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Pfas in Veneto: ipotesi di disastro ambientale


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La Procura di Vicenza sta ipotizzando il reato di disastro ambientale nell’inchiesta sull’inquinamento da Pfas in Veneto

Nell'inchiesta sull'inquinamento da Pfas la Procura di Vicenza sta ipotizzando il reato di disastro ambientale. L'obiettivo è quello di arrivare a chiudere le indagini entro un anno. È quanto ha riferito il procuratore capo di Vicenza Antonino Cappelleri durante un incontro con una rappresentanza delle “Mamme no Pfas”.

 

Circa un mese fa il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per i Pfas in Veneto, con la nomina di un commissario.

 

Un’indagine condotta da Greenpeace ha evidenziato la potenziale esposizione di 800 mila cittadini veneti ai rischi della contaminazione da PFAS che risultavano presenti in livelli altissimi.

 

L’acronimo Pfas - divenuto tristemente noto per la diffusa contaminazione ambientale che avvelena le falde del Veneto occidentale - indica le cosiddette sostanze perfluoroalchiliche. Si tratta di una classe di composti chimici utilizzati in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi.

 

I Pfas si accumulano nell’ambiente e, attraverso l’acqua e gli alimenti, anche negli organismi viventi, uomo compreso, risultando tossici ad alte concentrazioni.

La capacità di accumularsi non si limita infatti ad acqua e suolo, prosegue anche negli organismi. Risalendo la catena alimentare, la concentrazione dei Pfas aumenta di organismo in organismo, in un processo noto come magnificazione o bioamplificazione.

 

Sono ritenuti fattori di rischio per un’ampia gamma di patologie, non ancora del tutto delimitate. Si tratta di interferenti endocrini, in grado cioè di alterare la sintesi di ormoni, compromettendo la crescita e riducendo la fertilità. I Pfas sono inoltre sospettati di interferire nella comunicazione intercellulare, aumentando così il rischio di sviluppare tumori.

 

Tra le patologie attribuibili all’esposizione prolungata a queste sostanze, vi sono tumori ai reni e ai testicoli, ma anche malattie della tiroide, ipertensione in gravidanza e colite ulcerosa.

 

Alcune ricerche suggeriscono poi un incremento delle patologie fetali e gestazionali nelle aree più esposte alla contaminazione: diabete gestazionale, neonati sotto peso e altre malformazioni congenite.



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