Omeopatia

La scienza e l'arte di guarire dell'Omeopatia


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James Tyler Kent è da molti considerato il co-fondatore dell'Omeopatia insieme a Samuel Hahnemann. Le sue "conferenze" è un'opera fondamentale perché sviluppa e commenta alcuni dei paragrafi più difficili dell'Organon dell'arte del guarire, contribuendo a definire con maggiore precisione cos'è l'Omeopatia. In questo estratto del libro "Alcune conferenze di Kent... cent'anni dopo" il Dr. Kent spiega il concetto di scienza e di arte del guarire.

 

Dopo aver studiato i § 1-70 dell'Organon, dove sono affrontati i principi dell'Omeopatia, tratteremo tre questioni propedeutiche all'applicazione terapeutica della teoria omeopatica:

 

1. I mezzi per ottenere le informazioni necessarie riguardanti una malattia, per intraprenderne la cura, consistono nello stabilire dei criteri morbosi che permettono nel contempo di comprendere la malattia in generale e il malato in particolare. Si tratta specificamente di stabilire nei dettagli la natura e la differenza fra le malattie acute e quelle croniche.

 

2. La scoperta dell'efficacia patogenetica dei medicamenti, strumenti di guarigione, passa attraverso lo studio della Materia Medica e della conoscenza della sua costruzione, avvenuta mediante norme codificate.

 

3. Il modo di realizzare la guarigione delle malattie tramite medicamenti, o farmacoterapia individuale.

 

Ciò comprende l'esame di tutti i metodi terapeutici possibili, al fine di adottarne il migliore. Lo studio razionale, metodico e approfondito di tutti questi punti conduce alla Scienza e all'Arte di guarire.

 

Certo, conoscere la classificazione delle malattie è utile. È utile quindi fare una diagnosi di tipo allopatico per mettere in relazione fra loro e descrivere con precisione tutti i risultati morbosi. Eppure, per quanto riguarda la scelta del rimedio, la diagnosi nosologica della malattia ha un ruolo molto secondario. Per un Omeopata è impossibile fare una prescrizione in funzione di un termine così impersonale (sciatica, angina, ecc.) senza i caratteri peculiari di quella malattia, senza la sua essenza. La conoscenza della natura individuale di ogni malattia è indispensabile per fare una prescrizione.

 

Esistono due generi di malattie: le malattie acute e le malattie croniche.

 

Le prime, che richiedono uno studio meno lungo e difficile, hanno un'evoluzione che comprende tre fasi: una prodromica, seguita da una evolutiva e, infine dall'attenuazione della malattia, fase in cui si opera il ristabilimento della salute, oppure il declino propriamente detto del malato, cioè la morte, se la malattia si aggrava. Le malattie acute sono di natura contagiosa o infettiva e la loro durata è limitata nel tempo.

 

Le malattie croniche presentano un periodo di inizio e un periodo di sviluppo, che però non sono seguiti dal periodo di declino: la malattia cronica ha un andamento continuo, persistente, incessante, a cui solo la morte mette fine.

 

Colui che soffre di indigestione con vomito, ma senza complicazioni, presenta semplicemente un'indisposizione, una leggera alterazione dello stato di salute. Le malattie propriamente dette, acquisite o ereditarie, sono quelle che si sviluppano dalle parti più profonde dell'organismo e si estendono alle sue parti più esterne. Le cause patogene sono afflussi di un'essenza di origine immateriale. Ciascuna di queste malattie presenta una fase prodromica e una fase di evoluzione, con la propria sintomatologia, patognomonica, come vuole la Scuola Allopatica. La conoscenza dei sintomi dal punto di vista nosologico, o a scopo di scambio di opinioni fra medici, è certamente utile, ma si tratta di una definizione troppo generica che non serve a niente dal punto di vista terapeutico. Per arrivare alla guarigione, come la propone l'Omeopatia, bisogna rinunciarvi, tranne nel caso in cui la precisazione serva a far luce sulla scelta finale del rimedio terapeutico. È essenzialmente la sintomatologia individuale del paziente che conta.

 

Durante un'epidemia è sicuramente utile sapere di che malattia si tratta, in modo da poter prendere misure preventive appropriate per le persone che circondano l'ammalato, ma è anche necessario stabilire la diagnosi terapeutica. Per la terapia omeopatica è più importante preoccuparsi del secondo punto e cioè del rimedio di cui il paziente ha bisogno. Una volta somministrata la prima dose, si penserà a fare qualcosa che possa servire a coloro che circondano il malato.

 

La diagnosi è un'arte che non va presa alla leggera: è necessario che il medico conosca perfettamente la natura delle malattie, sia per quanto riguarda il diritto di sapere cosa hanno i malati e le loro famiglie, sia per l'eventuale necessità di isolamento o allontanamento forzato dello scolaro dalle lezioni.

 

Nelle malattie croniche esistono delle manifestazioni che stranamente assomigliano alle malattie acute: questi episodi, considerati le prime volte separatamente e che poi si vede presentare continue ricadute invece di evolvere verso la guarigione, appartengono proprio alla classe delle malattie croniche. I disturbi persistenti che derivano da una vita sregolata, piena di eccessi di ogni genere, nascono da una problematica più profonda, 'psorica', latente, e costituiscono delle malattie temporanee. Senza il sottofondo cronico, gli attacchi episodici non potrebbero provocare le malattie, né avere l'aspetto di malattie acute. La cronicità sta alla base degli accessi ricorrenti e improvvisi, senza inizio, senza evoluzione, senza declino.

 

La caratteristica generale delle malattie acute è la loro tendenza alla guarigione e l'andamento regressivo, mentre le malattie croniche hanno, al contrario, una tendenza evolutiva, progressiva e continua, più profonda.

 

Sono stati studiati tre grandi miasmi: la 'psora', la 'sicosi' e la 'sifilide'. I casi più gravi sono quelli in cui il quadro clinico è in parte o del tutto complicato da segni di intossicazione medicamentosa. Bisogna prima di tutto riuscire a eliminare l'effetto dei farmaci assunti, prima di poter approfondire il caso. Tutti i violenti modi di agire allopatici colpiscono profondamente la specie umana e le loro conseguenze possono durare tutta la vita. Gli effetti insidiosi, le reazioni ritardate e i sintomi medicamentosi cronici sono la controparte di quella medicina a effetto immediato, rapido e visibile che non è altro che camuffamento e inganno.

 

Organon § 74:

"Dobbiamo purtroppo conteggiare nel numero delle malattie croniche anche quelle patologie così diffuse che gli allopati fanno nascere con l'uso prolungato di medicinali eroici a quantità altissime e sempre crescenti ...

 

Sono mezzi che debilitano la forza vitale senza pietà e se essa non soccombe, agiscono subdolamente e a poco a poco su ciascuno in una sua particolare maniera, alterano il suo ritmo normale a tal punto che, per difendersi dagli attacchi, essa è costretta a modificare l'organismo, estendere e aumentare oltre misura la sensibilità e l'eccitabilità delle varie parti, dilatare o restringere, rammollire o indurire certe parti, provocare lesioni organiche qua e là, in breve, mutilare sia internamente che esternamente. Non gli resta, ahimè, altra risorsa per preservare la vita da una distruzione totale accanto agli attacchi incessanti che nascono da potenze così distruttive".





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