Omeopatia

Posizione dell'Omeopatia in ambito scientifico


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La Medicina Omeopatica include la sperimentazione pura omeopatica e la clinica omeopatica

La possibilità di valutare la posizione della Medicina Omeopatica in ambito scientifico richiede, come premessa indispensabile, l’esame degli strumenti concettuali e metodologici che la Scienza, in generale, e la Medicina, in particolare, utilizzano per garantire l’obiettività e l’universalità delle conoscenze.
In ambito medico la distinzione tra Medicina Sperimentale e Medicina Clinica richiede di definire i rispettivi oggetti di studio, gli strumenti di indagine e le finalità.
Personalmente, ho sviscerato questo argomento in un mio recente testo "Multidisciplinarietà in Medicina", ma in questo contesto desidero ricordare alcuni concetti fondamentali.

Caratteristiche concettuali di tre approcci medici
La Medicina Sperimentale ha come oggetto di studio la malattia naturale, si pone come finalità quella di trovare le leggi che regolano lo sviluppo dei fenomeni morbosi, utilizza la metodologia sperimentale e consente di trovare spiegazioni ai fenomeni fisiopatologici e di incrementare le conoscenze della scienza medica.
La Medicina Clinica può essere considerata come una scienza storica o idiografica, ossia basata su eventi; ha come oggetto di indagine il malato, si pone come finalità quella di riconoscere i quadri morbosi, attraverso l’osservazione e la singola storia di ogni malato, di conoscere ogni malato, di distinguerlo e di individuare il tipo di terapia più idonea. Essa utilizza la metodologia clinica, che espone e analizza criticamente le regole generali del procedimento clinico, ossia quelle regole che devono informare il pensiero e l’opera del clinico.
La Medicina Omeopatica include la sperimentazione pura omeopatica e la clinica omeopatica, che hanno una loro metodologia di indagine del tutto particolare. Di conseguenza, la sua valutazione può essere effettuata solo mantenendo questa distinzione e definendo i rispettivi oggetti di studio, finalità e strumenti di indagine.

Caratteristiche della sperimentazione omeopatica
La Sperimentazione Pura Omeopatica ha come oggetto di studio la “malattia artificiale”, che viene indotta in soggetti in “apparente stato di buona salute”, mediante l’azione di sostanze naturali diluite e dinamizzate, in genere, alla 30ch. La sua finalità è quella di osservare e raccogliere tutte le sensazioni e i sintomi che la sostanza può provocare nel soggetto sperimentante e tale quadro sintomatologico viene definito patogenesi della sostanza (cfr. "Studio di Materia Medica Omeopatica").
La procedura della sperimentazione è stata codificata da Hahnemann, viene eseguita nello stesso modo in tutto il mondo da 200 anni e ha sempre consentito di osservare la comparsa degli stessi sintomi in ogni soggetto sperimentante, con delle variabili qualitative e quantitative legate alla maggiore o minore sensibilità individuale in assoluto o in rapporto alle sostanze. Attualmente, la sperimentazione è condotta in doppio cieco e consente la rilevazione oggettiva e sistematica dei risultati. Anche lo studio di questi ultimi consente oggettivamente di confermare la teoria omeopatica che sostiene l’efficacia delle sostanze diluite e dinamizzate.
I possibili metodi di valutazione della malattia artificiale (cioè indotta dalla sostanza omeopatica in colui che l’assume) sono:
1 - Un primo metodo è quello di rilevare la comparsa di sintomi, di quantificarli o di descriverli qualitativamente. Esso consente di confermare la possibilità che sostanze diluite e dinamizzate sono attive e di riportare i risultati in termini statistici.
2 - Un secondo metodo è quello di confrontare i sintomi rilevati, e che caratterizzano la patogenesi della sostanza sperimentata, con quella di altre sperimentazioni. Questo consente di confermare la specificità e l’individualità medicamentosa di sostanze diluite e dinamizzate ed evidenzia la possibilità di prevedere i sintomi che compariranno nei soggetti sperimentanti.
3 - Un terzo metodo è quello di somministrare ad entrambi i gruppi un placebo e di confrontarli attraverso gli eventuali sintomi rilevati. Questo contemplerebbe la possibilità di rendere falsificabile ed eventualmente di confutare la teoria che sostanze diluite e dinamizzate siano in grado di provocare una malattia artificiale caratterizzata da specifici sintomi. Infatti, consente di evidenziare l’effetto placebo in soggetti sani e consapevoli di assumere un rimedio omeopatico; inoltre, consente di rilevare l’incidenza statistica della comparsa di eventuali sintomi da effetto placebo.
La procedura della sperimentazione omeopatica utilizza il metodo sperimentale ed è basata su un’osservazione iniziale, un’ipotesi iniziale, osservazioni di controllo e un’ipotesi finale controllata. Essa si presta alle seguenti considerazioni:
1 - Contempla sempre la sperimentazione sull’uomo sano, consente di rilevare effetti clinici e dati che possono essere descritti e in parte quantificati.
2 - Prevede l’osservazione della malattia artificiale come un’entità dinamica, esclude tutte le variabili derivate dalla presenza di patologie e di interventi farmacologici e consente di interpretare i dati come l’effetto di una singola sostanza su soggetti sani.
3 - Ha consentito di effettuare delle osservazioni che, anche se vengono valutate come dati empirici, non possono essere rifiutati a priori sulla base della supposta inefficacia della dose o della mancata conoscenza del meccanismo d’azione del medicamento.
Sulla base di queste considerazioni, ne consegue che la procedura della sperimentazione omeopatica non incontra altro ostacolo concettuale se non quello che le osservazioni siano effettuate in modo obiettivo e che i dati possano essere valutati statisticamente.
Sarebbe auspicabile la possibilità di effettuare le sperimentazioni in un ambito che, come quello universitario, consenta di effettuare sperimentazioni attendibili e di garantire la validità e l’adeguatezza delle registrazioni fattuali.

Caratteristiche della clinica omeopatica
La Clinica Omeopatica ha come oggetto di indagine il malato. Si pone come finalità quella di conoscere il malato, quella di distinguerlo, di individuarlo e di trovare il rimedio omeopatico più simile al quadro sintomatologico del malato.
La procedura utilizzata nell’ambito della clinica omeopatica è basata sulla rilevazione dei sintomi che vengono osservati e descritti dal malato e da quelli che vengono osservati e descritti dal medico. Essa contempla:
- l’anamnesi, l’esame obiettivo, i rilievi laboratoristici e strumentali;
- un’ipotesi diagnostica, la sua verifica e la diagnosi clinica di malattia;
- un’ipotesi diagnostico-terapeutica omeopatica, effettuata sulla base della totalità dei sintomi che caratterizzano il malato, e la verifica sperimentale dell’ipotesi diagnostica, mediante accertamenti clinici o indagini laboratoristiche effettuate dopo la terapia omeopatica.
La procedura clinico-diagnostica omeopatica non si pone come finalità quella di riconoscere i quadri morbosi attraverso l’osservazione dei pazienti, bensì quella di individualizzare gli specifici quadri morbosi di ciascun malato.
Ad esempio, l’attenta valutazione degli aspetti costituzionali e della distribuzione del pannicolo adiposo consente di comprendere le caratteristiche endocrine (come l’habitus iper o ipotiroideo, iper o iposurrenalico) anche quando i parametri ematochimici sono nelle norma.
I sintomi mentali e quelli che caratterizzano la sfera volitiva, intellettiva e affettiva-pulsionale consentono di comprendere la personalità del paziente, anche in senso dinamico, in base alle modalità reattive alle varie sollecitazioni ambientali.
La visione globale e totalizzante del malato risponde perfettamente alle attuali conoscenze sulla comunicazione esistente tra sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario. Questa comunicazione comporta che un mascheramento, o una falsa realizzazione dell’identità psichica, non consente un perfetto riconoscimento del “self” da parte del sistema immunitario e condiziona l’insorgenza di svariate malattie.

Due esempi di approccio omeopatico ad una patologia
Un primo esempio di malattia è quello della tiroidite autoimmune. In questi casi la terapia farmacologica abituale prevede la somministrazione di ormoni tiroidei sostitutivi, mentre la “guarigione omeopatica” richiede l’eliminazione della tendenza auto-aggressiva. Ossia, richiede di riequilibrare il paziente eliminando così la possibilità che il sistema immunitario non riconosca il “self” e quindi lo aggredisca. Per tali motivi, è fondamentale indagare sugli eventi che hanno preceduto l’insorgenza della malattia, ossia stress psico-emozionali, come delusioni sentimentali, forti cambiamenti di vita o eccessiva richiesta di prestazioni personali. Inoltre, il medico omeopata, formulando una diagnosi di tiroidite, riconosce una predisposizione cronica di tipo autodistruttivo (sifilis) e sceglierà il rimedio più simile per bloccare non solo la distruzione ghiandolare, ma anche la tendenza autodistruttiva insita nel paziente.

Un altro esempio molto comune è quello dello stress cronico. Situazioni di stress cronico spesso precedono l’insorgenza di svariate malattie e una delle cause più frequenti e più profonde di attivazione cronica dell’asse dello stress è la negazione della sofferenza.
In caso di stress, la prima reazione che si osserva consiste in un’elevazione dei livelli di prolattina e di cortisolo. Se il cortisolo rimane elevato nelle 24 ore, viene meno il ritmo circadiano dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e di conseguenza quello di tutti gli altri assi endocrini. Se il cortisolo rimane elevato a lungo, esso può alterare i neuroni dell’ippocampo, con conseguente declino della memoria. Secondariamente, l’organismo rallenta il metabolismo e incrementa le proprie riserve: la funzionalità tiroidea diminuisce, l’insulina si eleva, il grasso viscerale e la circonferenza vita aumentano, inizia una sindrome metabolica e la comparsa di neoformazioni (verruche, fibromi ecc.). In questi casi il medico omeopata riconosce una predisposizione cronica iperproduttiva (sicosi) e sceglie il rimedio più simile per bloccare l’asse dello stress, riattivare il metabolismo e consentire al malato di “ricordare” e rivivere i propri vissuti emozionali senza “anestetizzarsi”.

La spiegazione omeopatica del singolo caso clinico non si limita a riconoscere le leggi che regolano i fenomeni morbosi. L’omeopata è innanzitutto un medico e quindi utilizza sempre tutte le possibili conoscenze della clinica medica. Egli però deve cercare di ripercorrere non solo tutto il cammino della malattia, ma tutta la vita del malato. Cercherà di eliminare non la malattia, ma la peculiare predisposizione cronica ad ammalarsi insita in ogni individuo.

La Medicina Accademica e quella Omeopatica possono dialogare?
Si può concludere che un confronto tra questi due approcci medici è possibile solo tra Medicina Clinica Accademica e Medicina Clinica Omeopatica e porta alle seguenti conclusioni:
•    Gli aspetti concettuali, relativi ai rispettivi concetti di malattia e alle finalità perseguite, rilevano alcune sostanziali diversità.
•    Gli aspetti metodologici, che caratterizzano la procedura omeopatica e la metodologia clinica accademica, sollevano problemi epistemologici analoghi e richiedono l’utilizzazione degli stessi criteri di valutazione.
•    Gli aspetti terapeutici che caratterizzano la farmacoterapia ufficiale e la terapia omeopatica evidenziano sostanziali diversità. La farmacoterapia ufficiale è in grado, ma non sempre, di fornire spiegazioni circa i meccanismi d’azione dei farmaci, ma non è in grado di personalizzare in modo specifico la terapia e non esclude mai la comparsa di effetti tossici o indesiderati. L’Omeopatia non è ancora in grado di fornire spiegazioni circa i meccanismi d’azione dei rimedi che utilizza, ma è in grado di personalizzare sempre la terapia e di escludere sempre la comparsa di effetti tossici o indesiderati. La valutazione dei risultati clinici è suscettibile di conferma mediante osservazioni oggettive e indagini laboratoristiche e strumentali.

Come agisce il medicamento omeopatico?
Non va scordato inoltre che le soluzioni omeopatiche diluite e dinamizzate, oltre a determinare effetti documentabili sull’uomo, sui bambini, sugli animali e sulle piante, sono state studiate dal punto di vista biofisico.
Ad esempio, gli studi di termoluminescenza hanno evidenziato che lo spettro di soluzioni di sali diluiti e dinamizzati è specifico per i sali inizialmente disciolti. Anche altri studi, effettuati mediante spettroscopia all’infrarosso, hanno evidenziato dei cambiamenti delle bande di frequenza per le soluzioni diluite e dinamizzate rispetto alle soluzioni di solo etanolo, mentre ciò non accade per le soluzioni solo diluite e non dinamizzate.
Si ritiene che la membrana citoplasmatica, elemento comune di tutti i tipi cellulari, sia un possibile bersaglio biomolecolare delle potenze omeopatiche. In particolare, è stato ipotizzato che i rimedi omeopatici, sotto forma di acqua strutturata, interagiscano con una delle proteine integrali di membrane ubiquitarie, ossia proteine presenti nei batteri, nelle piante, negli animali e nell’uomo. Una di queste proteine ubiquitarie è l’acquaporina che pertanto potrebbe essere il bersaglio primario delle potenze omeopatiche. Alcuni Autori hanno ipotizzato che il rimedio omeopatico più opportuno in un singolo caso, ossia il simillimum, possa contenere l’acqua con una struttura complementare rispetto a quella disordinata della cellula. Esso sarebbe così in grado di indurre cambiamenti nella struttura dell’acqua della cellula patologica, restaurando lo stato normale dell’acqua. Il cambiamento della struttura dell’acqua sarebbe ottenuto mediante un cambiamento del numero e della forza dei legami a idrogeno.

L’Omeopatia deve usare un linguaggio accettato dalla Comunità Scientifica attuale
L’introduzione nel discorso scientifico di temi e concetti metafisici è una delle accuse mosse all’Omeopatia. In particolare, la lettura dell’Organon e di altre opere della Medicina Omeopatica evidenziano la presenza di temi e di affermazione di carattere metaempirico che non si trovano nei manuali della Medicina Scientifica. La scienza ritiene pericolosa l’introduzione nei suoi discorsi di temi e concetti che, per la loro natura, sono estranei all’ambito delle conoscenze scientifiche e si collocano in quelle della filosofia e più propriamente della metafisica. Al fine di evitare pericolosi inquinamenti e il sorgere di equivoci epistemologici, i fisici, nei primi decenni dello scorso secolo, concepirono e introdussero un principio metodologico che venne chiamato della “definizione operativa”.
Il principio metodologico della definizione operativa afferma che: “enti e relazioni che non siano osservabili per principio, né definibili mediante esperienze, almeno ideali, non hanno senso fisico e non possono essere oggetto della fisica”.
Il metodologo E. Poli ha affermato che: “in ambito biologico il principio della definizione operazionistica dei termini è un importante elemento di chiarificazione e serve ad espungere dal discorso molte implicazioni non scientifiche e falsi problemi che da esso possono prendere lo spunto”.
L’Omeopatia è stata accusata di utilizzare termini e affermazioni di carattere metaempirico che non sono suscettibili di definizione operazionistica. Giustamente, infatti, termini e concetti, come quelli di “forza vitale” e “miasmi”, non hanno alcun diritto di essere accettati nell’ambito di un discorso o di una teoria scientifica attuale. Tuttavia, per rispondere a queste accuse si deve ricordare che l’Omeopatia è nata circa 200 anni fa e ha utilizzato una terminologia per quei tempi accettabilissima. Attualmente, gli omeopati sono concordi sulla necessità di dover modificare i termini e quindi selezionare una diversa terminologia per disegnare i principali concetti della Medicina Omeopatica (cfr. "Saggio critico sulle Malattie Croniche di Samuel Hahnemann"). Una nuova terminologia, tuttavia, non deve alterare in alcun modo i contenuti concettuali delle basi dottrinarie dell’Omeopatia.


Bibliografia
1 - Gasparini L. Multidisciplinarietà in Medicina. Metodologia, Scienze biomediche, Posizione dell’omeopatia in ambito scientifico. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2011
2 - Gasparini L. Studio di Materia Medica omeopatica. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2000
3 - Hahnemann S. C. F. Organon dell’arte di guarire. Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l’insegnamento della Medicina Omeopatica. Adattamenti di G. Fagone. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2011
4 - Coco S. Saggio critico sulle Malattie Croniche di Samuel Hahnemann. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 200



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