Vaccinazioni

Le vaccinazioni e la salute, la politica e la protesta

Fonte: Repubblica.it


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'Se nei prossimi giorni si chiude la 'pratica' parlamentare, la vaccinazione sarà, e per molto tempo, motivo di conflitto'

Dopo l'approvazione del decreto/vaccini da parte del Senato e alla vigilia del definitivo via libera della Camera che lo trasformerà in legge, bisogna ragionare su quanto è accaduto in questi mesi, lanciando anche uno sguardo sul futuro, perché se nei prossimi giorni si chiude la "pratica" parlamentare, la vaccinazione sarà, e per molto tempo, motivo di conflitto. Per varie ragioni: per l'applicazione concreta di una legge contraddittoria; per le reazioni di migliaia di famiglie; per i ricorsi costituzionali che verranno; per l'uso politico di una misura sanitaria che poteva e doveva essere gestita diversamente. Ma intanto analizziamo.

1) Il Paese. Sono sempre stato convinto del fatto che la maggioranza degli italiani sia favorevole alle vaccinazioni. Lo dicono le percentuali di adesione alla profilassi, anche laddove non è obbligatoria, come in Veneto. Dico di più: gli italiani, in larghissima parte, non hanno neppure compreso le ragioni delle tante proteste degli ultimi mesi, sia perché non hanno mai verificato reazioni avverse ai vaccini, sia perché poco informati sui casi di danni da vaccino. Perciò non bisogna meravigliarsi se molti senatori e deputati approvano il decreto: sono pienamente convinti dell'importanza delle vaccinazioni, a prescindere dalle polemiche, dagli interessi economici, dagli ordini di scuderia del partito di appartenenza. Al dunque, i vaccini godono di un ampio consenso sociale, politico, scientifico.

2) La protesta. In Italia, come in altri paesi occidentali, da parecchi anni esistono associazioni impegnate contro i danni da vaccino. Che ci sono stati, ci sono e ci saranno. Quanti è difficile dirlo, perché come avviene per migliaia e migliaia di casi di malasanità - che provocano ogni giorno alcuni decessi - è sempre particolarmente complicato dimostrare il nesso casuale. Tuttavia gli effetti avversi sono reali, concreti: non per nulla il fondo statale ad hoc è stato triplicato. Per lungo tempo la protesta è rimasta sotto traccia, contenuta nei "meandri" del web, del passaparola (in parte alimentata dal film Vaxxed, girato dal sostenitore del rapporto tra vaccino Mpr e autismo, Wakefield, in seguito radiato per aver truccato una ricerca). Il decreto Lorenzin ha fatto da catalizzatore, ha funzionato come una miccia facendo esplodere la piazza e dilagando nella Rete: migliaia e migliaia di persone hanno dato vita a manifestazioni in decine di città (ultima ieri a Milano e domani di nuovo a Roma), riuscendo perfino a portare a Pesaro, l'8 luglio, tra le trenta e le quarantamila persone. Un movimento vario e articolato è cresciuto rapidamente, nonostante la cappa del silenzio mediatico.

3) Il dissenso. Seguendo le vicende di salute pubblica da tantissimi anni, posso testimoniare di non avere mai visto crescere un dissenso tanto ampio e profondo in così poco tempo. Il decreto è riuscito a unire posizioni diversissime tra di loro, dai sì-vaxx ai contrari e basta. Per dire: la senatrice Dirindin, forse la migliore testa pensante della Sanità nel Pd, e adesso Art.1, ha presentato una legge - che condivido in pieno - diametralmente opposta al progetto ministeriale. Su questa posizione provaccini eppure in disaccordo con il decreto, si sono ritrovati moltissimi studiosi ed esperti, con le carte in regola dal punto di vista scientifico. Poi ci sono i free-vaxx, l'area forse più ampia, contraria comunque all'obbligo, e però possibilista se il governo avesse fatto qualche concessione in più. E infine i no-vaxx, divisi al loro interno tra gli esitanti, i restii perché hanno visto da vicino le conseguenze - talvolta gravi, rarissimamente mortali - dei vaccini. E da ultimi gli anti-vaxx, senza se e senza ma, convinti che i vaccini siano pericolosi e non vogliono sentire ragioni. Ma questi sono una minoranza. Sarebbe necessaria un'altra distinzione tra le magliette arancioni e bianche: si farà in un'altra occasione.

4) La salute. Che ci sia stato un calo delle vaccinazioni è indubbio. E nonostante l'obbligo. Che questo calo sia stato strumentalizzato è altrettanto indubbio. Dapprima sono stati pompati alcuni casi di meningite (malattia molto grave), che però non potevamo determinare una emergenza, perché nulla sosteneva questa ipotesi. Dopo si è passati ai vaccini d'obbligo, che dalla soglia del 95 per cento sono scesi a poco più del 93, creando un allarmismo ingiustificato. Ma il vero "campo di battaglia" è diventato il morbillo, che ha registrato un calo della profilassi, assestandosi a poco più dell'86 per cento dei vaccinati, rispetto al precedente 90 per cento. L'Istituto superiore di Sanità, sulla base di questi dati, ha supportato una campagna mirata a convincere la popolazione dell'esistenza di una epidemia. Alcuni episodi sono stati usati a questo fine: il bambino di Monza contagiato dai fratellini non vaccinati (una falsità che ha portato a definire assassini i genitori; due decessi al Bambino Gesù di Roma, il primo "scoperto" dopo due mesi ma durante lo scontro parlamentare sul decreto, il secondo poco chiaro perché il piccolo deceduto era stato vaccinato...).

Però l'asso nella manica è stato l'alto numero di contagiati. Bene: allora non si capisce perché in un decennio abbiamo visto, almeno per due annate, un numero superiore di malati, senza che si sia gridato "al lupo" invocando l'obbligo per il morbillo. Situazioni sottovalutate in passato o sopravvalutate adesso? Mi convince di più questa seconda ipotesi. C'è comunque un però: anche se ammettiamo la presenza di un'epidemia, i dati raccolti dall'Iss dicono che i tre quarti degli infetti hanno dai 15 ai 65 anni e più. Ma l'obbligo vaccinale imposto dal decreto riguarda solo asili e scuole. Come la mettiamo con gli adulti? Con il personale scolastico e sanitario? Ho scritto più e più volte che se si vuole tutelare davvero la salute pubblica, devono essere vaccinati anche i maggiorenni. Una posizione espressa peraltro dalla Dirindin in Senato: ovviamente è rimasta inascoltata.

5) La Scienza. Proprio la questione vaccini dimostra che la scienza non è un Moloch, un totem. La comunità scientifica ha evidenziato che la democrazia è parte essenziale del pensiero razionale. Purtroppo si confonde spesso la scienza con il metodo scientifico, che certamente ha delle regole da rispettare. Ma la scienza applicata si presta a diverse interpretazioni. Per fare un esempio, se tutti concordano sull'importanza e sul valore dei vaccini, non tutti invece condividono tout-court l'immunità di gregge a certe soglie. Perché sicuramente varia da vaccino a vaccino, perché quel fatidico 95 per cento non è di per sé una garanzia, anzi in alcuni casi è proprio una balla. Prendiamo lo stesso morbillo: non ha mai superato il 91 per cento, ma in alcuni anni i contagiati sono stati nell'ordine di centinaia, in altri, con la stessa percentuale di copertura, abbiamo avuto migliaia di casi. Queste convinzioni sono di una parte del mondo scientifico (penso ai ricercatori della Cochrane e a tanti igienisti ed epidemiologi molto quotati), che ha messo in chiaro quanto sia importante e necessario il confronto democratico, e quanto sia invece riduttivo e retrogrado il pensiero unico nella scienza.

6) La politica. Senza un intervento politico determinante, forse la discussione sui cali vaccinali sarebbe stata più serena, meno drammatica, meno divisiva. La svolta vera l'ha data il segretario del Pd, Renzi, quando ha capito che il maggiore antagonista, il Movimento Cinque Stelle, era ondivago sui vaccini. Dichiarazioni tentennanti e uscite bizzarre (le scie chimiche), avevano prestato il fianco alle critiche e all'ironia, e sapendo che la maggioranza degli italiani è pro-vaccini, il Pd e la ministra Lorenzin hanno premuto sull'acceleratore del decreto. Da quanto posso ricordare, tranne che in alcuni casi mirati, mai una decisione così importante di politica sanitaria è stata imposta per decreto.

Non solo: nel Piano vaccinale 2017-2019 approvato a inizio d'anno, non si faceva cenno né a leggi, né a decretazione d'urgenza. Il cambio di rotta di 180 gradi si è avuto quando la maggioranza di governo, convinta di poter mettere con le spalle al muro l'avversario e di averne un ritorno di consenso, ha fatto diventare i vaccini un'arma politica. Scontrandosi di conseguenza con le opposizioni: ovviamente il M5S - che nel frattempo era corso ai ripari nominando loro esperto il professor Silvestri, epidemiologo molto stimato - e la Lega, che ha "cavalcato" il tema vaccini cercando di ricomporre le divisioni interne (perché Zaia, presidente della Regione Veneto, non ha mai imposto l'obbligo, mentre la Lombardia guidata da Maroni aveva sostenuto il governo nella Conferenza delle Regioni), e dopo aver capito che la piazza era particolarmente reattiva. Ma il vero "colpo di scena" è arrivato da Forza Italia che ha appoggiato il governo in Senato. Senza questo sostegno forse il decreto non sarebbe passato. E, sempre forse, è stata messa alla prova la possibilità di un'alleanza futura.

Resta il capitolo decreto/legge. Limitato. Contraddittorio. Vulnerabile. Ma questa è un'altra storia.



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