Salute

Plastica e cancro alla tiroide, quale legame?



tiroide
Se una volta il cancro della tiroide era molto raro con solo cinque casi per 100.000 persone all’anno, negli ultimi vent’anni è aumentato a quasi 15 casi per 100.000

Televisori, computer, stampanti, rivestimenti. Molti oggetti in plastica di uso comune contengono ritardanti di fiamma (in particolare i cosiddetti PDBE, gli eteri di difenile polibromurato) sono ritenuti interferenti endocrini, così denominati in quanto interferiscono con i sistemi ormonali dell'organismo. I ricercatori dell’Università di Yale hanno indagato proprio il possibile legame tra l’esposizione agli eteri di difenile polibromurato (PBDE) e il cancro alla tiroide.

Secondo il dott. Yawei Zhang, professore associato presso il Dipartimento di Scienze della Salute Ambientale della Yale,  numerosi studi hanno mostrato come i PBDE siano correlati a tutta una serie di disturbi biologici e neuro-fisici, interferenze nella produzione di ormoni tiroidei essenziali e con le ghiandole endocrine (compresa la tiroide), una diminuzione della fertilità nelle donne, basso peso alla nascita e problemi di sviluppo nei bambini.

I ricercatori si apprestano ora a condurre un’indagine, per mezzo di uno studio caso-controllato, basato sulla popolazione che intendere trovare un collegamento tra il rischio di cancro alla tiroide e i PBDE. In una prima fase l’indagine si avvarrà dei casi di cancro della tiroide diagnosticati tra il 2010 e il 2011 e quindi, in una seconda fase, dei casi diagnosticati tra il 2000 e il 2012.

Zhang ha spiegato che se una volta il cancro della tiroide era molto raro con solo cinque casi per 100.000 persone all’anno, negli ultimi vent’anni è aumentato a quasi 15 casi per 100.000. “Nessun altro tumore – afferma lo studioso - mostra una tale rapida tendenza di crescita”.

Allo stesso tempo, di anno in anno, sono andati aumentando i livelli di PBDE rilevati nel sangue delle persone. Negli Usa si stima che siano presenti nel 97% della popolazione, neonati compresi e sebbene i livelli superino di 10 volte quelli riscontrati in Europa, anche nel nostro Paese non siamo al sicuro, considerata la domanda di prodotti resistenti alle fiamme, sebbene la produzione di alcune di queste sostanze sia cessata.



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