Omeopatia

Il potenziale del pensiero omeopatico


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L’omeopatia ha sicuramente tracciato percorsi significativi e importanti nella storia della medicina

L’omeopatia è una medicina seria, ma bisogna evitare di banalizzarla o deformarla: su questo non c’è dubbio. La banalizzazione, però, talvolta avviene, ridimensionando il valore dell’omeopatia intelligente e costruttiva, cosicché critiche aspre giungono da più parti. E’ una vecchia storia.

Checché se ne dica, su questa vecchia storia bisognerebbe riflettere pacatamente e seriamente. Pertanto, pacatamente e seriamente, come vuole la scienza, cercherò di ragionare come ho sempre fatto, umilmente, senza voler convincere nessuno, senza voler fare opera di persuasione e senza voler “difendere” a spada tratta l’omeopatia “intelligente” che, in verità, si difende da sola e senza nessuno sforzo. Non intendo, dunque, “difendere”.

Intendo invece ragionare su alcune critiche rivolte all’omeopatia, che vanno certamente ascoltate, per molti versi “apprezzate”, ma anche respinte in modo razionale. Ecco perché, nonostante sia giusto ascoltare le critiche, non credo sia assennato sottomettersi passivamente ad esse. Per non sottomettersi - con molto garbo - è sufficiente fare un po’ di chiarezza, adottando semplicemente un sano atteggiamento scientifico e culturale.

Per fare un po’ di chiarezza, e per non sottomettersi passivamente ad alcune aspre critiche che intendono sminuire il valore “storico” della medicina omeopatica, potrebbe essere utile sottolineare che l’omeopatia ha sicuramente tracciato percorsi significativi e importanti nella storia della medicina, tant’è vero che nell’autorevole Lessico Treccani viene precisamente affermato: “A parte l’opinabilità dei suoi principi fondamentali, l’omeopatia al suo sorgere ebbe utili ripercussioni sul pensiero medico perché contribuì a smantellare il farraginoso arsenale terapeutico dell’epoca” (Lessico Universale Italiano, di Lingua, Lettere, Arti, Scienza e Tecnica, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma, 1975, vol. XV, p. 314).

Questa citazione, a mio avviso, potrebbe risultare illuminante per riflettere sul piano della consapevolezza storica e sull’importante influenza che l’omeopatia ebbe storicamente sul pensiero medico. Questo concetto - con l’ausilio dell’enciclopedica citazione - vorrei sottolinearlo con chiarezza perché, se la storia è maestra di vita, è opportuno appellarsi al valore della storiografia che, nel nostro caso, c’induce a comprendere appieno quanto l’omeopatia abbia contribuito a contrassegnare alcuni momenti significativi nella storia della medicina attraverso i quali fu realmente “smantellato” un arsenale terapeutico farraginoso.

Detto questo, non mi avventurerò in disquisizioni di tipo storico o filosofico, ma fermerò il mio ragionamento, sperando di aver sollecitato – con queste poche righe – una costruttiva riflessione sul grande potenziale presente nel pensiero omeopatico; potenziale utile anche al pensiero allopatico, utile al confronto intelligente tra discipline intelligenti, utile alla collaborazione costruttiva tra omeopatia e allopatia, utile al progresso e all’emancipazione della scienza, utile a risolvere qualche inopportuno pensiero “farraginoso” ed, infine, utile anche alla storia. Sì, alla storia, sempreché la banalizzazione resti fuori dalla storia.



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