vaccinazioni, medici e personale sanitario si inalberano come di fronte alla manifestazione di un'eresia blasfema. Purtroppo sappiamo invece che la ricerca scientifica più aggiornata è a conoscenza degli effetti dannosi che spesso i vaccini hanno sui bambini e sono moltissimi gli studi che sono stati pubblicati su questo argomento. Come è possibile che continui ad esserci questo gap tra conoscenza scientifica reale e pratica e conoscenza medica in ambulatorio?

Le motivazioni sono molte e purtroppo richiederanno molto tempo per essere superate. Riporto solo le più importanti.
Il primo motivo è che fino a circa 15 anni fa i vaccini non erano neppure considerati farmaci, perché si riteneva che fossero totalmente innocui e quindi privi di un qualsiasi effetto indesiderato, a parte lo shock anafilattico che però si presenta eccezionalmente (circa un caso ogni milione di dosi). Quindi, ai medici è stato insegnato, sia durante gli studi universitari che poi, che i vaccini non fanno male, ma solo bene.
Il secondo motivo è che il medico italiano medio, specialmente il pediatra e il medico di base che sono oberati da richieste di prestazioni da parte dei pazienti sempre più “impazienti” e da parte della burocrazia medica, non ha tempo per aggiornarsi e di solito si aggiorna essenzialmente attraverso le informazioni che gli giungono dagli informatori farmaceutici (cioè i rappresentanti dell’Industria Farmaceutica) e dal materiale scientifico che essi rilasciano o regalano o attraverso incontri, seminari o convegni. Ebbene, tutte queste occasioni di aggiornamento sono sponsorizzate e organizzate, direttamente o indirettamente, dalle Ditte Farmaceutiche che, ovviamente, possono solo presentare gli effetti positivi dei vaccini.
Il terzo motivo è che oggi l’Industria Farmaceutica gestisce circa l’85% della ricerca medica mondiale e, ovviamente, la gestisce esclusivamente per il suo profitto economico, per esempio finanziando studi sperimentali e clinici che possano in qualche modo dimostrare che i vaccini sono utili e innocui. L’Industria Farmaceutica poi paga le riviste mediche specializzate per pubblicare questi studi che vengono poi diffusi ai medici e ai mass media. Quindi, le Ditte produttrici di farmaci hanno in mano la quasi totalità dell’informazione sanitaria mondiale.
Il quarto motivo è che il medico medio italiano, a causa del tipo di studi universitari a cui è stato abituato, è abbastanza arroccato sulle sue idee e ha enormi difficoltà a modificarle, non per ultimo perché queste sue vecchie “certezze” gli danno sicurezza.
Il quinto motivo è che se un medico resta all’interno dell’opinione dominante, e quindi se vaccina i suoi pazienti, non commette mai errore, anche se il paziente dovesse ricavarne un danno o addirittura morire, perché è salvaguardato dalle linee-guida del Ministero della Salute; mentre il medico che cerca di scegliere un trattamento personalizzato per il suo paziente e che quindi può discostarsi dalla condotta generale non condividendola in qualche punto, lo fa a suo rischio e pericolo assumendosi tutte le responsabilità del caso. Questo è un punto molto importante che fa dire ai medici: “Chi me lo fa fare di andare controcorrente?”. “Cosa ci guadagno?”.



Nel suo libro, Lei affronta i diversi tipi di vaccino illustrando le varie patologie che questi possono indurre ex novo, o scatenare se latenti, in un paziente di pochi mesi di vita. Si può rimanere esterrefatti di fronte all'assurdità di alcune situazioni patologiche che possono venire a crearsi magari per far fronte a malattie innocue come la rosolia. Perché i medici non prendono posizione e addirittura in molti casi spaventano i loro pazienti? E perché la gente che una volta non era preoccupata dal morbillo ora lo teme come fosse lebbra?

È proprio vero che alcune situazioni patologiche sono assurde. Perché rendere obbligatorie un numero sempre maggiore di vaccinazioni a bambini di 2 mesi quando sappiamo che maggiore è il numero dei vaccini e minore è l’età del bambino, maggiore è il rischio di causare danni immunitari e neurologici? Perché vaccinare un neonato di città contro il tetano se questa malattia si prende solo in caso di ferite profonde contaminate dalla spora tetanica che si trova in oggetti contaminati dagli escrementi dei grandi mammiferi che non esistono in città o nei nostri appartamenti? Perché vaccinare un neonato contro l’epatite B quando i suoi genitori non sono portatori del virus e lui ben difficilmente può venire a contatto con il virus che si trasmette per contatti di sangue infetti o rapporti sessuali, ben sapendo inoltre che questa vaccinazione ha una durata media di circa 10 anni? Perché vaccinare contro la poliomielite dato che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha certificato che ancora dal 2002 l’Europa è completamente priva di casi di poliomielite da virus selvaggio? (I soli casi che venivano segnalati erano quelli causati dal vaccino con virus vivi di Sabin, che proprio per questo è stato abolito nel 2003).
Perché vaccinare contro il morbillo se una volta che c’erano condizioni sociali peggiori di quelle odierne le nostre nonne portavano i nipotini vicino ai malati di morbillo in modo da fornire loro un’immunità per tutta la vita? La risposta a queste domande è una sola: perché la gente ha paura e reagisce d’impulso sulla base dell’emotività. Vien da pensare che sia stata appositamente diffusa una cultura di paura, perché in questo modo è più facile far fare alla gente quello che si desidera orientando quindi le scelte e i “bisogni”. Negli anni 1989-90, la Ditta che produceva il vaccino antidifterico promosse in Germania una campagna propagandistica a favore della vaccinazione antidifterica di massa (che poi fu effettivamente attuata) giustificandola con l’affermazione che in quel periodo c’era stata un’epidemia, anche con casi letali, che aveva interessato sia la Germania che la Svezia. Verificando i dati, si scoprì che in Germania nel febbraio 1989 era morto per difterite un bambino non vaccinato che però viveva in condizioni non adeguate e che in Svezia i rari casi di difterite si erano avuti tra gli alcolisti e quindi tra gruppi sociali emarginati. Questi dati, ovviamente molto importanti, vennero invece omessi completamente dalla propaganda sulla vaccinazione antidifterica condotta molto abilmente dalla Ditta Farmaceutica. In Italia si continua a spaventare i genitori con i pericoli del morbillo riportando 4 casi mortali avvenuti nel 2002 senza però ricordare i migliaia di casi di danni anche gravi di questa vaccinazione, la maggior parte dei quali non vengono registrati perché non riconosciuti. Pochi anni fa io stesso ho visitato 2 bambine di 8 anni con diabeto mellito di 1° tipo che 20-25 giorni prima avevano ricevuto questo vaccino: prima della vaccinazione stavano benissimo, non avevano familiarità per diabete e la malattia era insorta improvvisamente dopo la vaccinazione … ma i miei Colleghi hanno decretato che il vaccino non c’entrava e che il diabete è venuto “per caso” …
Forse quelle due bambine avranno anche evitato il morbillo, però a tutt’oggi e per tutta la loro vita continueranno a farsi 4 iniezioni di insulina al giorno! La gente ha paura, ma qualcuno ha seminato la paura verso certe patologie! Per non parlare di quasi un milione di bambini e ragazzi che sono stati vaccinati nel Veneto dopo i 3 casi mortali di meningite da meningococco di tipo C avvenuti all’inizio del 2008. Ancora oggi si continua questa vaccinazione di massa nonostante non si sappia neppure quanto dura la protezioen offerta dal vaccino, nonostante in altri Paesi europei l’antimeningococcica sia stata sospesa ritenendola inefficace e pericolosa e nonostante essa copra solo verso il 30% delle meningite da meningococco e ci siano alcune centinaia di tipi di batteri che possono causare la meningite (senza contare gli innumerevoli virus).


Il presunto legame tra autismo e vaccinazioni ha fatto discutere a lungo, specie negli ultimi anni. La situazione di continuo aumento della popolazione infantile affetta da questa malattia stimola in effetti ipotesi legate allo stile di vita odierno e alle intossicazioni da prodotti chimici cui i bambini potrebbero essere esposti. Secondo la sua ricerca, il nesso vaccini-autismo ha una sua logica?

La risposta richiederebbe molto più spazio di quello che posso avere in questa sede, pertanto mi limiterei ad esporre un grafico (Fig. 1) dove sono raffigurati i casi di autismo diagnosticati in Danimarca dopo l’inizio delle vaccinazioni di massa con il vaccino MPR (contro morbillo-parotite-rosolia): l’incremento è del 677% dopo soli 4 anni ed è del tutto sovrapponibile a quello registrato negli USA in condizioni simili.

Fig. 1 - Prevalenza dell’autismo in Danimarca in individui di età inferiore a 15 anni.



Per quanto riguarda la relazione tra mercurio contenuto nei vaccini e autismo, vorrei poi far prendere visione della tabella sottostante (Tab. 1). Come si vede, negli anni 1943-52 in California si somministravano solo 25-50mcg di mercurio insieme alle vaccinazioni pediatriche e c’erano circa 10 casi di autismo all’anno, mentre negli anni 1995-1998 si somministravano 187,5mcg di mercurio vaccinale e i casi di autismo sono saliti a 1800 all’anno. Oltre a ciò, la letteratura scientifica che evidenzi la capacità che il mercurio (alle medesime dosi di quello contenuto nei vaccini) ha di causare i danni neurologici che si ritrovano nell’autismo è veramente imponente. La Dr.ssa Elizabeth Mumper, Professore Associato di Pediatria e Medicina della Famiglia all’Università della Virginia e presidentessa di Advocates for Children (una clinica pediatrica di Lynchburg) dice:

“Ho visto una bibliografia contenente più di mille articoli sul mercurio vaccinale che dimostra i vari modi in cui è nocivo. … Le prove ci sono, prove scientifiche buone e attendibili, ma convincere i medici a guardarle è un’altra storia. … Quello che stiamo vedendo è una generazione di bambini che sono stati avvelenati a causa di negligenza e incompetenza. Non potrei dirlo in modo più chiaro: nella Medicina tradizionale, oggi, non esiste speranza per un bambino che ha l’autismo. Tra vent’anni, il fatto stesso che ci sia stato un dibattito sul legame tra autismo e mercurio sarà considerato semplicemente ridicolo”.


Tab. 1 - Incremento dei casi di autismo infantile in relazione all’aumento della esposizione pediatrica al mercurio vaccinale dal 1943 al 1998 nello Stato americano della California (fonte: Environmental Working Group).

Numero medio annuo

dei casi di autismo per anno

Media del mercurio contenuto nei vaccini pediatrici e somministrato in ogni ciclo vaccinale

di nascita in California

25-50 mcg

75 mcg

150 mcg

187,5 mcg

275 mcg

Anni 1943-1952 ?

10

 


 


 


 


Anni 1953-1962 ?

90

Anni 1963-1972 ?

150

Anni 1973-1982 ?

 


190

Anni 1983-1986 ?

370

Anni 1987-1990 ?

 


650

Anni 1991-1994 ?

 


1300

Anni 1995-1998 ?

1800

Primo semestre 1999 ?

 


 



Per una coppia di genitori con un bimbo piccolo che si trova a dover affrontare il problema delle vaccinazioni infantili per la prima volta, qual è un buon punto di partenza per iniziare a formarsi un'opinione propria senza lasciarsi condizionare dai dogmi dominanti? Non è facile uscire dagli schemi in un mondo in cui l'omologazione è pressante. C'è un modo di trovare informazioni e sostegno?

Questi miei quasi 10 anni di lavoro sul tema dei vaccini monitorando nel tempo molti bambini vaccinati e non vaccinati e studiando la letteratura scientifica specialistica mi ha fatto giungere alle conclusioni che ho espresso nel mio libro. Mi è costato molto sacrificio questo lavoro e non l’ho certamente fatto per me, perché mi sta creando più problemi di quelli che avrei previsto. Ad una coppia di genitori con un bimbo piccolo, pertanto, consiglierei solo la lettura di quel libro: l’ho scritto proprio per loro e credo di non ingannare nessuno se dico che è il lavoro più attendibile e più comprensibile e aggiornato che oggi è possibile leggere in italiano.



Se dovesse riassumere in alcuni punti sintetici dei consigli di base per dei genitori di fronte al dilemma vaccinare/non vaccinare il proprio figlio, cosa direbbe loro?

Direi di non decidere in modo affrettato e di fare quello che essi, insieme, “sentono” nel loro cuore dopo aver anche riflettuto su alcuni punti. Prima di tutto direi loro di riflettere sul fatto che i vaccini sono ritenuti farmaci veri e propri e che non esiste un farmaco che faccia solo bene. Pertanto, anche i vaccini hanno dei pro e dei contro e pertanto è necessario essere ben informati su entrambi questi due loro aspetti. Inoltre, come tutti i farmaci, anche i vaccini devono essere strettamente personalizzati: non esiste un farmaco da somministrare massivamente a tutti, ma perché allora lo si fa con i vaccini? Vorrei poi che i genitori riflettessero sul fatto che i farmaci si danno di solito a persone malate e in quel caso è sopportabile accettare che il trattamento abbia anche degli effetti indesiderati, perché tra due mali è corretto accettare il minore, e quindi pur sempre un male. I vaccini invece vanno somministrati a bambini sani e pertanto non è eticamente accettabile che il trattamento farmacologica debba ammalare uno che è sano con lo scopo di sperare di prevenire una malattia che ormai è praticamente scomparsa nei nostri figli (polio, tetano, difterite) o che non è pericolosa (parotite, rosolia) o che rappresenta un pericolo raro e solo per certi bambini che si trovano in particolari condizioni sociali e/o immunitarie (epatite B, morbillo, meningite).
Inoltre, non è accettabile danneggiare neonati sani che si trovano momentaneamente in una condizione totalmente immatura dal punto di vista immunitario e che, se lasciati crescere protetti e fortificati nelle loro difese aspecifiche, probabilmente non svilupperebbero mai quelle patologie che i vaccini, proprio perché vengono somministrati in numero eccessivo e ad una età eccessivamente precoce, possono slatentizzare. Infine, consiglierei caldamente ai genitori di somministrare ai loro figli, sia a scopo terapeutico che preventivo, qualche trattamento naturale e in modo particolare quello omeopatico che, proprio per la sua particolarità di stimolare le difese aspecifiche dell’organismo, è perfettamente in grado di proteggere i loro figli in modo efficace, sicuro e innocuo non solo verso tutte le malattie per cui vengono proposte le vaccinazioni, ma anche verso tutte le altre.



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I commenti degli utenti:
Scritto da Atos Nardin

Buon giorno a tutti ed in special luogo a chi sarà così cortese da fornirmi una risposta esauriente al seguente quesito: ho seguito le argomentazioni del Dr. Gava in merito alle vaccinazioni pediatriche e, per quanto concesso dalla mia profonda ignoranza, posso dire di averle condivise e di conseguenza messe in pratica. Mi rimane però ancora un punto oscuro. Quanto ha influito la vaccinazione, pediatrica e non, nella sconfitta del vajolo? Grazie in anticipo a colui o coloro che saranno così gentili da rispondere.








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