Denuncia sanitaria

Responsabilità dei medici che va a danno dei malati

Fonte: Repubblica.it


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In approvazione il DDL sulla responsabilità dei medici
In approvazione il DDL sulla responsabilità dei medici

Che il disegno di legge sulla responsabilità professionale dei medici venga approvato ad appena due giorni di distanza dalle vicende del Pronto soccorso di Nola - i malati sdraiati in terra e i sanitari in ginocchio per prestar loro le cure necessarie - è una coincidenza temporale che aiuta però a ragionare sulle colpe vere e presunte dei camici bianchi nel loro agire. Perché se a Nola non è accaduto il peggio ad un paio di pazienti in condizioni critiche, questo va a merito del personale sanitario - non sono eroi, ministra Lorenzin, ma professionisti con il senso del dovere - ed è quindi sbagliato avviare procedimenti punitivi nei loro confronti.

 

Ma per paradosso se quegli stessi medici avessero operato facendosi scudo del ddl passato oggi al Senato, nessuno avrebbe potuto dir loro qualcosa, perché le linee guida "salva tutti" non prevedono che un paziente venga curato in terra. E sempre paradossalmente una denuncia per omissione di soccorso in caso di rifiuto di assistere i pazienti in quelle vergognose condizioni, adesso cadrebbe nel nulla.

 

Come previsto, il Senato ha dato via libera alla irresponsabilità dei medici sancita per legge, ribaltando tra l'altro l'onere della prova che d'ora in poi sarà a carico del malato, e riaffermando che il camice bianco non potrà più essere perseguito se avrà rispettato le linee guida previste nell'intervento clinico. Di conseguenza, come ho scritto e torno a ribadire, i pazienti vittime di malasanità avranno sempre più difficoltà nel farsi riconoscere un eventuale danno dalla persona che ritiene "colpevole" di un errore, mentre l'eventuale responsabilità ricadrà soprattutto sull'ospedale o sulla Asl, a cui spetterà dimostrare la propria innocenza.

 

Qualche merito la legge ce l'ha: snellirà sicuramente i contenziosi giudiziari. In primo luogo grazie alle obiettive difficoltà dei danneggiati di trovare le prove utili ad adire per legge; in secondo luogo perché il ddl facilita comunque le conciliazioni stragiudiziali (che sono già praticate, anche se in misura ridotta). In terzo luogo, il fatto che i medici possano lavorare con maggiore serenità è estremamente positivo.

 

Per chiarezza: penso che la stragrande maggioranza del personale sanitario - quindi anche gli infermieri - compia il proprio dovere con attenzione e impegno. Al tempo stesso torno a ripetere che "tra il personale medico, infermieristico, ci sia timore nei confronti dei pazienti che devono essere sottoposti a intervento chirurgico, oppure ad una qualsiasi operazione invasiva. Medici e infermieri - soprattutto quelli inseriti nei Pronto soccorso o nei reparti chirurgici - sono spesso insicuri, perché non si sentono ben protetti dalle aziende dove lavorano, perché pensano di essere presi di mira dai mass media, perché sono convinti che malati e parenti stiano con il fucile puntato. Dunque il disagio c'è, è reale. E una legge serviva". Tuttavia la normativa se deve far sentire più tutelati e garantiti i medici non può mettere le vittime presunte di danno sanitario in difficoltà, o impossibilità, di rivalsa. Perché l'errore - di qualsiasi tipo - accade sempre. E ricade sempre sul malato. Anche se qualcuno tende a dimenticarlo.

 

Tralascio tutto il discorso sulla cosidetta "medicina difensiva" usata come una clava e sui numeri bufala che la quantificano; e tralascio anche le critiche di chi dice che l'ancoraggio alle linee guida limita la professionalità e l'autonomia dei camici bianchi.

Ma sancire per legge che se si causa la morte di una persona, o si determina un danno per imperizia, la "punibilità è esclusa" se sono state rispettate le linee guida o le buone pratiche, vuol dire assoluzione preventiva per i medici, e danno unito alla beffa per le presunte vittime di malasanità.

 

Va notato infine un certo unanimismo nelle reazioni al passaggio della legge al Senato, sia dentro che fuori il Parlamento. L'unica voce in dissenso è quella di Sinistra italiana che ha votato contro (i grillini si sono astenuti), sostenendo che "questa legge non semplifica il contenzioso medico-paziente, rappresenta piuttosto uno scambio tra la tutela, l'impunità giuridica e l'autonomia dei professionisti sanitari e indebolisce la tutela dei diritti dei cittadini". E secondo la senatrice Alessia Petraglia "mentre si scarica sul malato l'onere della prova di un'eventuale malasanità, la libertà di azione del medico risulta limitata, perché vincolato a precise linee guida. Dal momento che sono in gioco interessi costituzionalmente rilevanti, come il diritto alla salute, non può bastare una strozzatura delle vie d'accesso alla giustizia senza indagare le vere ragioni della malasanità, che è un fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale, legato troppo spesso a tagli e a scelte politiche sbagliate".

 

Vedremo se alcuni dubbi verranno accolti nel passaggio della legge alla Camera, o se filerà tutto liscio come l'olio come vuole la maggioranza di governo. Personalmente scommetto su questa seconda ipotesi: i voti dei camici bianchi fanno troppo comodo, e con le elezioni in vista è meglio tenerli buoni.



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