Denuncia sanitaria

Pesticidi nel piatto 2011: ancora elevata la presenza



pesticidi
Nel 37% dei prodotti ortofrutticoli che finiscono sulle tavole degli italiani sono presenti residui di sostanza di sintesi

Nel 37% dei prodotti ortofrutticoli che finiscono sulle tavole degli italiani sono presenti residui di sostanza di sintesi. A rivelarlo è il dossier di Legambiente “Pesticidi nel piatto 2011″. I dati forniti da Arpa Lazio, riguardano la quantità di pesticidi esaminati nelle sezioni di Roma, Latina, Rieti e Viterbo e sono stati comunicati in una nota da Legambiente Lazio. “Su un campione complessivo di 678 alimenti, 3 risultano irregolari (tra insalate, patate e altre verdure), 53 regolari con un solo residuo (di cui 18 di verdure, 29 di frutta e 6 di prodotti derivati), 19 regolari con più di un residuo (di cui 2 di verdure, 16 di frutta e 1 di prodotti derivati)”.

"I dati – ha spiegato Legambiente - segnalano una leggera flessione nei campioni esaminati rispetto allo scorso anno. Sui 3 campioni irregolari non ci sono ulteriori informazioni a riguardo. La sezione di Rieti, invece, evidenzia che su un campione regolare di pere sono stati trovati Fludioxonil e Ciprodinil, ma anche un residuo di Difenilammina, in quantità pari ad 1mg/kg, sostanza di cui è stato fissato il ritiro dal commercio”.

“Nonostante rispetto allo scorso anno le analisi abbiano evidenziato una diminuzione dei campioni irregolari – ha commentato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio - continua ad emergere la presenza di campioni multi residuo, ossia regolari con la presenza contemporanea di diversi residui chimici nello stesso campione di frutta, verdura o prodotto derivato”.

“È importante – ha sottolineato - continuare a tenere alta la guardia sui pericoli dei pesticidi nell'agricoltura tradizionale, per riaffermare la necessita' di puntare sul biologico, le produzioni sostenibili nei parchi, le tante eccellenze alimentari di cui la nostra Regione puo' e deve andare giustamente fiera”.

“Rispetto ai campioni analizzati nel Dossier del 2010 - continua Legambiente nella nota - sono diminuiti i campioni di verdura trovati 'regolari con un solo residuo' (che sono passati 10,5 al 5,7 per cento) e quelli 'regolari con più residui' (passati dal 4,4 allo 0,6 per cento). Valori più bassi sono stati riscontrati anche nella frutta che, rispetto all'1,9 per cento di campioni irregolari emersi l'anno precedente, quest'anno non presenta casi di irregolarità e segnala una forte diminuzione sia nei campioni 'regolari con un residuo' (dal 23,6 al 14 per cento) che in quelli multi residuo (dal 10 al 7,7 per cento)”.

“Dei 153 prodotti derivati presi in esame (tra oli d'oliva, miele, vino, marmellate, pasta, pane e passate di pomodoro) ancora una volta nessun campione analizzato viene classificato come irregolare, mentre aumenta la percentuale di campioni regolari completamente senza residui dal 93,3 al 95,4 per cento, diminuisce lievemente sia quella relativa ai campioni con un solo residuo (dal 4 al 3,9 per cento) sia quella dei campioni regolari con più di un residuo (dal 2,7 allo 0,7 per cento)”.

Come ha spiegato Legambiente, la normativa vigente ha portato sicuramente ad un  controllo maggiore delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati e l'armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR) negli alimenti, intervenuta nel 2008, ha rappresentato senz'altro un importante passo in avanti, ma manca una regolamentazione specifica rispetto al simultaneo impiego di più principi attivi nella produzione dei formulati, come pure sulla rintracciabilità di più residui in un singolo prodotto alimentare”.

“La normativa non si è ancora espressa rispetto al cosiddetto multi residuo - continua - ovvero al quantitativo di residui che si possono ritrovare negli alimenti, e la definizione stessa dei limiti di massimo residuo (LMR) si basa solo sui singoli residui".

“È  necessario – ha affermato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - capire al più presto quali siano i rischi a cui sono esposti bambini e adulti a causa della presenza sempre crescente di prodotti multi residuo che, anche se a piccole dosi e sotto i limiti stabiliti dalla legge, possono avere un effetto cancerogeno su chi li consuma, oltre a causare danni ambientali dovuti alla contaminazione dell'acqua, dell'aria o del suolo”.

“L'unica soluzione - sottolinea - possibile appare quella di promuovere con forza un tipo di agricoltura più sostenibile, ossia che faccia sempre meno uso di sostanze chimiche, i cui effetti non sono mai completamente controllabili nè prevedibili; un'agricoltura, quindi, che fondi la sua forza sulla biodiversità”.

“Legambiente - spiega - sostiene da sempre le pratiche agricole, a partire da quelle biologiche, che non fanno ricorso alla chimica o che prevedono un minor consumo di fitofarmaci”.

Malgrado gli sforzi finalizzati ad una riduzione dell'uso della chimica di sintesi in agricoltura, ha concluso Legambiente, “la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati analizzati dai laboratori pubblici italiani risulta ancora elevata: rispetto allo scorso anno, infatti, a livello nazionale le analisi hanno evidenziato una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici”.



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