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Strategie elementari di interazione sociale


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Nell’uomo, tra le capacità preprogrammate, sono comprese anche alcune strategie elementari di interazione sociale

Nell’uomo, tra le capacità preprogrammate, sono comprese anche alcune strategie elementari di interazione sociale che si sono rivelate comuni in popolazioni di diverse razze e culture e sono presenti sin dall’infanzia.

Lo studio del comportamento con i cospecifici ha evidenziato che è piuttosto costante la combinazione di atteggiamenti di imposizione e di manifestazioni di omaggio, di richiami di autoesaltazione e di disposizione alla pace e all’amicizia. I motivi, per cui nella presa di contatto amichevole e nelle strategie affiliative si associa un atteggiamento di imposizione o di fierezza nell’autopresentazione, sono da attribuirsi alla necessità di non rivelare debolezze e di evitare così che l’interlocutore possa essere indotto ad instaurare un rapporto di dominanza.

L’autopresentazione decisa, che rivela sicurezza e competenza, esprime la forza individuale, la volontà di conservare la propria libertà di azione, di non limitare lo spazio d’azione dell’altro e di non mettere in pericolo il suo status. L’imposizione deve essere modulata, per evitare che un’esibizione troppo aggressiva possa essere interpretata come un tentativo di dominanza sull’altro.

Le manifestazioni di omaggio, caratterizzate da saluti, sorrisi, cenni del capo, strette di mano o doni, rivelano una disponibilità al rapporto e ad instaurare o consolidare relazioni cordiali.

Nei bambini le interazioni sono piuttosto semplici, si svolgono soprattutto a livello non verbale e sono simili in tutte le culture. Gli adulti, che in genere verbalizzano queste strategie, possono seguire dei rituali che spesso appaiono estremamente diversi, ma in realtà seguono le stesse regole e sono elaborazioni culturali di strategie elementari di interazione.

La minaccia di interruzione del contatto, come strategia di blocco dell’aggressività, è piuttosto efficace e comune in tutte le culture. Nei bambini spesso viene attuata distogliendo il contatto oculare. Negli adulti viene variamente verbalizzata in modo tale da esprimere l’intenzione di non voler continuare il contatto o la comunicazione. Questa strategia è in grado di far ritirare l’aggressore, o di far scattare tentativi di riconciliazione che possono essere condotti anche da terzi che agiscano da mediatori e pacieri. In ogni caso, il suo successo si basa sull’esistenza di un legame personale con l’interlocutore o di importanti relazioni tra gruppi.

La disponibilità a donare e a mettere in comune i propri beni è una strategia utilizzata per instaurare e mantenere i contatti amichevoli, ma deve rispettare una serie di regole. Gli oggetti hanno un ruolo di mediatori nei rapporti sociali e il dare presuppone che l’interlocutore rispetti il diritto di proprietà del donatore, non tenti di impossessarsi con l’imposizione di un oggetto, perché così facendo limiterebbe lo spazio d’azione del possessore dell’oggetto, e utilizzi la regola di richieste indirette o di cortesia.

La spartizione di oggetti deve avvenire sulla base della reciprocità, ossia deve essere possibile ricambiare i doni, in quanto se si eccede nel donare o il destinatario del dono non è in grado di ricambiare si possono attivare dei conflitti. Chi riceve infatti può interpretare il gesto come un tentativo di dominanza e, se il dono viene ostentato, esso può essere interpretato come un’arma finalizzata ad umiliare il ricevente.

Le strategie affiliative comprendono anche l’intraprendere azioni comuni, che implicano accordi, affiatamento e complicità, l’interessamento sullo stato di salute reciproco, sull’andamento del lavoro e sulla situazione familiare dell’interlocutore.

Lo studio dei rituali di saluto ha evidenziato che in essi è possibile riconoscere tre fasi. Una fase di apertura al contatto, una fase di interazione finalizzata a rafforzare il vincolo e una terza fase di commiato più o meno formale. Questo decorso dei moduli comportamentali viene seguito da svariate popolazioni nel corso di feste e di danze, ma anche dai bambini. Essi infatti, per contattare potenziali compagni di gioco, cercano di attirarli e di stimolarne la curiosità, mostrano le caratteristiche del gioco e li invitano a partecipare; quindi nel corso del gioco si affiatano, si scambiano doni, si confrontano e alla fine si separano salutandosi e seguendo comunque alcune formalità.

La considerazione dell’altro, le forme di riguardo nei confronti delle opinioni e delle aspettative altrui e i cerimoniali complessi, come quelli seguiti nelle visite ufficiali e nelle relazioni diplomatiche, non rappresentano inutili formalismi, ma delle elaborazioni delle strategie elementari di interazione finalizzate a strutturare le relazioni sociali. Queste infatti sono programmate per il contatto faccia a faccia, comprendono disponibilità, ma anche paura innata dell’estraneo e tendenze agonistiche determinate dalla paura del rifiuto, aspettative e creazioni di rapporti basati sulla reciprocità.

Le manifestazioni di attenzione, la cortesia e le varie tappe più o meno formali, utilizzate nelle strategie sociali, hanno come scopo quello di frenare l’aspirazione al dominio sugli altri, rassicurare di non voler limitare la sfera d’azione e la possibilità decisionale degli altri e preparare l’interlocutore prima di affrontare il problema od esporre eventuali richieste.
Le strategie agonistiche, che comprendono strategie di attacco, di difesa, di fuga o di sottomissione, hanno come obiettivo quello di raggiungere una situazione di dominio sugli altri. Queste in genere comprendono atteggiamenti di minaccia, finalizzate a valutare la forza del rivale, e tentativi di instaurare un rapporto utilitaristico a proprio vantaggio, evitando attacchi diretti e sfruttando le debolezze altrui.

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