Omeopatia

Spunta la tassa sull'omeopatia, i produttori: a rischio migliaia di posti di lavoro

Fonte: Il Giorno


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Spunta la tassa sull'omeopatia, i produttori: a rischio migliaia di posti di lavoro

«Questo è l’omicidio volontario e premeditato dell’omeopatia. L’Ilva della farmaceutica alternativa. Resteremo sulla strada in 1.200 grazie alla super tassa del ministro Beatrice Lorenzin che ci porterà via in un colpo solo quasi il 50% del fatturato». Alessandro Pizzoccaro, patron di Guna, colosso italiano del settore con sede a Milano, accende i riflettori sul caso della «registrazione dei farmaci “naturali”», suggerita dall’Unione e recepita dallo Stato, per dare tutti i crismi ai rimedi usati da 11 milioni e mezzo di pazienti in tutto il Paese, 3 milioni di fedelissimi.

«L’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) ci impone burocrazia e costi tali che ci costringeranno a chiudere bottega dopo trent’anni di attività sempre in crescita (più 12% nel 2013)» aggiunge l’imprenditore, portavoce delle trentina di piccole e medie imprese a conduzione familiare, che in piena crisi fattura 160 milioni l’anno (la milanese da sola arriva a 50) e dà lavoro a 1.200 addetti. Alla Guna fra informatori e ricercatori ce ne sono 250, «tutti a tempo indeterminato», precisa Pizzoccaro. L’imprenditore milanese, pioniere dell’omeopatia, 64 anni, laurea in economia, ha fondato il suo marchio per passione. «E oggi la super tassa del governo rischia di distruggere tutto». A produttori e importatori, la famosa registrazione, l’Aic, l’autorizzazione all’immissione in commercio, costerà tremila euro a farmaco, 75 milioni. E per mantenere l’iscrizione dei 25mila prodotti «naturali» esistenti, bisognerà poi sborsare 200 euro l’anno ciascuno.

«Il 50% di quanto incassiamo se ne va in tasse, il resto dovremmo impiegarlo per metterci in regola, ma le tariffe che ci hanno applicato sono illegali, ci sono aumenti del 70% invece dovrebbero essere del 10. Abbiamo fatto ricorso al Tar, l’udienza si terrà a gennaio», aggiunge Pizzoccaro. Intanto va avanti la partita burocratica: la piazza è Roma. La registrazione dovrà essere completata entro fine 2015, ma i «dossier», le schede relative a ciascun medicinale da ufficializzare, devono iniziare ad arrivare ad Aifa a ottobre.

Sulla necessità di trovare una soluzione, «premesso che tocca all’Agenzia stabilire quali preparati debbano essere commercializzati», punta Federfarma: «Sono molti i pazienti che si rivolgono all’omeopatia», dice il presidente Annarosa Racca. A fianco delle aziende si batte Apo (l’associazione dei pazienti omeopatici). «Fare sparire questi medicinali dal mercato significherebbe ledere il diritto alla libertà di cura», dice il presidente Vega Martorano.








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