Vaccinazioni

Vaccinazioni, nuovi rischi - Intervista al Dr. Roberto Gava

Fonte: EfferveScienza



vaccinazioni
"Il danno dei vaccini è cumulativo ed è tanto maggiore quanto più numerosi sono i vaccini e tanto più è piccolo e immunologicamente immaturo il bambino"

Parla il medico diventato con i suoi libri il punto di riferimento del fronte anti-vaccinazioni La bilancia dei rischi ha superato quella dei benefici. Intanto anche il Nobel Luc Montagnier gli dà ragione


La correlazione fra vaccini e autismo http://www.informasalus.it/it/articoli/vaccino-mpr-autismo-lancet.php?
Tutta una balla”. Così hanno sentenziato, tirando un bel respiro di sollievo, al British Medical Journal (BMJ), una delle bibbie della scienza ufficiale, dopo la pubblicazione di una ricerca che sbugiarda uno dei principali studi anti-vaccinazioni: quello del medico Andrew Wakefield pubblicato nel 1998 su The Lancet. “Una frode deliberata”, ha scritto il BMJ su un suo editoriale, sentenziando che (di conseguenza?) “questo dovrebbe chiudere le porte a tutte le affermazioni su un legame tra vaccinazioni e autismo che ci sono state negli anni successivi”.


Eh sì, cari amici: contro il fronte del “no” ai vaccini è in atto una massiccia controffensiva da parte del Sistema. “A fronte di un crescente movimento anti-vaccini è fondamentale rilanciarne la cultura vaccinale (sic!) in Italia”, gli ha fatto eco da noi in Italia il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) Enrico Geraci, ricordando che “i vaccini sono uno dei principali strumenti di sanità pubblica per il controllo delle malattie”.

Tant’è che il nuovo Piano Nazionale Vaccini (PNV) previsto per  il triennio 2010-2012 e presentato il mese scorso, non solo ha confermato l’intero calendario di vaccinazioni già in uso (dunque l’obbligo per difterite, tetano, poliomelite ed epatite B; poi pertosse ed emofilo disponibile nella formula esavalente; la consigliata trivalente per morbillo, rosolia e parotite: fanno già 13 vaccini - più i richiami - da somministrare nei primi anni di vita), non solo dicevamo ha confermato l’intero calendario di 13 vaccinazioni, ma ne ha raccomandate altre quattro. E cioè: varicella, antimeningococco C, antipneumococco e l’appena sperimentato HPV, l’antipapillomavirus destinato alle dodicenni italiane.

Saranno mica troppe 17 vaccinazioni? Su questo non sembra che il BMJ né l’ISS o il PNV (mamma mia quante sigle!) si siano posti qualche piccolo interrogativo. E pazienza se tra le tante voci fuori coro si è aggiunta adesso persino quella di Luc Montagnier. Sì, proprio lui: il co-scopritore del virus dell’Aids, premio Nobel per la medicina 1983. “I vaccini andrebbero assunti solo dai soggetti davvero a rischio”, ha detto Montagnier, auspicando “terapie naturali antiossidanti prive di effetti collaterali” e “molto meno costose”. Frasi che ovviamente non sono riecheggiate su nessun quotidiano italiano. Al contrario degli strilli sui  morti per l’influenza A (13 in tutt’Italia), tutti guardacaso con patologie gravissime già a loro carico. 

In Italia, se la critica si allarga, e se insieme ad essa cresce la consapevolezza sui rischi e sui danni da vaccino, il merito è anche delle voci che si sono levate in questi anni. Voci isolate, spesso oggetto di debunking se non di vere e proprie persecuzioni. Voci, appunto, come quella di Roberto Gava, da anni paladino e punto di riferimento del fronte anti vaccinazioni. Medico, 54 anni, residente a Padova (“Ho lavorato 15 anni nell’Istituto di Medicina Clinica dell’università, dedicandomi alla ricerca in campo cardiovascolare”), Gava è specializzato in cardiologia, farmacologia clinica e tossicologia medica, ma anche in nuove tecniche terapeutiche tra cui l’agopuntura cinese e l’omeopatia classica.

Ha iniziato a occuparsi di vaccinazioni alla fine degli anni Novanta,  raccogliendo bibliografia e scrivendo il suo primo libro sull’argomento, “Le vaccinazioni pediatriche”, poi ampliato ad ogni nuova edizione e seguito da altri libri (“La Sindrome Influenzale”, “Vaccinare contro il Papillomavirus?”, “Vaccinare contro il Tetano?”, “L’influenza suina A/H1N1 e i pericoli della vaccinazione antinfluenzale”) che l’hanno fatto conoscere anche al di fuori dei confini del Veneto. E’ inoltre autore di libri di farmacologia e di più di un centinaio di pubblicazioni scientifiche. Recentemente, scrive articoli per un sito di informazione sanitaria (www.informasalus.it). In più, partecipa a conferenze e convegni, ultimo dei quali quello organizzato in febbraio a Campodarsego (Padova) dagli amici di Radio Gamma 5 e di Autismo Padova, “Vaccinazioni: parliamo di danni”, dove lo abbiamo ascoltato e intervistato. 

Che dice il dottor Gava? Fondamentalmente questo: non che le vaccinazioni siano di per se stesse pericolose, ma piuttosto che la bilancia rischi-benefici con gli anni si è rovesciata. “All’inizio i vantaggi ci sono stati. Non nego che l’abbattimento di malattie sia stato causato “anche” dalle campagne di vaccinazione, ma ora?”, si domanda Gava. E giù dati: il morbillo, l’antipolio che resiste “nonostante dal 2002 l’Europa sia stata dichiarata polio-free”, il tetano pediatrico che “da trent’anni non presenta un caso di mortalità, uno solo, in Europa”. E ancora diagrammi, statistiche, il caso dell’epatite B di cui l’Italia ha fatto il primo obbligo mondiale “mentre in Francia è stato anche ritirato per presunti danni da sclerosi multipla, ma poi ricommercializzato”. E così via. “Verificate tutto quello che vi dico”, suggerisce Gava dal palco. E, dopo un secondo di pausa, aggiunge: “… ma è tutto vero”.

Lei non ce l’ha totalmente con le vaccinazioni, ma con il loro farle a tappeto, indiscriminatamente. Giusto, dottor Gava?
“Sì, le vaccinazioni pediatriche non sarebbero in se stesse pericolose se venissero seguiti alcuni accorgimenti. Le vaccinazioni sono un atto medico vero e proprio e, come tutti i trattamenti sanitari, devono essere personalizzate. Oggi però si è optato per la somministrazione di massa a tutti i bambini, indipendentemente che siano nati a termine o prematuramente, che siano sani o in convalescenza o ancora portatori di qualche lieve malattia, che siano immunologicamente forti o deboli. Anzi, più sono deboli e affetti da patologie croniche e più vengono vaccinati con la speranza di proteggerli dalle patologie infettive facilmente trasmissibili. Forse le vaccinazioni di massa potevano anche andare bene quando se ne facevano poche per volta, come le 3 che si facevano fino al 1990, ma poi, credendo che i vaccini non facciano male ma senza aver mai indagato approfonditamente questo argomento, si è iniziato ad aggiungere vaccino a vaccino fino ad arrivare a somministrare 7-8 vaccini a neonati di 2-3 mesi e ripetendoli indiscriminatamente aggiungendo altri 5-6 vaccini quando il bambino ha da poco superato l’anno”.

Appunto: e il risultato qual è?
“Il danno dei vaccini è cumulativo ed è tanto maggiore quanto più numerosi sono i vaccini e tanto più è piccolo e immunologicamente immaturo il bambino. Infatti, ogni vaccinazione induce una squilibrio e un indebolimento immunitario che ha un picco circa 10-12 giorni dalla vaccinazione. Il vaccino, quindi non fortifica il sistema immunitario, ma lo indebolisce. Poi, col passare delle settimane, se il bambino ha una sufficiente capacità reattiva e se ha un assetto immunitario adeguato e una buona scorta di antiossidanti, riesce a superare l’evento critico e piano piano rinormalizza le sue difese. I bambini però che hanno un sistema immunitario troppo debole, o che sono immaturi o che sono portatori di una malattia direttamente correlata con il sistema immunitario, possono non riuscire a normalizzare lo squilibrio vaccino-indotto e allora svilupperanno una patologia nel loro specifico punto debole che sarà tanto più grave quanto più è grave il loro deficit”.

Non le abbiamo chiesto com’è che lei ha iniziato a occuparsi di vaccinazioni…
“Perché mi ero accorto, visitando i bambini, che molti di loro avevano avuto degli evidenti peggioramenti o regressioni dopo le vaccinazioni infantili. Così ho cominciato a raccogliere bibliografia e scrivere i primi libri. La loro pubblicazione mi ha fatto conoscere in molte regioni italiane e ho ricevuto molti inviti a partecipare a conferenze e convegni, anche perché non ci sono molti medici che hanno sviscerato il tema delle vaccinazioni e ce ne sono meno ancora che hanno affrontano in modo scientifico l’argomento”.

Lei prima parlava di “accorgimenti” da prendere: quali esattamente?
“Prima di eseguire una vaccinazione dovremmo fare due cose: o sottoporre il bambino ad uno screening immunologico in modo da conoscere se il suo sistema immunitario è sufficientemente forte per sopportare la vaccinazione e se ha adeguate scorte di antiossidanti (specie il glutatione) oppure dovremmo attendere che il bambino cresca (almeno fino ai 2-3 anni) ed esprima clinicamente la sua forza o debolezza immunitaria”.

Sul numero di aprile 2010 abbiamo riportato i dati sulla sindrome autistica nel mondo occidentale: negli ultimi dieci anni è passata, da un caso su 1000 bambini a uno su 100-150. Il BMJ non sarà d’accordo, ma noi le chiediamo: è colpa, e se sì quanto, delle vaccinazioni?
“La sindrome autistica è in netto aumento in tutto il mondo e sappiamo che la causa di questa crescita è multifattoriale. Esistono però numerosi studi che correlano questa crescita autistica sia alla presenza del mercurio nei vaccini, sia alle vaccinazioni pediatriche, sia in particolare a certe vaccinazioni, come quelle con virus vivi, in primis la vaccinazione antimorbillosa. E’ vero che esistono anche studi scientifici che negano questa relazione, ma credo che oggi, se si vuole fare un’analisi seria di un qualsiasi problema sanitario, siano da scegliere solo studi scientifici condotti da ricercatori indipendenti dall’industria farmaceutica, perché sono numerosi i lavori che dimostrano che se l’industria farmaceutica è la committente di uno studio, ne influenza grandemente i risultati. Infatti, un articolo pubblicato ancora nel 1998 dallo stesso BMJ ha concluso dicendo che nel condurre le loro ricerche, di solito, i ricercatori sono finanziati dalle aziende farmaceutiche e questo fatto condiziona le conclusioni degli studi nel 90 per cento dei casi. Si pensi addirittura che un autorevole ricercatore greco, John Ioannidis, nel 2005 ha pubblicato un articolo in PloMedicine in cui ha affermato: ‘Occorre rassegnarsi all’idea che gli studi scientifici è più probabile che siano falsi piuttosto che veri’. Questo la dice lunga”.

Come spiega il dato del Veneto che pur avendo tolto l'obbligatorietà continua ad avere percentuali del 94% di bambini vaccinati: disinformazione, propaganda ufficiale martellante o che altro?
“La disinformazione è sicuramente un punto molto importante, ma a mio avviso sono più disinformati i medici, perché non sanno assolutamente nulla dei danni da vaccini, dato che ricevono informazioni scientifiche solo dagli informatori farmaceutici pagati dall’industria farmaceutica o da convegni o seminari organizzati da quest’ultima. Molti medici poi, sia perché non sanno queste cose, sia per motivi medico-legali per i quali preferiscono non assumersi responsabilità, spingono verso le vaccinazioni (che a loro vengono anche adeguatamente retribuite) e per essere più sicuri che vengano accettate, spaventano i genitori con messaggi allarmistici: ‘Se non vaccinerete vostro figlio sarete responsabili nel caso gli capiti una malattia grave o che muoia’. Oggi si è soliti far leva sulla paura, perché si sa che la paura scatena una reazione emotiva e la reazione emotiva non è controllata dal ragionamento. Chi fa leva sulla paura vuole che non si ragioni, perché è più facile pilotare i comportamenti di coloro che non ragionano e che, spinti dall’emotività e dalla fretta di dare una risposta alla loro angoscia, obbediscono alle direttive di chi detiene il potere e rassicura dicendo di avere il rimedio per controllare la paura: in questo caso la terapia proposta è quella di eseguire un gran numero di vaccinazioni”.

Lei non dev’essere molto simpatico al sistema ufficiale: in questi anni ha mai ricevuto pressioni, minacce o altro?
“Minacce concrete no. Solo il commento di alcuni medici che dicevano che io dovrei essere espulso dall’Ordine per ‘sovversione delle regole istituzionali’”.

Tornasse indietro, rifarebbe tutto quello che ha fatto o no?
“Il mio carattere mi impedisce di fare diversamente. Per fare quello che faccio devo studiare la letteratura scientifica e scrivere i miei articoli e i libri di notte e durante i fine settimana, sacrificando tutto il mio tempo libero e un po’ anche la famiglia, ma io intendo la medicina come una missione e mi sento in dovere di fare questo, indipendentemente dal ritorno che posso avere. Il “grazie” di tanti genitori e la salute che vedo rimanere in moltissimi bambini non vaccinati, o che vedo piano piano ritornare in molti bambini danneggiati dai vaccini, mi ripaga abbondantemente”.



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