Denuncia sanitaria

Superticket, il tassello di un sistema in crisi

Fonte: Repubblica.it


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'Il superticket verrà abolito? Non è così e neppure lo sarà in futuro'

È curioso: mentre si prendono di mira i social network perché sarebbero veicolo di fake news, gli uffici stampa e propaganda dei partiti di governo negli ultimi giorni si sono dannati per far credere che il superticket sanitario verrà abolito. Non è così e neppure lo sarà in futuro. La misura governativa si limita all’ampliamemto della fascia degli esenti, fino ad un massimo di copertura di 60 milioni di euro - 240 in tre anni - che rappresenta circa il dieci per cento di quello che viene incassato dalle Regioni grazie a questo “balzello”. (E con le esenzioni si cammina sempre su un terreno scivoloso, visto che in passato sono state scoperte truffe da parte di chi non ne aveva diritto).

Intanto però domandiamoci se è corretto che i cittadini paghino per un servizio che riguarda la sua salute. In generale no, visto che si parla di un diritto costituzionale che deve essere in ogni caso garantito. Tuttavia ho sempre pensato - e penso - che sia una cosa buona che i cittadini compartecipino alle spese per la salute. Ma in base al loro reddito. Anche se molti hanno dimenticato il vecchio motto “a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ognuno secondo le sue possibilità”, sulla salute non può esserci iniquità perché è in ballo la vita (e la morte) delle persone.

Sta di fatto che una reale compartecipazione sembra impraticabile grazie alla elusione fiscale (d’altra parte il maggior numero di contribuenti li troviamo tra i dipendenti a reddito fisso). E poi un buon numero di italiani - 14 milioni - ha già scelto di compartecipare a modo proprio, spendendo direttamente 34 miliardi di euro che in larghissima parte se ne vanno in fondi sanitari, casse mutue e società di mutuo soccorso, previdenze sanitarie garantite dai datori dilavorerà e il settore for profit delle assicurazioni sanitarie commerciali. È un enorme fiume di denaro, e corrisponde esattamente ad un terzo del Fondo sanitario nazionale.

Non bisogna essere degli esperti della materia per comprendere che se tanti soldi finiscono - in buona parte - nelle casse dei privati (non dimentichiamo l'intramoenia), vuol dire che il pubblico funziona male. Con un paradosso: le casse dello Stato - come ricorda l’associazione Alleanza per la salute che raggruppa 25 strutture impegnate da parecchi anni nel settore - finanziano (tramite incentivi, detrazioni fiscali e oneri deducibili) la crescita di questo “servizio sanitario privato” che sta minacciando il Ssn. Come dar loro torto? E come non capire che il sistema mostra delle rughe profonde, pur compiendo “solo” 40 anni di vita nel 2018. Forse questo "compleanno" potrebbe essere l’occasione per rilanciarlo, coinvolgendo in prima persona i medici e gli infermieri, i quali vivono sempre più con distacco il loro lavoro, che richiede invece coinvolgimento ed empatia (oltre la professionalità, ovviamente).

Peraltro il superticket non è neppure competitivo perché una struttura privata può offrire a prezzi concorrenziali le stesse prestazioni di una Asl, ma in tempi abissalmente diversi. E se il cittadino deve pagare al Ssn un esame diagnostico aspettando mesi, allora preferisce farlo direttamente nel laboratorio privato: non è un boccalone che non sa come comportarsi - sopratutto quando è in gioco la salute - perché conosce bene i meccanismi, i costi, l’organizzazione del sistema nella sua globalità. E quindi agisce di conseguenza. E di fronte alla malattia che incombe, non aspetta. Perciò se può paga, altrimenti non si cura. Quei milioni di italiani che non accedono alle terapie (12 milioni secondo il Censis, forse troppi, però se fossero di meno sarebbero sempre tanti), sono la dimostrazione numerica che il nostro Ssn è in declino.

C’è un altro aspetto che rende poco digeribile il superticket: lo spreco di risorse. Che non c’entra nulla, se non in piccola parte, con l’appropriatezza, bensì con gli sprechi veri, calcolati intorno ai 18 miliardi di euro (le cifre vanno prese con il beneficio del dubbio). Negli ultimi anni, dai tempi della spending review, si è cercato di lavorare in questa direzione, applicando però i cosiddetti “tagli lineari” che hanno ridotto i servizi ai cittadini, incidendo poco sui costi complessivi e favorendo il ricorso ai privati. Sarebbe ora di mettere in piedi una vera task force, mettendo insieme i migliori esperti, che faccia luce sulla vastità della materia e indichi le soluzioni migliori, affinché agli investimenti decrescenti dello Stato sulla Sanità pubblica non corrisponda un declino crescente della qualità della salute degli italiani.

Guardando all’insieme dei problemi, il superticket è dunque solo un tassello del nostro Ssn. Ma se non si sanno affrontare in modo netto le piccole cose (500 milioni dentro un bilancio di 112 miliardi di euro, dentro sprechi miliardari, dentro una esorbitante spesa verso il privato), figuriamoci le grandi.



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