Omeopatia

Repliche alla lettera di Remuzzi, Mannucci e Garattini pubblicata dal 'Corriere della Sera' l'11 Febbraio 2006


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L’arroganza di una «certa» scienza



A nome di un cosiddetto Gruppo 2003 per la Ricerca Scientifica Remuzzi, Mannucci e Garattini hanno fatto nuovamente conoscere, con la loro lettera pubblicata sul Corriere della Sera di sabato 11 febbraio, il loro ormai ventennale pensiero sui medicinali omeopatici. Nulla di nuovo.

Invece di riflettere sulle vere motivazioni che spingono sempre più medici e pazienti all’uso di tali medicinali, come sarebbe auspicabile da parte di ricercatori spregiudicati, essi non fanno altro che insistere con la consueta arroganza sull’opportunità che anche per tali medicinali vengano applicate i medesimi criteri di valutazione studiati per i medicinali convenzionali.

Va detto, a nome della verità storica, che tali criteri vennero stabiliti qualche decennio fa sull’onda della tragedia del Talidomide, allorquando ci si rese conto che molti farmaci di sintesi chimica ampiamente utilizzati erano in realtà molto rischiosi per la salute pubblica.

Appare scientificamente infondato, se non addirittura ridicolo, voler sottoporre ai medesimi criteri i medicinali omeopatici, utilizzati da centinaia di anni senza che mai e poi mai siano stati riscontrati gravi effetti collaterali.

Ci si chiede se dietro tali chiusure pregiudiziali non si nascondano altri interessi e se certe prese di posizione non vengano suggerite da ben altri centri di potere.

Per giustificare le loro affermazioni, Remuzzi, Mannucci e Garattini si rifanno a uno studio di mediocre qualità pubblicato sul Lancet nell’agosto del 2005. Tale studio appare gravato da consistenti errori metodologici, tanto da essere stato sconfessato dallo stesso committente, cioè dall’Ufficio Federale Svizzero per la Salute Pubblica, ben prima della sua pubblicazione.

Come è stato dimostrato, la sua pubblicazione sul Lancet (rivista medica di cui è ben noto il legame con la vendita di materiale bellico!) è avvenuta per scopi meramente politici e strumentali, cioè per contrastare in anticipo una prossima pubblicazione sull’efficacia del medicinali omeopatici a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Che l’omeopatia non curi e che non debba essere inserita nei progetti per la sanità, Remuzzi, Mannucci e Garattini lo vadano a dire a quelle sempre più numerose autorità governative e scientifiche che in Europa e nel mondo intero guardano con una spregiudicatezza ben maggiore della loro ai benefici che tale modo di curare è in grado di apportare alla popolazione, anche solo in termini di risparmio per le sempre più esangui casse dei servizi sanitari pubblici. Tanto che in parecchi altri Paesi sono stati individuati e messi in essere da più di trent’anni particolari criteri di valutazione per i medicinali omeopatici e antroposofici maggiormente consoni alle loro caratteristiche.

Stupisce che in Italia, invece di volersi rifare a tali positive esperienze, ci si voglia ancora irrigidire su prese di posizione sterili e in grado soltanto di rinfocolare inutili polemiche.

Il vero confronto sull’efficacia terapeutica dei medicinali va fatto al letto del malato e non certo in quelle condizioni artificiose così amate, non si sa bene perché, da una «certa» scienza.

Il Comitato è convinto che le Istituzioni della Repubblica e il Legislatore vorranno adoperarsi a favore e non contro la salute dei milioni di cittadini che vogliono potere continuare a curarsi liberamente nel loro Paese e con piena disponibilità di reperimento dei medicinali al pari di quanto accade nelle altre Nazioni dell’Unione Europea.



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