Denuncia sanitaria

Protesi difettose, l'agonia di una donna inglese



protesi
"Chi ha avuto disturbi e infammazioni della protesi, può chiedere nella struttura dove ha subito l'intervento la cartella clinica e verificare la marca dell'impianto. In alternativa è sempre possibile contattare il proprio chirurgo"

Quando nel 2000 Tracey Stevens, in seguito a tre gravidanze, si sottopose ad un intervento  di mastoplastica additiva per rimodellare la propria figura tutto sembrava essere andato per il verso giusto. Eppure la buona riuscita dell'intervento si è rivelata con il tempo solo apparente.

Nel 2005 Tracey ha infatti iniziato a soffrire di fortissimi dolori alle articolazioni. In seguito ad un violento attacco, la 45enne inglese è stata dunque sottoposta a una serie di esami per individuare la causa del problema. Dai test si è scoperto che entrambe le protesi applicate si erano rotte provocando la fuoriuscita di silicone, che era andato in circolo nel sangue causando tremendi dolori.

La donna si è quindi sottoposta ad un intervento per rimuovere le protesi danneggiate e sostituirle con altre più sicure. Si è trattato di un intervento che la Stevens ha dovuto pagare di tasca propria perché il servizio sanitario inglese rimuove gratuitamente le protesi difettose, ma non provvede alla sostituzione. Per eseguire il secondo intervento è stato necessario rimuovere dei linfonodi che erano stati intasati di gel e ciò potrebbe avere ripercussioni sul suo sistema immunitario.

“Vorrei consigliare a tutte le donne che si sono sottoposte a un'operazione di mastoplastica con le mie stesse protesi di sottoporsi subito ad un test con gli ultrasuoni, non solo una semplice mammografia, perché solo così potranno vedere le possibili rotture prima che il problema degeneri, come è stato nel mio caso”, ha raccontato Tracey Stevens, la prima vittima inglese dello scandalo delle protesi difettose della ditta francese Poly Implant Prothese (PIP).

Secondo un'inchiesta aperta nel marzo scorso dalla procura di Marsiglia, la PIP è accusata di aver utilizzato nella realizzazione delle protesi un gel di silicone probabilmente destinato ai materassi  che non erano mai stati sottoposti a test di sicurezza vitali.

L’Agenzia di sicurezza sanitaria in Francia (AFSSAPS) ha riferito che i prodotti considerati difettosi sono quelli realizzati a partire dal 2001. Il gel al silicone utilizzato dall'azienda era differente da quello dichiarato e autorizzato dalle autorità francesi. Il capo dell'Afssaps, Jean Marimbert, ha spiegato che "i comuni impianti mammari hanno una durata di vita di una decina d'anni" e nel caso delle protesi in questione si assiste a "rotture più frequenti e più precoci".

Dalla Francia la preoccupazione ha raggiunto anche altri Paesi, tra cui l'Italia. “La Poly Implant Protese distribuisce anche nel nostro Paese, ci sono possibili ricadute, ma meglio evitare allarmismi”, ha sottolineato il professor Andrea Grisotti, presidente della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. "Chi ha avuto disturbi e infammazioni della protesi, può chiedere nella struttura dove ha subito l'intervento la cartella clinica e verificare la marca dell'impianto. In alternativa è sempre possibile contattare il proprio chirurgo".








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