Salute

Gli usi delle erbe alpine


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aglio erbe alpine
L'aglio, oltre ai noti usi alimentari, ha anche un’ottima funzione medicinale

L’Arco Alpino è ricchissimo di erbe di montagna, alcune molto conosciute, altre meno, tutte comunque con importanti funzioni pratiche, che possono essere alimentari, medicinali od ornamentali. Le più note sono l’achillea, il plantago, il trifoglio, il dente di leone e l’ortica.

Le ortiche (e questo vale per tutte, non solo per quelle di montagna) diventano un’ottima pietanza commestibile una volta bollite: vi si possono fare il risotto, la pasta e la frittata, per fare alcuni esempi. Per fare la frittata occorre sbattere nelle uova ­ e si raccomanda di prendere uova di galline allevate all’aperto ­ le ortiche, scaldando nel frattempo una padella in cui poi, quando sarà ben calda, si verserà la miscela ottenuta: ovviamente bisognerà far cuocere la frittata per dieci minuti e poi girarla e tenerla per altri dieci minuti circa finché sarà pronta.  Per raccogliere le ortiche è necessario mettersi dei guanti ben robusti per evitare le ben note irritazioni a causa dei loro peli.

Il plantago, della famiglia delle Plantaginacee, ha un’importante funzione medicinale in quanto può essere utilizzato per preparare uno sciroppo contro la tosse che rappresenta una valida alternativa agli antibiotici: occorre lasciare una soluzione di miele e foglie di plantago per quaranta giorni al sole e poi sotto terra per tre mesi; una volta pronto, basta un cucchiaio al giorno per avere un sollievo dalla tosse. Questa preparazione l’ha spiegata bene l’erborista altoatesina Annares Ebenkofler.

L’achillea millefoglie (Achillea millefolium), della famiglia Asteracee (o Composite), può avere diversi usi. Trova utilizzo anche per cicatrizzare le ferite se applicata con compresse di garza sulla parte interessata. Può anche essere usata per combattere i raffreddori o la febbre, se mescolata con l’aceto e assunta tramite inalazioni o bagni di vapore. Secondo la leggenda, l’achillea trarrebbe il suo nome dall’eroe greco Achille, che se ne serviva per curare i soldati durante la guerra di Troia; fu poi il naturalista Plinio il vecchio a conferirle questo nome. L’impiego di questa pianta è comunque più antico, poiché era già usata dagli uomini di Neanderthal. Il suo uso è sempre poi proseguito nella storia dell’umanità, tanto è vero che era presente anche nel prontuario di primo soccorso dei soldati della Prima guerra mondiale. I succhi di achillea ­ anche di specie diverse dalla millefoglie ­ erano usati dai montanari contro le ragadi, le ulcerazioni delle ferite e delle emorroidi. Un’altra specie di achillea, la Achillea moscata, viene usata in Svizzera per un liquore stomachico, mentre se ne usano altre specie in Svezia per insaporire la birra. La Achillea ptarmica viene invece usata per insaporire l’insalata.

Il trifoglio rosso, della famiglia delle Fabacee (o Leguminose), può anch’esso avere funzioni sia alimentari sia culinarie. Una ricetta interessante è la zuppa di trifoglio rosso: per farla occorre un mazzetto di trifoglio, due porri, due patate, tre zucchine e uno spicchio d’aglio. Il trifoglio va opportunamente lavato e tagliato a pezzetti, i porri van tritati e fatti rosolare con poco olio; dopo bisogna unire ai porri i trifogli, le patate e le zucchine a tocchetti; dopo si aggiunge un litro di brodo vegetale lasciando cuocere per trenta minuti, aggiungendo un po’ di pepe a cottura ultimata. Il miele di trifoglio è poi un ottimo rimedio contro il raffreddore, ed è possibile trovarlo in alcune aziende apicole. I  fiori di questa pianta possono essere usati anche per preparare gli  infusi. Le proprietà del trifoglio erano analizzate anche nell’antica Grecia da Dioscoride e Galeno.

L’aglio (Allium sativum), della famiglia Liliacee, oltre ai noti usi alimentari, ha anche un’ottima funzione medicinale: nella medicina popolare della valle Imagna, sulle Prealpi Orobiche, si usa tradizionalmente un infuso ottenuto mettendo a macerare per una notte due spicchi di aglio tritato o pestato nell’acqua o nel latte, per eliminare la renella ed i calcoli urinari. Quella valle ha una particolare tradizione di medicina popolare, come possiamo imparare dai vari testi presenti sull’argomento. L’aneto (Angelica archangelica), della famiglia delle Ombrellifere, viene tradizionalmente utilizzato come infuso delle radici per combattere gli spasmi dello stomaco. L’equiseto arvense (Equisetum arvense), della famiglia Equisetacee, trova invece applicazione come integratore di sali minerali: la polvere della pianta secca accelera la saldatura delle fratture; il decotto della pianta è diuretico ed arresta l’emorragia; l’impianto serve per curare gli eczemi, i pruriti e le ulcere alle gambe.

Ci sono poi moltissime altre erbe con i loro molteplici usi e sarebbe davvero un’opera molto lunga elencarle tutte. Per ulteriori approfondimenti si può leggere il libro “Erbe selvatiche per cucinare e stare bene” o il trattato pratico di fitoterapia di Enrica Campanini “Dizionario di fitoterapia e piante medicinali” ; altri interessanti trattati di erboristeria si possono reperire tra i testi più antichi, specie nelle librerie dei monasteri.



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