Denuncia sanitaria

Sulle punizioni ai medici due pesi e due misure

Fonte: Repubblica.it



dottori-medicina

Sull'inchiesta giudiziaria di Parma, che poco più una settimana fa ha portato all'arresto di 9 persone, a 75 indagati e al coinvolgimento di numerose aziende farmaceutiche, è calato il silenzio. Nonostante l'indignazione generale e i tantissimi articoli di "prima pagina".

L'indagine giudiziaria, condotta insieme ai carabinieri dei NAS, ha messo in evidenza uno dei sistemi corruttivi più in uso nella sanità. Non a caso i protagonisti - in negativo - sono medici e professionisti farmaceutici, con qualche addentellato esterno come il rettore di Parma (che ieri si è dimesso dall'incarico "per evitare speculazioni"). Il nome di maggior spicco è del cosiddetto "luminare" delle cure palliative, Guido Fanelli (ai domiciliari), personaggio al centro di un giro di affari molto lucroso.

Le accuse degli inquirenti sono pesanti e le parole registrate durante le intercettazioni lo sono altrettanto, perché dimostrerebbero quanto veniva considerata la salute delle persone, trattata come merce di scambio, da vendere e da comprare, con l'unico scopo di arricchirsi. Avveniva tutto attraverso favori personali, mazzette, raggiro delle leggi, sperimentazioni fasulle, inganni nell'informazione, connivenze e collusioni estese in diverse Regioni. Una piovra corruttiva, sperimentata, funzionante, operativa da anni.

Dunque un sistema criminale. E a definirlo tale non sono solo gli inquirenti o i cittadini sui social network, bensì perfino il Pd, nella persona di Federico Gelli, che dopo le prese di posizione della Fnomceo, di Farmindustria e del M5S, è uscito dal torpore ossessivo dei vaccini - sempre, comunque, dovunque - per chiedere di "tenere alta l'attenzione per garantire trasparenza nel mondo medico e in quello delle aziende farmaceutiche perché si possa prevenire con ogni mezzo tentativi di corruzione, riciclaggio e conflitti di interesse fra soggetti che intervengono all'interno della catena delle sperimentazione". Per Gelli la sanità è oggetto "di continuo interesse per criminali pronti a tutto per speculare sulla salute dei cittadini".

Molto bene. Peraltro a me cittadino che paga le tasse in maniera consistente, può solo far piacere che il maggior partito di governo dichiari di volersi impegnare di più nella lotta ad alcune cancrene della sanità, prima fra tutte la corruzione, che più volte ho definito come una vera metastasi. Però anche i termini usati mi interessano, perché l'esponente Pd, riferendosi allo "scandalo" (termine molto riduttivo), parla appunto di criminali. Allora la domanda che rivolgo agli Ordini dei medici interessati e in particolare alla Fnomceo (la Federazione dell'Ordine dei medici e degli odontoiatri), è molto semplice: per quale motivo non prendete alcun provvedimento immediato contro chi è stato arrestato con accuse durissime?

Sappiamo che un arresto non equivale ad una condanna. E un delinquente è presunto tale finché non ci sia la dimostrazione di tale comportamento. Per cui i "forcaioli" - che rischiamo di essere tutti quando commentiamo reati particolarmente odiosi e infami - sbagliano ad invocare punizioni immediate: per dimostrare le accuse serve sempre un processo (anche se le parole registrate dalle intercettazioni lasciamo pochi dubbi sugli intenti delinquenziali degli arrestati). Pertanto è giusto evitare processi sulla pubblica piazza (oggi i social network che ingigantiscono le "gogne mediatiche"). E penso che una radiazione dagli Ordini professionali sarebbe una forzatura.

Ma la seconda domanda viene di conseguenza: allora perché a Treviso è stato radiato il dottor Roberto Gava, con l'accusa di essere antivaccinista? Di quale atto criminale si è reso colpevole, al punto da meritare una condanna - forse la più dura - per un professionista? A quanto risulta, Gava non ha commesso alcun reato, non ha arrecato danni ai malati, non ha rubato né truffato, per cui non capisco perché radiarlo invece di intervenire a piccoli passi, attenti ed scrupolosi. Che è poi quanto si sta facendo con il presunto criminale Fanelli.

Il giorno successivo agli arresti - il 9 maggio - la Federazione degli Ordini dei Medici e l'Ordine di Parma (città perno dell'indagine NAS), hanno scritto un lunghissimo documento, dai toni molto costernati, in cui si legge che l'operazione Pasimafi (dal nome dello yacht di proprietà di Fanelli),  "suscita rammarico e una reazione di sdegno". La situazione che si è configurata con i provvedimenti cautelari che vedono coinvolti medici del Nosocomio Maggiore della città emiliana "non può infatti che rattristare chi rappresenta la categoria nella provincia", a maggior ragione per il richiamo del procuratore della Repubblica Antonio Rustico ai reati più gravi previsti dall’art. 319 del c.p., "per atti contrari a doveri d’ufficio per violazione di norme e minime regole deontologiche, ulteriormente riconoscendo loro i reati di corruzione, aggravata dall’imputazione di riciclaggio". I due medici del dolore sono stati ritenuti responsabili anche dei reati di sperimentazione di farmaci secondo protocolli non autorizzati dal comitato etico su pazienti ignari, con risvolti deontologici rilevanti anche sotto questo profilo: "Reati ancor più gravi se si pensa perpetrati su pazienti con serie problematiche di salute e in trattamento per il dolore, richiamati da necessità cliniche previste dalla Legge 38/2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore".

Il documento parla di "accuse infamanti" che hanno determinato il provvedimento della restrizione domiciliare della libertà per l’Ordinario e un ricercatore della 2°’Anestesia e Rianimazione dell’Azienda ospedaliero universitaria di Parma, quali responsabile e medico dirigente universitario, ma che non sono iscritti presso l’Ordine di Parma. I reati contestati ai principali imputati dell’azienda ospedaliero-universitaria vanno dalla corruzione al riciclaggio, al mercimonio della funzione pubblica. Il tenore delle accuse, per quanto gravi, impone di vedere concluse le indagini, si legge nel documento, "ciò non toglie che, pur nel diritto della difesa fino a prova contraria e pur non essendo i principali imputati iscritti a quest’Ordine, in qualità di magistrato deontologico stiamo agendo in sintonia con le altre istituzioni deputate alla ricerca della verità, dalla magistratura inquirente alle forze di polizia che indagano sul caso". A quest’Ente interessa che "la verità venga a galla e, laddove vi sia l’oggettività della colpa si procederà, in sintonia appunto con la magistratura ordinaria e autonomamente, all’applicazione di sanzioni, graduate in base alla pena comminata o anche più severe deontologicamente quando se ne ravvisi la necessità a tutela del cittadino".

Il garantismo dell'Ordine di Parma va rispettato. Proprio per questo non capisco il "giustizialismo" dell'Ordine di Treviso che saltando qualsiasi provvedimento intermedio, ha deciso di cacciare un medico che neppure alla lontana ha commesso i reati di cui è accusato Fanelli. La realtà infatti ci racconta un'altra storia: a Treviso è stato lanciato un messaggio fortemente punitivo - che nulla c'entra con la giustizia - solo perché invocato a gran voce. Da chi? Da politici come questo Gelli, da medici che fanno le starlette televisive (ripetendo sempre le stesse noiose e ormai desuete battute contro chi critica le scelte vaccinali), da quella pletora di persone del mondo medico - in senso lato - che vorrebbero zittire e punire chi pensa diversamente (e che non spende una parola di fronte a scandali di tale portata), da quei siti e blog forcaioli che chiedono di bruciare - metaforicamente parlando - chi ha idee diverse sulla gestione delle politiche sanitarie. E trovo quanto meno fazioso il silenzio di tanti, di fronte ad un'inchiesta giudiziaria di tale portata (e che potrebbe riservare altre "sorprese).

Tornando al punto, il garantismo è politicamente e culturalmente corretto. Ma non capisco perché Ordini dei medici e Fnomceo utilizzino due pesi e due misure diverse. E solo al titolo di curiosità: finiti gli arresti domiciliari, il "luminare" Fanelli potrà tornare ad esercitare come se nulla fosse accaduto e senza neanche un provvedimento di sospensione cautelativa?



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