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Il sole che guarisce: i benefici dell’elioterapia per la nostra salute


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Cancro al seno, al colon, alle ovaie e alla prostata, diabete, alta pressione del sangue, malattie cardiovascolari, sclerosi multipla, osteoporosi, psoriasi, rachitismo e tubercolosi: sono solo alcune delle malattie nella quali la lue solare può svolgere un notevole ruolo di prevenzione.
Che non sia ora di riscattare l’elioterapia e gli effetti positivi dell’esposizione al sole dai pregiudizi negativi di cui sono stati vittima negli ultimi decenni?
Richard Hobday – esperto di elioterapia – ci mette in guardia sui rischi di una vita trascorsa prevalentemente sotto la luce artificiale e rovescia molti luoghi comuni, tra cui quello che individua nell’esposizione al sole l’origine del cancro alla pelle.

Tratto da Guarire con il sole di Richard Hobday

I bagni di sole sono uno dei grandi piaceri della vita. Per alcuni di noi, esporre la propria pelle al dolce calore dei raggi solari in primavera e all’inizio dell’estate è, in un certo senso, una sorta di preghiera rivolta al sole. È un modo di riconoscere che i nostri corpi hanno bisogno del diretto contatto col sole, che ci dà vita nel momento in cui emergiamo dal buio dell’inverno.
Il sole pare rafforzarci e sollevare il nostro spirito. Ma perché questo avviene? Sarà proprio vero che il sole ha una scarsa influenza reale sui processi chimici e fisici dell’organismo umano? Molta gente sembra passarsela molto bene anche con scarsa o addirittura pochissima esposizione al sole e, naturalmente, c’è il fatto che prendere il sole causa il cancro alla pelle. C’è da dire che fino a tempi molto recenti si sapeva relativamente poco sugli effetti della luce solare sulla salute umana: anche se era stata utilizzata come medicina per migliaia di anni, nessuno sapeva – come del resto ancora oggi – esattamente come e perché funzionasse.
Ma durante gli ultimi decenni gli scienziati hanno approfondito la conoscenza di alcune fra le più sottili reazioni fisiologiche e biochimiche dell’organismo alla luce solare, scoprendo che essa ha un’influenza sulla salute molto più profonda di quanto si pensasse. La luce solare può causare il cancro alla pelle ma, paradossalmente, vi sono crescenti prove scientifiche che i raggi del sole potrebbero svolgere un ruolo chiave nella prevenzione e cura di molte malattie infettive e degenerative. Fra queste malattie vi sono il cancro al seno, al colon, alle ovaie e alla prostata, diabete, alta pressione del sangue, malattie cardiovascolari, sclerosi multipla, osteoporosi, psoriasi, rachitismo e tubercolosi.

In che modo la luce solare influenza l’organismo?
La luce che raggiunge la superficie terrestre è composta di luce visibile, raggi ultravioletti e radiazioni infrarosse. Circa il 37% della radiazione solare si presenta sotto forma di luce visibile, il 3% è ultravioletta e il restante 60% è infrarossa.
I raggi del sole contengono due lunghezze d’onda che hanno effetti sulla pelle: l’ultravioletto A o UVA (320-400 nanometri – nm) e l’ultravioletto B o UVB (290-320 nm). Entrambe provocano abbronzatura e scottature. I raggi UVB scottano la pelle più rapidamente dei raggi UVA, ma non penetrano altrettanto in profondità. Una esposizione cronica alla luce solare per diverse ore al giorno protratta per molti anni può causare cambiamenti permanenti alla struttura della pelle, come l’invecchiamento prematuro. Ciò può causare l’atrofia della pelle e, in individui sensibili, portare al cancro. Episodi acuti di esposizione al sole possono anch’essi danneggiare la pelle, come sa chiunque si sia scottato dopo il primo giorno di vacanza al mare. Tuttavia, la luce solare ha anche un effetto benefico su molti disturbi della pelle come la psoriasi, alcune forme di acne e di eczema e una rara forma di cancro maligno della pelle chiamato Mycosis fungoides. La luce solare è stata anche utilizzata per eliminare infezioni batteriche e fungine della pelle. Quindi il sole può sia guarire la pelle che danneggiarla.

La vitamina D
Probabilmente il beneficio apportato dall’esporre la pelle ai raggi ultravioletti del sole di cui tutti sono a conoscenza è che essi attivano la produzione di vitamina D, essenziale per la crescita e la conservazione di denti e ossa, e di un sano sistema immunitario. La maggior parte della popolazione mondiale prende tutta la propria vitamina D dal sole; sono solo le persone che passano gran parte del loro tempo al chiuso che ricavano la vitamina D dall’alimentazione. Per cause storiche, questa vitamina è stata classificata come vitamina, mentre in realtà è un ormone. Le vitamine sono sostanze che non possono, normalmente, essere sintetizzate dall’organismo e che vanno fornite attraverso l’alimentazione. Gli ormoni, invece, vengono effettivamente prodotti dall’organismo e svolgono la funzione di messaggeri chimici che controllano, tra l’altro, la crescita, la maturazione sessuale, la riproduzione e i livelli di glucosio nel sangue.
Di solito si legge – sui libri e negli articoli di divulgazione – che la quantità di luce solare richiesta per la sintesi di vitamina D è relativamente poca e che c’è solo bisogno di esporre volto e braccia per qualche minuto per soddisfare il nostro fabbisogno quotidiano. Non appare sufficientemente chiaro come dovrebbe, che il fenomeno è influenzato anche dall’andamento stagionale. In paesi lontani dall’equatore è impossibile produrre vitamina D nella pelle da ottobre a marzo: per questi paesi bisogna parlare di un vero e proprio inverno della vitamina D, poiché le condizioni giuste perché le radiazioni ultraviolette B producano la vitamina D nella pelle si realizzano, a livello del terreno, solo nei sei mesi da aprile a settembre. I mesi migliori sono maggio, giugno e luglio; le quantità maggiori di vitamina D vengono sintetizzate nelle ore tra metà mattina e metà pomeriggio. Nel mesi invernali il nostro fabbisogno di vitamina D viene soddisfatto a partire dalle scorte che il nostro organismo si forma nei mesi di esposizione solare. A maggior ragione, quindi, la pelle deve essere esposta al sole a intervalli regolari, anche per consentire all’organismo di prepararsi le scorte di vitamina D per i mesi invernali.

Tanto e di rado o poco e spesso?
Quando il sole penetra attraverso la pelle essa trasforma un pro-ormone chiamato 7-deidrocolesterolo in una pre-vitamina D3. Quindi, nel corso di due o tre giorni, la pre-vitamina D3 si trasforma ulteriormente diventando vitamina D3 che dalla pelle viene trasportata nel sangue verso il fegato e poi nei reni, diventando così un ormone biologicamente attivo chiamato 1,25 diidrossivitamina D3. Questa sostanza viene a volte chiamata soltriol, che significa ormone della luce. Solo il 15% circa del 7-deidrocolesterolo disponibile nella pelle diventa in effetti vitamina D3, questo perché una prolungata esposizione al sole trasforma la pre-vitamina D3 in sostanze chiamate lumisterolo e tachisterolo che sono biologicamente inerti. Per questa ragione le esposizioni prolungate non producono quantitativi maggiori rispetto ad esposizioni più brevi. Questo significa, anche, che non c’è bisogno di abbronzarsi perché il processo connesso alla sintesi della vitamina D abbia luogo. Bisogna in ogni caso sottolineare che le lunghezze d’onda che sintetizzano la vitamina D nella pelle vanno da 290 a 320 nm, mentre quelle che causano eritemi e scottature vanno da 290 a 400, il che significa che se eliminiamo i raggi che causano le scottature ostacoliamo anche la sintesi della vitamina D. Naturalmente, se limitiamo la nostra esposizione ai raggi ultravioletti del sole – stando in casa o ricoprendoci di pomate o indumenti – le nostre riserve di vitamina D potrebbero restare basse per metà dell’anno. Ciò comporta il rischio di contrarre diverse malattie connesse a deficienza di vitamina D. Questi problemi si possono evitare assumendo supplementi di vitamina D, i quali hanno, però, una controindicazione importante: diventano tossici ad alti dosaggi.

Meglio il sole o l’alimentazione?
L’organismo, in effetti, fa miglior uso della vitamina D derivata dal sole che di quella assunta tramite l’alimentazione. Le ossa che formano lo scheletro umano sono fatte di tessuto vivente, che cambia continuamente man mano che nuove cellule si aggiungono e che quelle vecchie vengono eliminate. La vitamina D mantiene il corretto equilibrio di calcio e fosforo necessario per questa costante formazione e per il rimodulamento di nuovo tessuto osseo. Gran parte del calcio presente nell’organismo viene immagazzinato nello scheletro, con piccole quantità in circolazione nel sangue. Il calcio viene aggiunto e sottratto a/da sangue e ossa in un processo continuo che può diventare sempre meno efficiente, man mano che invecchiamo. Durante l’invecchiamento la capacità di utilizzare il calcio si riduce e può diventare sempre più difficile che l’assorbimento di calcio stia al passo con la perdita di calcio. Le ossa tendono a diventare più sottili e deboli e la massa ossea diminuisce. In aggiunta, quando i livelli di vitamina D sono bassi, l’organismo non riesce ad assorbire calcio a sufficienza per stare in salute – a prescindere dalla quantità di calcio assunta.

Che cos’è l’elioterapia?
L’elioterapia è la terapia del sole e dell’aria, e consiste nell’esporre il corpo umano – nudo il più possibile, preferibilmente in movimento – all’aria ed alla luce del sole.
Esiste un preciso rapporto tra Luce e salute. Il Sole emana luce e senza questa non esiste Vita: i raggi solari sono i regolatori della fase fra i vari bioritmi del corpo (giorno-notte; caldo-freddo; carica-apatia).
La luce solare può portare benefici in quanto aiuta tutti gli scambi energetici corporei, se però l’esposizione è troppo violenta o lunga, essa produce invecchiamento della pelle ed irritazione più o meno grave. Il sole comunque è un forte potenziatore della vitamina D: l’azione della luce e dell’aria stimolano e tendono a ripristinare le funzioni immunitarie, ormonali e metaboliche.



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