Vaccinazioni

Torna la guerra sui vaccini ma ora è anche nel M5S

Fonte: Repubblica.it


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La guerra sui vaccini ha ripreso vigore. A parti invertite. L'anno scorso l'aveva scatenata l'ex ministra Beatrice Lorenzin, provocando molte reazioni negative, però ottenendo anche un largo consenso. Adesso con M5S e Lega al governo, sono loro a rianimarla (con il voto in Commissione Affari Costituzionali, che permette ai non vaccinati di entrare quest’anno all’asilo), avendo ugualmente largo consenso nel proprio elettorato ma suscitando al tempo stesso le ire di larga parte della comunità medico/scientifica e della opinione pubblica (e non solo quella che si oppone all'attuale governo, perché, come vedremo, c'è un'articolazione di posizioni perfino tra i Penta-Stellati).

Avendo vissuto tutto quello che è accaduto lo scorso anno, potrebbe essere sufficiente dire che per me si tratta di un film già visto. Ma non è così semplice, perché passato e presente si intrecciano e tranne il sì o il no alle vaccinazioni, tutto il resto è abbastanza complesso. Per cui procedo per ordine.

La storia della legge.

A mio parere (l’ho scritto più volte, lo so), e lo confermo, la legge Lorenzin è stata una forzatura. Ricordo, ai tanti smemorati, che Renzi prima di dimettersi dichiarò al Corriere della Sera che "i vaccini dovevano essere la Banca Etruria dei Cinque Stelle". Traspariva, da queste parole, una voglia di rivincita per gli attacchi che aveva subito dall'opposizione per le note vicende bancarie. Il disegno complessivo renziano si è bruscamente interrotto, come sappiamo, in seguito alle varie sconfitte elettorale, di fatto però che quella legge è stata approvata. Con il voto determinante, non bisogna dimenticarlo, di Forza Italia.

Quelle norme, imposte in Parlamento con voti di fiducia, avviarono un dibattito, non tanto tra i no-vaxx, contrari ai vaccini a prescindere, ma tra i ricercatori e gli studiosi che non si accontentano delle affermazioni scontate (del tipo "i vaccini sono fondamentali"). Teste d’uovo presero posizioni critiche che rimasero inascoltate, perché invece di ragionare sui contenuti, prevalse la logica degli schieramenti. Ricordo, tra i vari, Vittorio Demicheli, ricercatore Cochrane ed ex responsabile della Sanità Piemontese, che considerava un errore i 10 vaccini obbligatori introdotti dalla legge (trattato malissimo dalle associazioni dei medici - che prendono finanziamenti dalle industrie farmaceutiche - Demicheli oggi è consulente della ministra Grillo). Analoga posizione quella della ex senatrice Nerina Dirindin, grande esperta di Sanità, ex Pd, passata poi ad Art1-Mdp, che firmò una proposta di legge, in opposizione a quella del governo e per molti aspetti simile a quella dei 5S, presentata successivamente da Paola Taverna.

In sostanza, si contestava l'emergenza-morbillo, si riconosceva soltanto una urgenza dovuta al calo delle vaccinazioni, e si proponeva al massimo l'introduzione della obbligatorietà dell'anti-morbillo. Non dieci vaccini dunque e tantomeno l'esclusione dagli asili nido dei bimbi non vaccinati, anche perché in contraddizione con la multa ai bambini e ai teenagers non vaccinati (la multa in pratica sostituiva il vaccino). E si metteva in evidenza una situazione davvero grottesca, e cioè che l'obbligo non veniva esteso agli adulti e in particolare al personale sanitario. (Questo aspetto ha una grande importanza perché tra i 5 mila colpiti da morbillo lo scorso anno, la stragrande maggioranza era nella fascia di età 27/54 anni).

Secondo me la posizione della Dirindin era la più ragionevole. Una posizione che meritava un confronto, anche pubblico. Ma non è stato possibile: per alcuni mesi si è creato un blocco mediatico e sanitario, monotematico e unidirezionale, che ha determinato un clima fortemente divisivo. Sui vaccini, in base ad una logica conservatrice (che vale anche per chi li considera veleno), o eri di qua o eri di là. Non si è potuto neanche discutere sulla validità dell'obbligo: Lorenzin e compagnia cantante, fecero passare l'idea che avanzare dubbi e perplessità fosse di per sé una posizione anti-vaccini.

Non era così, ovviamente. Chi contestava la vaccinazione a tappeto aveva solidi argomenti, primo fra tutto quello sulle coperture vaccinali dell'esavalente e di quelli facoltativi. Perché se quelli obbligatori erano scesi sotto il 95 per cento, attestandosi a poco più del 93 per cento, questa non significava automaticamente mettere a rischio la popolazione. Alcuni studiosi, e tra questi Demicheli, sostengono che il 93 per cento sia sufficiente per garantire la cosiddetta immunità di gregge, che protegge anche le persone non vaccinate.

Il vero problema era il morbillo. Con 5mila casi di malati nel 2017, e una percentuale di vaccinati dell'86,6. Su questi dati è stata montata una campagna mediatica allarmistica, tesa ad impaurire la popolazione, con l’obiettivo di avere una larga base di sostegno alla legge. Ora, sempre come dato sanitario storico, va detto che il morbillo in passato ha registrato numeri di contagio perfino più preoccupanti, senza però che i ministri e le autorità sanitarie abbiano imposto altri obblighi. Inoltre la copertura vaccinale non è mai andata molto oltre il 90 per cento. Tuttavia il morbillo, sicuramente una brutta malattia, che può anche uccidere, è stato strumentalizzato per arrivare ad una legge che, fino all'anno scorso, nessun paese europeo aveva: 10 vaccini obbligatori. Un record. Così l'Italia si posizionava su posizioni ultra-vacciniste, al contrario di altri 14 paesi europei, tra i più moderni e avanzati, dove l'obbligo non esisteva. E non esiste tuttora.

 

La posizione dei 5S - a parte le divisioni attuali e persino opposte tra alcuni esponenti (ci arrivo dopo) - ufficialmente non è mai stata anti-vaccini. Al punto che la senatrice Elena Fattori (che ora si dissocia dal voto grillino e leghista in Commissione Affari costituzionali), propose al suo gruppo politico di coinvolgere Guido Silvestri, un professore molto stimato nell'ambiente scientifico, e su posizioni simili a quelle del dottor Roberto Burioni, anche se meno presenzialista sui media e meno social. A dire il vero il coinvolgimento di Silvestri non piacque per nulla ai movimenti no-vaxx, perché era considerato troppo vaccinista. Ma Silvestri non è per l'obbligo tout-court, bensì per un suo uso transitorio, perché più favorevole alla "raccomandazione". Ora se si va a vedere la posizione espressa dalla ministra attuale, Giulia Grillo, è facile riscontrare una condivisione con le posizioni espresse dal professore.

L’attualità

Ma è proprio qui che si determina la rottura, anche se parziale, tra i grillini. E non si tratta del voto contrario della Fattori, e neanche, se vogliamo, del voto in Commissione Affari Costituzionali. In verità il dissidio interno, anche se nessuno lo ha messo in rilievo, è più profondo ed è stato reso esplicito di recente da due consiglieri regionali grillini del Lazio, che hanno presentato una legge che si smarca nettamente dal Ddl annunciato dalla ministra Grillo.

"Una legge proposta dal basso" l'hanno definita i firmatari Barillari e Lombardi, anche perché è stata elaborata con il contributo delle più importanti associazioni no-vaxx. Un punto centrale della proposta era davvero poco sostenibile: l'allontanamento dagli asili, per 4/6 settimane, dei piccoli appena vaccinati. A prima vista mi è sembrata quasi una vendetta al contrario, sempre giocata sulla pelle dei bambini: la Lorenzin decise di escludere i non vaccinati; Barillari e Lombardi volevano invece tenera a casa i vaccinati. Ma la pioggia di critiche ha indotto il primo a modificare la proposta, eliminando il comma 2 dell'articolo 11, che disponeva appunto una specie di quarantena. Però resta la sostanza, perche le Asl dovrebbero informare che le vaccinazioni "a virus attenuato possono rappresentare un rischio per i soggetti più fragili e che per tanto viene raccomandato di evitare con questi uno stretto contatto per 4-6 settimane". Che dire? Erano considerati "untori" i bimbi non vaccinati ai tempi della Lorenzin, mentre ora sono "untori" i vaccinati. Bizzarrie, se non altro, a governi alternati.

Dobbiamo in ogni caso tenere conto che la proposta di legge “laziale” e il voto in Affari Costituzionali, che permette ai non vaccinati di frequentare l’asilo, sono la conseguenza delle pressioni, esplicitate sui social, dai no-vaxx i quali, soprattutto tra i leghisti, considerano la Grillo una traditrice, o la fotocopia della Lorenzin. D'altra parte M5S e Lega hanno raccolto parecchi voti in un’area di circa un paio di milioni di italiani, diffidenti e/o contrari sui vaccini. In pratica chi li ha votati, adesso vuole passare all'incasso.

 

Come evolverà la situazione è difficile da capire. Vedremo presto se il Disegno di legge ministeriale e governativo, verrà fortemente condizionato da quanto è accaduto. Di sicuro la ministra è stata costretta a fare buon viso a cattivo gioco. D'altronde il suo silenzio durato 48 ore sul voto dei suoi colleghi - mentre è molto attiva e comunicativa su numerosi argomenti sanitari - è emblematico. Lo ha rotto ieri, chiarendo la sua posizione con un comunicato nel quale premette che sperava “di non dover intervenire per l’ennesima volta sul tema delle vaccinazioni che da strumento di prevenzione primaria si sono trasformate in strumento di lotta politica a tratti con toni di guerra di religione...Rispetto alla proposta di iniziativa parlamentare e, non governativa, lo sottolineo a scanso di ogni equivoco, che proroga i termini già previsti dal decreto Lorenzin, ribadisco che i bambini dovranno continuare a essere vaccinati e i genitori dovranno ancora presentare le certificazioni. È stata sospesa per un anno una delle tre forme sanzionatorie previste dalla stessa legge, che prevede il non accesso dei bimbi non vaccinati agli asili nido e alle scuole materne. Nessun passo indietro sull’obbligo vaccinale.


Sono un medico prima che un ministro, il resto sono chiacchiere da bar. Come rappresentante del Governo faccio presente ancora una volta, sperando di non dovermi ripetere, che farò di tutto per la promozione attiva delle vaccinazioni...sarà mia cura avviare progetti per promuovere la vaccinazione attiva nelle strutture in cui opera il personale sanitario. Insieme al ministro dell’Istruzione garantiremo a tutti i bambini immunodepressi, quelli che non possono scegliere se vaccinarsi o meno, l’adeguata collocazione in classi in cui è assicurata la copertura vaccinale...È inoltre allo studio dei parlamentari" conclude il comunicato, "un disegno di legge che prevede un obbligo flessibile nel tempo e nello spazio. Ossia uno strumento razionale e di buon senso che contempera il diritto alla salute collettiva e individuale. Un’impostazione che manterrò anche durante il passaggio parlamentare. Le vaccinazioni sono un tema troppo importante e non va fatta una guerra alla razionalità”.


Una nota molto chiara. Però considero la speranza della ministra di non dover intervenire soltanto un “pour parler”, o una ingenuità. Come si può pensare che basti un suo annuncio di legge per placare uno scontro virulento? La ministra si è dovuta perfino difendere dall’intervento “invasivo” di Salvini, diventato improvvisamente anche esperto di vaccini. Se poi esponenti del suo partito tirano la corda, è davvero impossibile non intervenire. Se non altro per chiarire, per precisare.

 

E non per caso il M5S del Senato ha emesso un comunicato, per calmare le acque interne e rispondere a chi li definisce no-vaxx, sostenendo che "il M5S non è assolutamente contro, ribadiamo assolutamente, contro i vaccini...i vaccini sono indispensabili ma ancora più utili e giustificati se i genitori (che hanno paura, ndr.) ne capissero la necessita: un vero consenso informato...Vaccini sì, coperture vaccinali sì e speriamo stabili nel tempo per tutti i nostri figli ". Un documento che mi sembra più in linea con la Grillo che con i filo no-vaxx. Insomma hanno messo una "pezza" ad un imbarazzante scontro interno, che forse si riproporrà alla Camera, con il voto contrario di un medico eletto dai 5S.

Le reazioni alla decisione della Commissione Affari Costituzionali sono state, come era prevedibile, durissime. Nel mondo della ricerca, della Sanità, delle associazioni mediche si è riproposto lo stesso schieramento che aveva supportato la legge Lorenzin: un coro unanime di indignazione. E di protesta verso la stessa ministra Grillo, che fino a ieri era stata troppo silente. Nessuno però ha ragionato sui numeri: se lo avessero fatto forse sarebbero meno preoccupati sulla immunità di gregge. Perché per i vaccini che erano già obbligatori - quattro, e in pratica due di più, con il famoso esavalente (una anomalia mai messa in discussione) - già a marzo di quest'anno eravamo al 94,54 per cento, meno di mezzo punto sotto l’obiettivo considerato ottimale. Ma il dato più interessante riguarda il morbillo, per il quale si è arrivati al 91,74 per cento. A mia memoria, mai in passato era stato raggiunto un così alto livello di copertura, per cui si può essere ottimisti sulla minor diffusione della malattia. E sui bambini immunodepressi, l’unico argomento davvero rilevante, la ministra ha detto quello che ho riportato. Voglio ricordare che questi bambini a rischio sono stati anche usati da Lorenzin e compagnia cantante per forzare la legge; invece per i no-vaxx sono più importanti i loro figli, a prescindere, perché del diritto alla salute e alla istruzione degli immunodepressi se ne sbattono altamente.

Personalmente avrei inserito il “ritorno” all’asilo dei non vaccinati in un progetto complessivo sull’obbligo, sui dieci vaccini, sugli adulti, sul personale scolastico e sanitario, sulle campagne di prevenzione e di informazione...E avrei riverificato i dati sulle coperture vaccinali. Ma i chiarimenti dati dalla ministra Grillo (compreso quello sull'obbligo "flessibile nel tempo e nello spazio": credo intenda temporaneo e territoriale), potrebbero servire a rasserenare il clima, anche se il condizionale è d’obbligo, perché quando si è in guerra, ogni ragionamento comporta molte variabili. Secondo me chi vuole continuare a usare i vaccini come arma politica, sta sbagliando.

E a chi grida allo scandalo ricordo infine che non c'è alcuna contraddizione tra la conferma dell’obbligo e l’assenza di sanzione. Alla Meloni di Fratelli d’Italia, che si domanda se “è possibile pensare che esista un obbligo senza una corrispondente sanzione?" suggerisco di informarsi sulla storia del nostro Paese, perché per anni abbiamo avuto l’obbligo del quadrivalente/esavalente, senza alcuna punizione per i non vaccinati. Le sanzioni sono state introdotte dalla Lorenzin. Prima del 2017 non ci sono mai state. (Se proprio erano necessarie, potevano essere mirate sul morbillo, non estese a tutte le vaccinazioni). Ma oltre alla Meloni c'è anche qualche medico e qualche ricercatore che per disattenzione, smemoratezza, furbizia, convenienza, fa finta di non sapere. Anche a questi do un suggerimento: cercate di non essere faziosi.



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