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Agricoltura: 'Soldi pubblici solo a chi inquina e usa pesticidi'


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All’agricoltura che usa pesticidi, diserbanti e fertilizzanti sintetici va la quasi totalità delle sovvenzioni mentre al biologico, che copre quasi il 15% delle superfici agricole italiane, va meno del 3% dei finanziamenti europei e nazionali. A denunciarlo è il Rapporto “Cambia la Terra. Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il Pianeta)” presentato alla Festa del BIO che si tiene a Bologna in occasione del SANA, la fiera del biologico italiano. Cambia la terra – No ai pesticidi, sì al biologico è un progetto di informazione e sensibilizzazione voluto da FederBio con Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF.

 

“Anche senza tirare in causa i costi consistenti che l’utilizzo della chimica di sintesi e quindi l’inquinamento provocano sulla nostra salute e su quella dell’ambiente – affermano i promotori del Rapporto – è evidente che si tratta di una palese inversione della regola 'chi inquina paga'”.

Infatti, la politica agricola comunitaria sovvenziona per il 97,7% l’agricoltura convenzionale, e al biologico, che rappresenta il 14,5% della superficie agricola coltivata del nostro Paese, va il 2,9% delle risorse.

 

“La maggior parte delle risorse destinate all’agricoltura – emerge dal rapporto - viene ancora usata per finanziare il modello agricolo basato sull’uso di concimi e pesticidi di sintesi chimica. In percentuale le risorse dedicate all’agricoltura biologica, seppure in crescita rispetto al passato, sono inferiori alla media che spetterebbe al settore in base alla Superficie Agricola Utilizzata (SAU) biologica”.

 

Notevoli le conseguenze sul piano sanitario. Nel mondo, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si contano oltre 26 milioni di casi di avvelenamento da pesticidi all’anno e 258.000 decessi. In pratica 71.232 persone ogni giorno vengono intossicate in maniera acuta dai pesticidi e 706 persone muoiono (Prüss et al., 2011). L’agricoltura industrializzata che utilizza chimica di sintesi è sia imputata sia vittima del cambiamento climatico: secondo un rapporto dell’IPCC, il panel di esperti ONU, le anomalie climatiche da qui al 2050 potranno provocare una riduzione della produttività agricola su scala globale compresa tra il 9 e il 21%, mentre l’agricoltura viene ritenuta responsabile dell’11% delle emissioni di gas serra a livello globale.

 

“In altre parole – afferma Maria Grazia Mammuccini di FederBio – gli italiani e gli europei in generale pagano per sostenere pratiche agricole che alla fine si ritorcono contro l’ambiente e contro la loro salute, a partire da quella degli agricoltori stessi. Inoltre, non è il modello agricolo ad alto impatto ambientale a farsi carico della tutela degli ecosistemi con cui interagisce, ma sono gli operatori del biologico a sopportare i costi prodotti dall’inquinamento causato dalla chimica di sintesi: il costo della certificazione; il costo della burocrazia (ancora più alto che per gli agricoltori convenzionali); il costo della maggiore quantità di lavoro necessaria a produrre in maniera efficace e a proteggere il raccolto dai parassiti , senza ricorso a concimi di sintesi e diserbanti; il costo della fascia di rispetto tra campi convenzionali e campi biologici”.



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