Etica

Alla fine hanno vinto i tori: a Barcellona l'ultima corrida

Fonte: Libero


CATEGORIE: Etica , Attualità

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La Catalogna dice addio alla corrida

La Catalogna dice addio alla corrida. Finalmente verrà posta la parola fine allo spettacolo che il movimento animalista spagnolo definisce una vera e propria mattanza. Sta, infatti, per entrare in vigore la legge, varata lo scorso anno dal parlamento regionale, che vieta la "Fiesta Nacional" a partire da gennaio 2012.

Alla base del provvedimento, già adottato nelle isole Canarie nel 1991, oltre alla sempre più diffusa sensibilità nei confronti dei tori, sottoposti a vere e proprie torture durante questi spettacoli, anche una ragione di carattere politico.

La corrida, infatti, è considerata dall'amministrazione catalana come una festività troppo nazionale, una sorta di baluardo spagnolo in terra catalana. Secondo il torero Serafin Marin, che oggi per l'ultima volta varcherà la soglia del Monumental per uccidere il suo sesto e ultimo toro (esibizione che ha registrato il tutto esaurito), "la Catalogna, vuole liberarsi di tutto quanto rappresenti la Spagna" e, nonostante l'approvazione del provvedimento non si dà per vinto sostenendo di aver perso solo una battaglia, ma non la guerra.

Che le motivazioni alla base della decisione siano legate a questioni di identità nazionale più che a una presa di coscienza della violenza di una manisfestazione il cui divertimento per il pubblico consiste nell'assistere a una vera e propria tortura legalizzata, poco importa. Le associazioni animaliste possono dichiararsi soddisfatte.

Sembra, infatti, che questo provvedimento trovi l'appoggio della popolazione spagnola. A confermarlo un sondaggio del 2010 secondo il quale solo il 27% della popolazione dichiara di apprezzare questo tipo di spettacolo, mentre il restante 60% lo boccia in maniera drastica. Tuttavia gli apologeti della corrida non hanno tardato a far sentire la loro voce.

Se i Popolari dell'opposizione si sono scagliati contro l'abolizione della corrida rivolgendosi alla Corte Costituzionale, anche i semplici appassionati non sono rimasti con le mani in mano e hanno raccolto 300mila firme per vanificare il provvedimento che sembra, invece, rappresentare un inevitabile cambiamento sociale del paese.



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