Salute

Esiste uno svezzamento naturale?

Fonte: Il Consapevole


CATEGORIE: Salute , Alimentazione

Quando si tratta dell’alimentazione nella prima infanzia, ovvero nei primi tre anni d’età, non si può evitare di parlare di allattamento al seno.
Il latte materno è l’elemento nutritivo chiave nella prima infanzia, e va somministrato a richiesta, cioè ogni volta che il bambino lo richiede e fintanto che lo desidera.
È importante sapere che, nella nostra cultura, la prassi avvalorata socialmente prevede un’interruzione precoce, e spesso brusca, dell'allattamento.
Svezzamento letteralmente significa togliere il vezzo: consideriamo il bisogno vitale del bambino di essere allattato al seno un vizio!
Fatta questa premessa, andiamo a vedere quali sono i bisogni nutrizionali del bambino e come fare per soddisfarli, passando in modo naturale dal latte materno al cibo solido.

L’allattamento e l’introduzione di alimenti complementari
Finché il bambino viene nutrito al seno, non c’è motivo di preoccuparsi del resto della dieta. Il latte materno, vero e proprio mangia&bevi, gli fornisce tutto ciò che serve per lo sviluppo e la crescita, sia da un punto di vista nutrizionale che affettivo/relazionale.
Nei primi mesi, anzi, non va offerto nient’altro, neppure acqua. È l’unico alimento non appartenente alla catena alimentare marina a contenere DHA, un acido grasso polinsaturo a lunghissima catena della famiglia degli omega 3. Il DHA è il mattone di costruzione del sistema nervoso e si trova in pesce, molluschi e alcune alghe.
Il latte materno inoltre contiene fattori di crescita, ormoni e le immunoglobuline necessarie per convivere con i germi dell’ambiente in cui vive la madre.
Questi componenti non si trovano in nessun altro alimento, e sono diversi da donna a donna. Il latt che una mamma produce per il suo bambino, è unico e
inimitabile!
Quando si riflette sul fatto che il sistema nervoso raggiunge una certa maturità (90%) a due anni e mezzo circa e che il sistema immunitario è pronto a lavorare autonomamente a partire da sei anni circa, si comprende come mai l’OMS raccomandi di allattare per i primi due anni e oltre, e come mai la durata media dell’allattamento nel mondo sia pari a circa quattro anni.
Ma come maida noi i bambini vengono allattati così poco? Come mai ci si stupisce che la madre di un bambino di dieci mesi abbia “ancora” latte? Come mai si pensa in modo semplicistico che nei paesi poveri si allatta perché non c’è nient’altro da mangiare?
La realtà è che ci siamo talmente allontanati dalla “naturalezza” che non ne sappiamo più un granché. Più che informarsi su cosa deve mangiare il bambino, è bene preoccuparsi di cosa mangia la madre (dieta ricca di DHA o precursori, vitamine e minerali, ecc...), di come si sente (appagata affettivamente e libera da eccessive incombenze) e di quanto la pratica dell’allattamento sia facilitata e apprezzata nel suo ambiente (partner, famiglia, amici).
Le condizioni in cui è avvenuto il parto influenzano molto la capacità di una donna ad allattare1 e perfino il suo desiderio a farlo.
La scelta tra il seno e il biberon non è eticamente sostenibile, ma non serve a nulla demonizzare le madri: piuttosto, bisogna darsi da fare affinché le esigenze fisiologiche vengano rispettate, in modo da permettere un parto senza interventi farmacologici o chirurgici e un primo contatto indisturbato con il bambino. E promuovere misure che permettano alla madre di accudire il bambino per i primi anni, siano esse di sostegno economico o di adattamento delle condizioni lavorative al ruolo materno.
Dopo alcuni mesi di allattamento esclusivo, il bambino comincia ad assaggiare altri alimenti. Lo fa di sua iniziativa e prima di voler smettere di nutrirsi al seno. L’introduzione di alimenti complementari al latte materno è una fase transitoria, che sfocia spontaneamente, a un certo punto, nella fine dell'allattamento.
Non vi sono particolari precauzioni da seguire, quando gli alimenti vengono forniti su richiesta del bambino, nella quantità da lui desiderata.
Di solito il bambino non manifesta interesse per altro cibo prima dei sei mesi e spesso solo attorno all’anno, o anche dopo.
All’inizio mangia poco e all’età in cui le porzioni cominciano a farsi consistenti, di norma il bambino è pronto ad assimilare un po’ di tutto: è sufficiente lasciargli libero accesso a ciò che si consuma normalmente.
Si torna all’osservazione precedente: forse è più importante sapere cosa mangia la madre! Il bambino in genere consuma solo ciò che gli serve nella giusta quantità. Non importa se a volte non mangia affatto, o se a volte sembra fissato solo su una cosa: finché continua a venir nutrito al seno non ci sono problemi.

L’alimentazione umana

Ci si interroga sull’alimentazione nella prima infanzia, ma si sa di che cosa ha bisogno l’essere umano? Stranamente, nonostante i grandi progressi scientifici, l’alimentazione resta una delle discipline più controverse e dibattute.
Pensare che, come ogni essere vivente, dovremmo istintivamente sapere cosa è adatto a noi, oltre che quando, quanto e come consumarlo!
In generale, al giorno d’oggi si mangia innanzitutto troppo. È sufficiente masticare più lentamente per ritrovare un certo equilibrio, con enormi vantaggi per la salute. La dieta moderna “standard” presenta un eccesso di zuccheri e carboidrati, di grassi, di proteine e una predominanza di cibi cotti e/o raffinati. Il tutto farcito di molti contaminanti tossici.
Tutti saranno d’accordo sul fatto che sia auspicabile consumare ogni giorno frutta e verdura fresche e prediligere alimenti di produzione biologica e non raffinati. Il dottor Schaller invita a nutrirsi secondo il principio delle tre V: vario, vegetale, vivo. Probabilmente proprio il latte materno è l’alimento in assoluto più vivo, e più vario. Viene consumato alla fonte e la sua composizione cambia continuamente: a seconda della dieta e dello stato emotivo della madre, e in risposta alle specifiche richieste del bambino. Anche se, bisogna ammetterlo, non è affatto vegetale! Vivo non vuol dire solo crudo, e neppure solo fresco, ma proprio appena raccolto.
La vitalità di un alimento diminuisce drasticamente già in poche ore. Una simile dieta non necessita di supplemento con integratori e garantisce un apporto sufficiente di vitamine, oligoelementi, enzimi, minerali, agenti antiossidanti: tutti fattori essenziali per il metabolismo e l’eliminazione delle tossine. Questo apporto è ancor più importante per la donna quando è incinta o allatta, per il bambino, per chi è malato, per l’anziano.
Gli acidi grassi idrogenati prodotti artificialmente e presenti nella maggior parte dei prodotti industriali e di pasticceria, contengono una certa quantità di acidi trans, che sono dannosi per l’organismo. È preferibile tenersene alla larga e preferire piuttosto oli vegetali di prima pressione a freddo.
Per qual che riguarda i grassi di origine animale, è bene ricordare che negli allevamenti intensivi vengono somministrati farmaci, tra cui ormoni e antibiotici. Inoltre, più una specie si trova in alto nella catena alimentare, più ha avuto modo di accumulare contaminanti come insetticidi e pesticidi.
Tutte queste molecole, altamente liposolubili, sono presenti nel latte e nei suoi derivati, e nel tessuto adiposo. Questo è particolarmente importante per la donna che desidera concepire un figlio, e ciò fino al termine dell’allattamento. Certo, anche facendo attenzione alla dieta il latte materno è contaminato da agenti inquinanti: essi ormai sono ubiquitari, grazie all’attività dell’essere umano! Tuttavia, essi si ritrovano anche in qualunque sostituto del latte materno.

Le esigenze specifiche del bambino
Non è completamente vero che il bambino ha gli stessi identici bisogni dell’adulto: egli sta costruendo a una velocità indiavolata il suo sistema nervoso – il cervello e i sensi – e necessita di una quantità più importante di DHA. Come già abbiamo detto, esso si ritrova nel latte materno, nella catena alimentare marina, nella spirulina oppure può essere sintetizzato (con un maggiore dispendio energetico) a partire dall’acido linoleico, contenuto nella maggior parte dei semi oleaginosi.
Durante la gravidanza e l’allattamento anche la donna necessita di un apporto maggiore di questi acidi grassi.
Lo sviluppo del bambino è regolato dai fattori di crescita e dagli ormoni naturali contenuti nel latte materno. Gli anticorpi della madre invece gli garantiscono una buona protezione immunitaria, finché il suo sistema non è pronto a funzionare da solo.
Questo è uno dei motivi per cui i bambini non allattati soffrono molto più spesso di infezioni (cutanee, intestinali, otorinolaringoiatriche). Un bambino allattato al seno, invece, può costruire gradatamente la sua immunità naturale e può risultare superfluo sottoporlo a un’immunità artificiale indotta (le vaccinazioni).
Il bambino è in contatto umorale con la madre e si nutre del suo stato emotivo, che contribuisce alla sua crescita. In effetti l’allattamento è molto più di una forma di alimentazione: è una forma di relazione. Diverse generazioni nutrite artificialmente (dalla nascita o in seguito a uno svezzamento precoce) dimostrano che l’essere umano è in grado di compensare in qualche modo queste mancanze per sopravvivere.
Tuttavia la ricerca scientifica indica che ciò potrebbe avvenire a un prezzo davvero elevato in termini di salute e benessere.

Come si succhia, come si mangia: la struttura della bocca

Succhiare il seno non è equivalente abere da un biberon, né a tenere in bocca un ciuccio. Masticare un cibo duro non è la stessa cosa che inghiottire una pappa. Dalla nascita il bambino respira con il naso, anche quando succhia al seno, e grazie alla suzione e alla respirazione nasale sviluppa la muscolatura della lingua e del viso, oltre a stimolare la crescita delle mascelle.
Con l’introduzione dell’alimentazione complementare accanto al latte materno, il bambino passa gradatamente dalla suzione alla deglutizione adulta e alla masticazione. A questo stadio, diventa importante non solo cosa si mangia, ma anche come lo si mangia. Masticare lentamente, sia a destra che a sinistra, assaporando il cibo e inghiottendo con un movimento della lingua contro il palato non è la stessa cosa che abbuffarsi.
Allattare un bambino a lungo con gioia, mettere a sua disposizione alimenti freschi, interi e duri, da masticare (pensiamo alla beffa dell’espressione “cibo solido” per indicare... pappine!), garantire un clima sereno e disteso, in cui si senta al sicuro: questi sono i presupposti per conservare la respirazione nasale, fondamentale per la salute.
C’è chi crede che l’allattamento “prolungato”, ovvero dopo l’anno di età, sia contro natura e che, tra l’altro, impedisca al bambino di assumere una deglutizione adulta. Io valuto che non sia la suzione al seno dopo la comparsa dei primi denti da latte a impedire un sano sviluppo della bocca, quanto carenze affettive, una modalità dell’allattamento impropria e l’uso di surrogati della madre (per esempio ciuccio e biberon).

Lo “svezzamento” naturale

Il bambino che può introdurre in modo autonomo alimenti nuovi nella sua dieta, a complemento del latte materno, lo fa a suo ritmo e all’età per lui adeguata. Gli accorgimenti riguardanti la preparazione di alimenti nella prima infanzia sono tutti legati all’interruzione precoce dell’allattamento caratteristica della cultura occidentale.
Il bambino è costretto a nutrirsi anzitempo con cibo che non è ancora in grado di assimilare e che non gli fornisce tutti i nutrienti di cui ha bisogno. Per questo è necessario imboccarlo, preparare pappine ed evitare accuratamente alcuni alimenti prima di una certa età.
I consigli dati sono influenzati dalla moda alimentare in voga e spesso non hanno fondamento scientifico. Alimenti speciali per la prima infanzia vengono addirittura comprati già pronti, con un impatto ecologico e economico considerevole, oppure impegnano la madre sia nella preparazione che nella somministrazione.
Da un punto di vista psicopedagogico, nel bambino l’istinto di imitazione è innato ed è favorevole che egli riceva da subito lo stesso cibo degli adulti. Egli si sente integrato nel mondo sociale a cui appartiene. Invece, è diffuso un atteggiamento simile a quello adottato con i pannolini: fino a una certa età si offrono cibi “speciali” (si costringe il bambino a farsela addosso), ma a una certo momento, definito dall’adulto, il bambino deve accettare e apprezzare altri cibi, che finora gli erano stati negati (utilizzare il vasino).
Per tutti questi motivi, e in base alla mia esperienza personale, valuto che lasciare mangiare il bambino seguendo il suo impulso e il suo ritmo, servendosi con le sue mani dallo stesso piatto degli adulti, sia una scelta di consapevole sobrietà. Essa può sottintendere una particolare cura nell’alimentazione di tutta la famiglia e un’attenzione per le esigenze psicofisiche del bambino. A patto che egli sia allattato e che gli alimenti a sua disposizione siano di qualità.
Preparati industriali, grassi idrogenati, un eccesso di zucchero, di proteine e di grassi, una carenza di cibo crudo e vivo: tutto ciò è controindicato per il bambino come per l’adulto.
Il caso in cui non sia possibile provvedere all’allattamento materno per tutto il periodo necessario, dovrebbe essere isolato e eccezionale. Ogni madre dovrebbe avere il diritto di accudire il proprio figlio senza doverlo privare dell’alimento previsto dalla natura, su misura per lui. In mancanza di latte materno, il cibo sostitutivo dovrà fornire almeno i nutrienti indispensabili.
In nessun caso potrà dare al bambino gli ormoni e le immunoglobuline che gli servono, e nemmeno la straordinaria vitalità del latte materno. Solo allora un libro classico sullo “svezzamento”, con linee guida su quali cibi somministrare al bambino, e come prepararli, potrà essere utile.
Ma, forse, nel frattempo vi sarà nata la voglia di lasciar stare le pappe e di trovare soluzioni creative per dare spazio al latte di mamma! Fino a quando?
La durata fisiologica dell’allattamento umano varia da bambino a bambino e, comunque, si misura in anni, non in mesi. Per me, l’unico modo “naturale” di concludere l’allattamento è lasciare che il bambino, molto gradatamente, smetta da solo.



Hai un account google? clicca su:





Commenta l'articolo Commenta l'articolo Commenti (0)  |  Condividi su Twitter Condividi su Facebook Stampa  Vota l'articolo
  x x x x x  | Votazioni (0)







Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono puramente divulgative. Tutte le eventuali terapie, trattamenti o interventi energetici di qualsiasi natura che qui dovessero essere citati devono essere sottoposti al diretto giudizio di un medico. Niente di ciò che viene descritto in questo articolo deve essere utilizzato dal lettore o da chiunque altro a scopo diagnostico o terapeutico per qualsiasi malattia o condizione fisica. L'Autore e l'Editore non si assumono la responsabilità per eventuali effetti negativi causati dall'uso o dal cattivo uso delle informazioni qui contenute. Nel caso questo articolo fosse, a nostra insaputa, protetto da copyright, su segnalazione, provvederemo subito a rimuoverlo. Questo sito non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con una frequenza costante e prestabilita. Gli articoli prodotti da noi sono coperti da copyright e non possono essere copiati senza nostra autorizzazione