Denuncia sanitaria

Quel trilione e mezzo pagato allo smog

Fonte: Valori (Rivista)


CATEGORIE: Denuncia sanitaria

smog
Sette milioni. Tante sarebbero, ogni anno, le morti premature connesse all’inquinamento dell’aria nel mondo

Vite umane finite prematuramente, giorni di malattia, disabilità, perdita di attività economiche. Tante voci di costo che gas serra ed eventi climatici estremi incrementano. Che per l’Italia valgono il 4,7% del Pil.

Sette milioni. Tante sarebbero, ogni anno, le morti premature connesse all’inquinamento dell’aria nel mondo. Circa una su otto di quelle totali. Un dato sconvolgente se pensiamo che gran parte delle emissioni inquinanti potrebbero essere ridotte grazie a tecnologie e informazioni che già possediamo. Ma anche un costo economico pesantissimo da sostenere per le amministrazioni pubbliche, quantificato in un rapporto (Economic cost of the health impact of air pollution in Europe) pubblicato quest’anno dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Per i soli Paesi europei vigilati dall’Oms sono stati stimati più di 1,43 trilioni di dollari (cioè migliaia di miliardi) di costi a partire dal 2010 per 600mila morti premature dovute
all’inquinamento atmosferico; e fino a 1,57 trilioni di dollari se si sommano gli impatti complessivi sulla salute (malattie e disabilità). In 44 di queste nazioni si tratta di costi sociali che superano l’1% del loro prodotto interno lordo; in 10 (soprattutto Paesi a basso reddito dell’Est Europa) l’inquinamento atmosferico vale oltre il 20% del Pil; in Italia il danno sarebbe il 4,7% del Pil (88,5 milioni di euro).

PRESSIONE SANITARIA
Macrodati che fanno anche più impressione se tradotti in effetti diretti sulla vita delle persone. E lo si capisce, ad esempio, dalle parole di Celestino Panizza, medico del lavoro e membro di Isde, l’associazione italiana dei medici per l’ambiente: «Stime molto solide dicono che se oggi ho un aumento di soli 10 microgrammi di PM10 per metro cubo d’aria (cioè le famose polveri sottili con un diametro uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro, ndr), nel corso dei sette giorni successivi potrò constatare l’innalzamento dei ricoveri ospedalieri, di accessi al pronto soccorso, dell’impiego di farmaci antiasmatici, del manifestarsi di malattie cardiovascolari, di ictus e infarti del miocardio, e infine della mortalità a breve termine. Oltre alle conseguenze a lungo termine, date da un’esposizione prolungata a certi livelli di inquinanti dell’aria: cioè una maggiore insorgenza di tumori polmonari e malattie cardiovascolari».

E non solo. Perché se è vero che vi sono pure studi in positivo, ovvero che dimostrano benefici diretti e quasi immediati per la salute qualora si abbia un miglioramento della qualità dell’aria, «una grossa parte dell’inquinamento – sottolinea Panizza – avviene attraverso la catena alimentare: tramite fitofarmaci ed erbicidi che rimangono nei terreni e nelle acque, oppure con inquinanti come diossine e policlorobifenili, che sono composti lipofilici e si accumulano nei grassi, e quindi nella carne e nel latte degli animali che noi mangiamo, e che attraverso fenomeni di bio-accumulazione possono giungere fino al latte materno».

PRESSIONE AMBIENTALE
Un cambio di rotta, insomma, pare quanto mai urgente. Soprattutto nel momento in cui il circolo vizioso emissioni inquinanti-surriscaldamento globale-cambiamenti climatici somma ai costi umani e socio-sanitari dell’aria malsana anche quelli connessi agli eventi climatici estremi: tra 1980 e 2004 sarebbero infatti pesati sulla collettività per 1,4 trilioni di dollari (solo un quarto dei quali coperti da assicurazioni), almeno secondo una ponderosa analisi
pubblicata nel luglio scorso dalla Rockfeller Foundation e Commissione Lancet (Safeguarding human health in the Anthropocene epoch). Un documento nel quale si ricorda che entro il 2050 una cifra compresa tra 50 e 350 milioni di persone sarà costretta a lasciare le proprie case per ragioni connesse al clima (aumento del livello del mare o scarsità d’acqua, desertificazione o mancanza di cibo, povertà).

Quanto esattamente potrà costare economicamente tutto ciò non è forse ancora prevedibile, ma qualche cifra relativa a situazioni recenti e localizzate può tuttavia darci l’idea dell’importanza di mitigare certi fenomeni: l’uragano Katrina, abbattutosi su New Orleans e sul Golfo del Messico nel 2005, con i suoi 1833 morti, sarebbe stato infatti il più dispendioso disastro naturale nella storia degli Stati Uniti, arrivando a costare fino a 108 miliardi di dollari di soli danni materiali; mentre i fenomeni di acidificazione delle acque, che minacciano le barriere coralline americane, elementi fondamentali per il ciclo di vita delle specie che alimentano il settore ittico, coinvolge 16 delle 23 bioregioni marine Usa, arrecando già 110 milioni di dollari di danni all’industria delle ostriche, e mettendo in pericolo 3200 posti di lavoro.



Hai un account google? clicca su:





Commenta l'articolo Commenta l'articolo Commenti (0)  |  Condividi su Twitter Condividi su Facebook Stampa  Vota l'articolo
  x x x x x  | Votazioni (0)







Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono puramente divulgative. Tutte le eventuali terapie, trattamenti o interventi energetici di qualsiasi natura che qui dovessero essere citati devono essere sottoposti al diretto giudizio di un medico. Niente di ciò che viene descritto in questo articolo deve essere utilizzato dal lettore o da chiunque altro a scopo diagnostico o terapeutico per qualsiasi malattia o condizione fisica. L'Autore e l'Editore non si assumono la responsabilità per eventuali effetti negativi causati dall'uso o dal cattivo uso delle informazioni qui contenute. Nel caso questo articolo fosse, a nostra insaputa, protetto da copyright, su segnalazione, provvederemo subito a rimuoverlo. Questo sito non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con una frequenza costante e prestabilita. Gli articoli prodotti da noi sono coperti da copyright e non possono essere copiati senza nostra autorizzazione