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La Repubblica delle Slot Machine

Fonte: Valori (Rivista)


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Il gioco per milioni di persone si trasforma in una vera ossessione, che distrugge intere famiglie

Sarà probabilmente ricordata come la campagna elettorale dell’Imu, quella che sta entrando nel rush finale. E c’è da credere che da qui all’apertura dei seggi si moltiplicheranno gli attacchi di chi spera di guadagnar voti criticando la tassa sulla prima casa, reintrodotta dal Governo Monti e indicata da molti sondaggi come una delle più invise agli italiani. Ma tanti riflettori puntati su un solo tema abbagliano. E, soprattutto, celano nell’ombra altri fenomeni che incidono sulle tasche dei cittadini ben più di molte tasse. Gli scettici possono provare a rispondere a questa domanda: quanto è costata in media a ogni italiano l’Imu e quanto invece si è speso (e perso) nei giochi d’azzardo nel 2012? Usare Google non vale. Anche perché i dati ufficiali ve li forniamo noi nelle prossime righe.

Un salasso mascherato da Luna Park
I conti del governo indicano che in media gli italiani hanno pagato 194 euro di imposta sugli immobili. Negli stessi dodici mesi, per lotterie, slot machine, videopoker, gratta & vinci, sale Bingo, scommesse sportive, hanno speso 1.450 euro. Neonati compresi. Considerando solo i maggiorenni (visto che il gioco è vietato ai minori) il salasso sfiora i 2 mila euro. Dieci volte di più dell’odiata tassa, per una spesa complessiva che, secondo le stime di fine anno, supera i 90 miliardi. Ogni italiano, in media, destina a scommesse e giochi il 13,5% del suo reddito. Una realtà impressionante, che rimarrebbe tale anche se, invece di considerare i soldi spesi, volessimo calcolare solo le somme perse: 18,4 miliardi. Ovvero 387 euro a testa. Dati che, già da soli, dovrebbero suscitare allarme sociale.

Ma a nostra disposizione, grazie al fondamentale lavoro di molte associazioni che lottano per arginare il fenomeno delle ludopatie, ce ne sono anche altri. Una fotografia di una realtà composta da 5 mila aziende, che contribuiscono al 4% del nostro Pil, con 120 mila addetti. Un vero impero, terza industria nazionale per fatturato, con frequenti zone grigie, assai appetibile per gli interessi criminali (il gioco illegale vale altri 15 miliardi di euro, senza contare i guadagni per riciclaggio, usura, evasione fiscale) e capace di costruire muri di gomma spesso invalicabili ai tentativi di limitarne l’espansione (la frustrazione di molti parlamentari “anti-lobby” è lì a dimostrarlo).

Un successo anticiclico
I cinici potrebbero rallegrarsi di questo boom. In fondo, più si gioca, più soldi dovrebbero finire all’Erario. L’industria dell’azzardo ha infatti dimostrato di reggere assai bene alla crisi. Da 25 a 94 miliardi in otto anni (+400%). Il Paese dei Balocchi cresce mentre altrove i fatturati crollano, le aziende chiudono e le famiglie risparmiano sempre meno (dal 16% del 2005 all’11% del 2012, dato peggiore dal 1995).
Ma il cinismo, almeno in questo caso, non paga: le entrate fiscali, complice un sistema di tassazione ai limiti dell’assurdo, sono ferme al palo. Dietro le decine di miliardi di giro d’affari si nascondono costi sociali enormi e risvolti criminali altrettanto gravi (ai quali dedichiamo le prossime pagine). Il gioco per milioni di persone si trasforma in una vera ossessione, che distrugge intere famiglie.

Ventuno sigle per una svolta
«I soldi non vengono spesi nelle stesse percentuali in tutti i giochi», spiega Matteo Iori, presidente del Conagga (Coordinamento nazionale gruppi per giochi d'azzardo). «La somma maggiore viene giocata tra videopoker e slot machine». Che stanno fiorendo a vista d’occhio: c’è una slot machine ogni 150 abitanti (di medici ce n’è uno ogni 275 pazienti). Insieme hanno raccolto oltre il 55% del fatturato totale. «Calcolando che per questi apparecchi il payout (il denaro che “torna” al giocatore, ndr) è del 75%, attraverso di esse, gli italiani hanno giocato quasi 52 miliardi e ne hanno persi oltre 12». Ma c’è di più: le ricerche dell’Ipsad (Italian Population Survey on Alcool and Drugs) e del Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno evidenziato che alle slot gioca un numero piuttosto esiguo di persone (più o meno il 6,7% dei giocatori). Tradotto: 1.139.000 italiani hanno perso alle slot oltre 12 miliardi. Ovvero: 10.500 euro a testa.

Un problema etico, oltre che economico. Contro il quale ventuno sigle, riunite nella campagna “Mettiamoci in gioco”, stanno facendo pressione su Parlamento, Governo ed Enti locali. Dimostrando che il gioco d’azzardo non è una buona leva di sviluppo. A loro si sono aggiunti i Comuni e lo stesso ministro della Salute Balduzzi, che ha lavorato per inserire la ludopatia fra le patologie curate dal Servizio Sanitario Nazionale e bloccare la pubblicità del gioco d’azzardo.

Impegno che non si è però tradotto in vittoria: per rendere effettive le cure ai malati di gioco il ministro dell’Economia Grilli dovrà garantire la copertura di spesa. Poi servirà il placet delle commissioni parlamentari e della Conferenza Stato-Regioni, nella quale potrebbero emergere i dubbi di alcune Regioni preoccupate di dover sostenere nuove spese senza adeguati fondi. E lo stop agli spot non partirà prima di metà 2013. Sempre che, nel frattempo, la lobby del gioco non riesca a piazzare altri colpi nel nuovo Parlamento appena insediato.



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