Omeopatia

Lettera aperta ai portatori di interesse nella Medicina Omeopatica


CATEGORIE: Omeopatia

Al signor Renzi Riccardo del Corriere della Sera Salute


Oggetto: per un superamento della condizione di “famiglia”.

Oltre la ratio, vi è l’identità di cui essa è un attributo, ogni cognizione è anche un’espressione di un processo di rapporti socio – economici ed ogni contesto di interesse, considererà l’attributo nel proprio ordine di riferimenti. Mi atterrò a questo criterio per arginare le asimmetrie di potere in cui possono venir incorniciate le seguenti considerazioni di sociologo e cittadino che intellettualmente riconosce il sapere strumentale del metodo omeopatico fondato sul principio della similitudine, dopo aver appena partecipato, per libera scelta, al 63.esimo Congresso della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis dedicato all’Evidence Based Homoeopathy tenutosi ad Oostende dal 20 al 24 di maggio, e dopo aver letto l’intervista al signor CH Boiron a cura di Renzi Riccardo riportata a pagina 51 del Corriere della Sera il 25 maggio 2008.


Nel citato congresso, circa 700 professionisti appartenenti e/o interessati agli argomenti inerenti la comunità che si riconosce nel paradigma della medicina omeopatica, hanno avuto occasione di apprezzare i contributi allo sviluppo di tale paradigma, apportati sia dagli stessi elargitori della medicina omeopatica come risultati della loro esperienza clinica, sia da ricercatori impegnati a giungere a conclusioni obiettive inerenti il modo di funzionare del medicinale omeopatico. Su questi argomenti, la ricerca di base ha apportato ancora evidenze appartenenti al livello 1 - livello di meta-analisi - del modello di classificazione delle evidenze universalmente riconosciute e accettate dalla comunità medica.

Le evidenze più significative relazionate in sede congressuale si riferiscono principalmente al fenomeno dell’amplificazione, osservabile in circostanze di utilizzo di alte diluizioni, che aggiungerebbe una comprensione al funzionamento del rimedio omeopatico che il paradigma molecolare, per la sua stessa impostazione epistemologica, non potrebbe apportare. Dando risposta alle polemiche relative all’effetto placebo, sono state ancora riportate le evidenze relative agli esperimenti di laboratorio realizzati su cellule, piante ed animali, statisticamente significativi e riproducibili.

Seguendo un ordine di rilevanza, sono state riportate evidenze di studi osservazionali, di studi ECHO (Economic, clinical and humanistic outcomes) e quelle sul rapporto costo-efficacia. Oltre a queste evidenze apportate dalla ricerca di base, vi sono anche le evidenze interne alla metodica con i dati relativi ai nuovi proving e alla verifica clinica dei sintomi omeopatici, un aspetto riguardo al quale nel Congresso sono state illustrate innovative proposte di lavoro con il supporto di vari software.


In definitiva, lo stato dell’arte dello sviluppo del paradigma scientifico dell’omeopatia, osservabile non solo mediante la scienza applicata con gli studi circa il funzionamento del rimedio omeopatico, ma nei fenomeni della vita, hanno consentito di affermare, come ha tenuto a sottolineato a chiusura dei lavori il Presidente del 63.esimo congresso della LMHI, dottore Van Wassenhoven, che “i livelli di evidenza raggiunti sono sufficienti per promuovere l'impiego dell'omeopatia nei programmi di salute pubblica.”


Dinnanzi a questa realtà, che meritava almeno una nota informativa ai mass media indicando che l’evidenza in omeopatia continua ad affermarsi ai livelli universalmente riconosciuti e accettati dalla comunità scientifica medica, il titolo giornalistico che raggiunge l’Italia all’indomani della conclusione del congresso è stato: "La 'mia' omeopatia non è medicina. Non va considerata un’alternativa. Si tratta soltanto di farmaci diversi.”


Per sintetizzare un commento circa i contenuti elargiti sotto questo titolo, da un punto di vista sociologico - tenendo come parametro di giudizio sia il paradigma scientifico interessato che la frammentazione dei saperi nella post-modernità – si potrebbe sostenere che la reputazione dell’omeopatia viene compromessa con la diluizione della conoscenza.


E’, semplicemente, un’impresa smisurata contrastare i poteri mediatici e anche il potere di piccole corporazioni. Perciò declino entrare nei meriti dell’anzidetto titolo. Sarebbe lungo analizzarli alla luce del sistema medico propriamente denominato omeopatia. Invito al signor Renzi invece a voler prendere in considerazione la possibilità di dare voce ad altri portatori di interesse nel conflitto, in modo che anche il pubblico lettore possa porsi nuove domande circa la medicina omeopatica.


Auspicando che questo suggerimento venga accolto, mi permetto di ricordare, ad esempio, che, in accordo al paradigma, il medicinale omeopatico è una sostanza che, sperimentata in primis sul sano, viene successivamente somministrata ad una persona malata secondo il principio di similitudine “similia similibus curentur”. E’ chiaro allora che il rimedio omeopatico non va separato dal metodo all’interno del quale esso trova la sua ragione di essere. Ed è chiaro che, alla luce della ragione metodica che guida l’omeopatia, medicinali preparati secondo una tecnica farmaceutica omeopatica, ma che non sono sperimentati né somministrati secondo il principio di similitudine, devono essere considerati medicinali non omeopatici, fin quando non abbiano mostrato di agire secondo la legge dei simili. Il principio di similitudine ed il termine “omeopatico” sono strettamente correlati.


Ricordiamoci pure che la denominazione “omeopatico” deriva da μοιος, hómoios, simile e πάθος, páthos, sofferenza. La cura omeopatica è una cura secondo la legge dei simili. Tutte le sostanze in grado di alterare lo stato di salute di un soggetto sano, producendo un “quadro patogenetico” di sintomi specifici, quando somministrate ad un individuo malato che mostra sintomi simili a quelli evidenziati sul sano, agiscono in modo omeopatico, ossia attivando la reversibilità del processo morboso. E questo è quanto può mostrare, senza essere soggiogato dalla epistemologia ufficiale delle scienze, la prassi clinica dei medici omeopati che seguono il metodo.


Riepilogare l’argomento e i risultati del predetto congresso non esaurisce tuttavia l’obiettivo di questa lettera. Vorrei ancora invitarVi a riflettere sul fatto che nella sessione plenaria del congresso relativo alle politiche, il signore Boiron, uomo a conoscenza di come funzionano le società postmoderne plebiscitarie e di quale sia lo stato dell’arte dei saperi strumentali che la caratterizzano, ha fatto un intervento intitolato “Homeopathy is a language”. Anche il sottoscritto ha presentato una riflessione, collocata dal comitato scientifico organizzatore nelle sezioni “poster”, sotto il titolo di “Method, Science and Medicine”, nella quale ricordavo alla comunità omeopatica che L’OMEOPATIA È UN LINGUAGGIO e che SCIENZE ED EVIDENZE SONO MODELLI DI REALTÀ relativi ai modi in cui i scientisti, abitanti di un determinato sistema sociale dominante, immaginano la realtà. Le scienze non sono verità ontologiche ma saperi strumentali e mezzi per organizzare la “realtà”, sistemi di proposizioni esatte.


Questo accenno, in una epoca in cui continua a proclamarsi la vittoria del metodo, determinante del tema o soggetto delle scienze, colloca la polemica in quello spazio per il quale i singoli e le piccole corporazioni non dispongono di tempo da dedicare: L’ANALISI DEL DISCORSO, in cui si evince che la polemica non è una questione di evidenza o scienza relativa alla salute o alla malattia, ma una divergenza “socio-logica”, di logiche sociali relative a visioni della realtà. Nel territorio di scelte identitarie di mercato in cui la nostra civiltà della tecnica getta i suoi funzionari-cittadini, vince l’impresario che, favoreggiato dalla paura della frammentazione dei saperi laici, annette con solidità economica un territorio verso il quale i singoli possono migrare in attesa di protezione, di certezze garantite dal Legislatore.


L’omeopatia, come qualunque altro linguaggio contemporaneo, non riuscirà a sottrarsi a questa logica e la sua chance rimane se si comincia per accettare che la battaglia continua ad essere di potere e di legislazione del potere tecnico finanziario che costruisce il mondo ideologico e sociologico. Si tratta dell’acquisizione della conoscenza di quanto accade nell’immaginario collettivo e della tecnologia per la gestione a suo vantaggio, senza le quali non vi è né dominio né ordine sociale.


L’omeopatia per salvare la sua fragilità, oltre che di evidenze e sviluppi del suo paradigma, ha bisogno delle prospettive che altri saperi possono apportare, ma come ci insegna la mitologia, qualora si abiti in tempi primordiali i genitori divorano i propri figli. Per comprendere il futuro della medicina omeopatica bisogna allora capire in quale tempo abitino tutti coloro che all’omeopatia si richiamano, auspicando, per la tutela del bene che dovrebbe servire all’umanità, che i “parenti” giungano ad un’individuazione e riescano ad abitare il tramonto di Occidente quali lucidi portatori di interessi transpersonali, tenendosi fuori sia da qualsiasi metafora evocante fasi regressive mediante aggettivi possessivi e/o vincoli di parentela, sia dalle loro cariche di nevrosi e di attentato contro il momento istituzionale, come avrebbe potuto far notare Foucault.



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