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Resistenza agli antibiotici: è emergenza sanitaria


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Resistenza agli antibiotici: è emergenza sanitaria

La resistenza agli antibiotici rappresenta un grande problema di salute pubblica a livello mondiale ed europeo e spesso la causa è da ricercare nell'abuso di tali farmaci.

I batteri resistenti agli antibiotici costituiscono un pericolo per tutti perché causano infezioni che sono difficili da curare; se si assumono antibiotici con troppa frequenza, e in maniera impropria, si contribuisce ad aumentare la resistenza dei batteri agli antibiotici, che rappresenta uno dei problemi di salute più pressanti a livello mondiale. Il risultato è che quando si avrà bisogno di antibiotici per curarsi, questi potrebbero non funzionare più.

“I dati più recenti - afferma l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che collabora con il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e con l’Agenzia europea per i medicinali (EMA)confermano che nell’Unione europea il numero di pazienti infettati da batteri resistenti agli antibiotici è in aumento e che la resistenza agli antibiotici è una delle minacce più temibili per la salute pubblica”.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sono nove le coppie “batteri-antibiotici” che le agenzie nazionali hanno indicato come le principali minacce per la salute pubblica. Tra queste ci sono Staphylococcus aureus e meticillina, Escherichia Coli e le cefalosporine, Klebsiella pneumoniae e i carbapenemi. La resistenza agli antibiotici è un fenomeno che si sta diffondendo in ogni regione del mondo. Come spiega l'Aifa ci sono alte percentuali di resistenza agli antibiotici in batteri piuttosto comuni (responsabili di infezioni del tratto urinario, polmonite, infezioni del sangue).

Lo Staphylococcus aureus, ad esempio, è un batterio Gram-positivo (naturalmente presente nella flora della pelle) che può causare una varietà di infezioni, in particolare infezioni dei tessuti molli, della pelle, delle ossa e sangue, ed è anche la causa più comune di infezioni post-operatorie. Un’altra tendenza preoccupante che è stata sottolineata nel rapporto dell’Oms è la diffusione della resistenza ai carbapenemi: in Italia la percentuale di resistenza riportata nel documento è pari a circa il 25%, inferiore solo a quella della Grecia, tra i paesi dell’Europa occidentale.

L'Aifa raccomanda dunque la riduzione dell’uso inappropriato di antibiotici: nei paesi sviluppati, tra le diverse cause che hanno portato a una crescita così rapida delle resistenze, un fattore importante è rappresentato proprio dalle prescrizioni inappropriate e dall’abuso nei consumi da parte della popolazione.



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