Vaccinazioni

Vaccinare o no i nostri animali domestici? - 1 parte

Fonte: Il Granulo


CATEGORIE: Vaccinazioni , Animali

Le vaccinazioni costituiscono il primo intervento profilattico che si esegue quando si prende con sé un animale. Cani, gatti, cavalli e tutti gli animali domestici soffrono di malattie proprie della specie che specialmente se contratte in età giovanile, sono mortali: per esempio, il temutissimo cimurro del cane, malattia virale che non perdona e nel caso che qualche soggetto si salvi porterà per sempre i segni neurologici del suo passaggio. O il tetano per il cavallo e la gastroenterite infettiva del gatto.
Sappiamo anche che i vaccini hanno degli effetti collaterali a volte imponenti:
febbre, abbattimento, comparsa d’eruzioni purulente, asma ecc, ma il fantasma delle malattie infettive è talmente grande, che preferiamo correre il rischio della vaccinazione.
Coloro che iniziano a curarsi con l’Omeopatia si chiedono se anche il proprio animale possa usufruire di questo metodo di terapia e cercano un veterinario che sappia affrontare il problema vaccinazione come loro lo hanno affrontato per i figli o per se stessi.
Quando mi affidano la cura di un cane adulto, non ricorrere ai richiami annuali e iniziare il trattamento omeopatico è forse più semplice che affrontare il problema vaccinazione in un cucciolo.
E’ una grossa responsabilità decidere se vaccinare o no l’animale, poiché sia l’una sia l’altra decisione comportano i rischi per la salute del paziente. Bisogna valutare molti fattori. Prima di tutto da dove proviene l’animale: se da un canile o gattile, se trovato per strada abbandonato, il problema è molto più serio rispetto ad un soggetto nato in casa in ambiente famigliare. Purtroppo, so ha la pessima abitudine a vaccinare immediatamente soggetti trovati o abbandonati per evitare che contraggano qualche malattia, atteggiamento che io ritengo molto rischioso per la salute. Un animale in tali condizioni è già sottoposto a notevole stress, è denutrito, spaventato, non si sa se ha assunto il primo latte della madre. Nella mia pratica clinica, a coloro che si rivolgono a me per la vaccinazione, consiglio un’immediata verminazione, l’assunzione di farmaci immunostimolanti prodotti col metodo omeopatico della diluizione e dinamizzazione per almeno due settimane e tenere l’animale in ambiente tranquillo, al caldo se si è in inverno, senza sottoporlo a stress fisici. Solo dopo che l’animale si è ambientato e ha prodotto nuovi anticorpi appropriati al luogo in cui vive, dopo che il suo sistema immunitario ha reagito, è in grado di sopportare la prima vaccinazione.
Qualcuno potrebbe ritenere che quanto sopra esposto sia il vaneggiamento di un omeopata, ma se si va a leggere il bugiardino annesso alle confezioni di vaccini per cani e gatti c’è scritto:
1) Vaccinare solo animali in perfetto stato di salute e correttamente sverminati da almeno 10 giorni.
2) È raccomandato non sottoporre gli animali a sforzi fisici importanti durante il periodo d’instaurazione dell’immunità (circa due mesi).

Purtroppo questi avvertimenti non sempre sono presi in considerazione e i vaccini sono somministrati anche da personale che non dovrebbe farlo, come lavacani, addestratori, operatori del canile, i quali non hanno cognizione di cosa possono provocare nell’organismo animale.
Dunque, la decisione di non vaccinare un cucciolo, viste le premesse, non è più rischiosa di vaccinare un animale immunodeficiente.
Quando i clienti chiedono cosa fare, consiglio loro che la decisione deve far parte di un percorso: non vaccinare l’animale e lasciarlo così in balia degli eventi è scellerato, mentre scegliere di non vaccinarlo e seguirlo in un percorso omeopatico con il rimedio più simile è una scelta che, fino ad ora, nella mia esperienza, ha avuto successo.
Anche la scelta mista, cioè vaccinare in un secondo momento dopo che l’animale si è assestato e somministragli l’antidoto omeopatico per le avverse reazioni vaccinali può essere un compromesso accettabile. In conclusione, non c’è una regola prestabilita, di volta in volta dipende dalle situazioni e dalla storia patologica del singolo paziente.



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