Salute

26/09/2014

No alle sostanze tossiche nei vestiti: altre aziende italiane accettano la sfida di Greenpeace

di Redazione InformaSalus.it


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sostanze tossiche
No alle sostanze tossiche nei vestiti: altre aziende italiane accettano la sfida di Greenpeace

Dopo l'impegno di Valentino Fashion Group, Greenpeace ha annunciato oggi l'impegno da parte di altre aziende italiane per la produzione di tessuti e accessori liberi da sostanze tossiche. Si tratta di sei produttori del comparto tessile italiano: Miroglio, Berbrand, Tessitura Attilio Imperiali, Italdenim, Besani e Zip.

“L’impegno di queste aziende ci dimostra come una moda senza sostanze tossiche sia possibile e alla portata del mercato. Quello che sottoscrivono infatti ha un livello di ambizione mai raggiunto da qualsiasi altro impegno Detox finora”, ha dichiarato Chiara Campione, responsabile del progetto #TheFashionDuel, la sfida lanciata due anni fa da Greenpeace ai più importanti brand per una moda più pulita.

“I tessuti e gli accessori prodotti da queste filiere saranno utilizzati anche da quei marchi del lusso che continuano ad ignorare l’impatto che i loro vestiti hanno sull’ambiente e sulla salute di tutti noi. A questi marchi diciamo che la rivoluzione Detox è già iniziata e Greenpeace insieme a milioni di consumatori e a marchi come Valentino, Benetton, Burberry, Zara e adesso l’industria del tessile non intende fermarla. Quando il mercato si muove, solo i miopi rimangono indietro. Cosa aspettano Versace, Gucci, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana a passare dalla parte di coloro che garantiranno al Pianeta e alle nuove generazioni un futuro libero da sostanze tossiche?” conclude Campione.

Greenpeace ha chiesto e ottenuto da queste aziende non soltanto l'adesione all'impegno Detox per il futuro ma anche la pubblicazione dei risultati del lavoro sinora svolto in questa direazione. Già da oggi infatti otto degli undici gruppi di sostanze chimiche pericolose che secondo Greenpeace è urgente eliminare aderendo alla campagna Detox (disintossicante) sono fuori dalle filiere e dai prodotti di queste aziende. Tra questi vi sono gli ftalati e i nonilfenoletossilati, interferenti endocrini che rilasciati nell'ambiente possono avere potenzialmente effetti dannosi sul sistema riproduttivo, ormonale o immunitario.








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