Recensioni
19/03/2010
L'influenza AH1N1 e i pericoli della vaccinazione
Fonte: napoli.com
Ora che l’allarme relativo all’influenza suina A/H1N1 va scemando, anzi è
praticamente scomparso dai media nazionali e internazionali, e nulla di
grave è accaduto nei periodi in cui era stato previsto il picco massimo
da un punto di vista epidemiologico ovvero né a novembre-dicembre 2009
né a febbraio 2010, forse è opportuno fare qualche riflessione; ciò a
mente sgombra dalle polemiche e dalle forzature che hanno caratterizzato
i mesi precedenti. E’ un fatto incontrovertibile che praticamente ogni
anno la popolazione mondiale diviene oggetto di campagne mediatiche
terrorizzanti capaci di gettare nel panico intere categorie di persone,
indipendentemente da nazionalità, culture, tradizioni e credo religiosi.
Genitori preoccupati per i loro figli, anziani che improvvisamente
vengono trattati come ammalati potenziali e che di fatto finiscono col
sentirsi ammalati reali; aziende private, scuole ed enti pubblici che
adottano misure cautelative spesso al limite della paranoia; ma
soprattutto le istituzioni sanitarie, investite di un potere
straordinario, cominciano a muoversi in un modo rigido e incoerente
gettando scompiglio e incertezza finanche nella stessa classe medica.
Nell’arco
degli anni si è parlato in maniera allarmata di Aids, di mucca pazza,
di Sars, di influenza Aviaria, delle normali influenze invernali nonché,
recentemente, di influenza Suina; tutti messaggi di paura che, una
volta analizzati e verificati attraverso l’esperienza diretta, si
manifestano infondati, ingiustificati e, secondo l’opinione di alcuni
ricercatori, appositamente creati. Per fare un esempio non troppo
lontano nel tempo, appena scattato l’allarme Aviaria, centinaia di
migliaia di volatili furono sterminati, milioni di euro spesi e le
proibizioni, soprattutto in alcuni Paesi, furono davvero restrittive. In
realtà dal 2003 al 2007 quella che fu impropriamente definita una
pandemia contagiò poco più di 300 persone e i decessi furono soltanto
191 e quasi tutti registrati fra persone che vivevano in precarie
condizioni igieniche e a stretto contatto con gli animali.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2005 e con questo tipo di
influenza, aveva previsto un numero di morti che oscillava fra i 6 e i 7
milioni; l’errore fu clamoroso.
Per rafforzare l’ipotesi di
rischio ed elevare il livello di pericolosità parte del mondo
scientifico, i media e i decisori politici agitano i dati delle vere
pandemie che ciclicamente hanno colpito la popolazione mondiale durante
il ‘900, a partire dalla “Spagnola” H1N1 che provocò poco meno di
cinquanta milioni di morti nel 1918 all’"Asiatica” H2N2 con circa due
milioni di decessi fra il 1957 e il 1958; dalla “Hong Kong” H3N2 con un
milione di morti nel 1968-69 ed infine quella del 1976 – 1977 che fu
molto meno grave in quanto, trattandosi dello stesso sottotipo della
Spagnola molti soggetti erano praticamente immunizzati. Ora è chiaro che
dall’inizio del secolo le condizioni sociali, igieniche e alimentari
sono molto cambiate pertanto le polmoniti batteriche che hanno colpito i
ceti poveri con soggetti scarsamente alimentati e residenti in case
fredde, insalubri e sovraffollate, hanno notevolmente ridotto il loro
impatto sulle masse. Dunque la reale gravità di pandemie avvenute in
epoche in cui le condizioni di vita erano completamente diverse e non
c’erano gli antibiotici che oggi sono stati messi a punto, è stata
considerata come parametro assolutamente certo per le “pandemie” la cui
pericolosità è stata, di recente e invano, denunciata.
Insomma,
facendo alcune semplici considerazioni “pare che ogni tipica influenza
stagionale venga demonizzata e paragonata a una pandemia gravissima in
grado di uccidere milioni di persone” come ha sostenuto Tom Jefferson
epidemiologo italiano della The Cochrane Collaboration e famoso esperto
di vaccini sul sito cochrane.org
e in numerose pubblicazioni, articoli e interviste. Eppure, da un punto
di vista scientifico si parla di pandemia quando l’infezione si
diffonde rapidamente e colpisce un’alta percentuale della popolazione di
una vasta regione geografica, o di un intero continente o addirittura
il mondo intero; inoltre deve essere caratterizzata da una particolare
gravità e mortalità. Tutto ciò non si è minimamente verificato negli
ultimi anni e neanche per la recente influenza da virus A/H1N1 eppure
l’OMS, inspiegabilmente e disponendo di un sistema di fasi di allerta
crescente, ne ha fatto scattare il massimo livello di sicurezza ovvero
il Livello 6. A questo punto tutto il potere, anche esecutivo, verrebbe
accordato alle massime autorità medico-sanitarie e questo fatto, in caso
di non reale pandemia, porrebbe seri problemi di carattere politico,
sociale e finanche militare.
Gli ultimi tempi sono stati
caratterizzati, e ciò in tutto il mondo, da polemiche riguardanti i
profitti delle case farmaceutiche con milioni di dosi di vaccini venduti
e centinaia di milioni di euro spesi dai governi per la
somministrazione degli stessi; da perplessità relative all’utilità e
alla eventuale pericolosità dei vaccini antinfluenzali che oltre a non
aver dimostrato una grande efficacia sul campo possono rivelarsi
pericolosi a causa del mercurio e degli adiuvanti (come lo squalene)
tutti tossici e contenuti nei vaccini contro il virus A/H1N1 accettati
per la commercializzazione dall’European Medicines Agency-EMEA:
Focetria, Pandemrix e Celvapan; da critiche riguardanti l’irremovibilità
con cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità porta avanti una
incomprensibile politica di vaccinazione di massa autorizzando ipotesi
interpretative che obbligano ogni soggetto consapevole a una profonda
riflessione su ciò che potrebbe nascondersi dietro questo tipo di azione
globale. Ma per meglio chiarire la questione dobbiamo registrare la
recente pubblicazione di un volume “L’influenza Suina A/H1N1 e i
pericoli della vaccinazione antinfluenzale – Criteri scientifici di
orientamento” scritto dal medico ricercatore, esperto di effetti
immunitari e clinici dei vaccini, Roberto Gava per Macro Edizioni e
Edizioni Salus Infirmorum. Gava, autore di numerose pubblicazioni su questi
specifici temi, confronta le sue tesi con quelle che emergono da studi
di ricercatori indipendenti e quindi svincolati dal potere e dai
finanziamenti delle case farmaceutiche e sintetizza in maniera mirabile
tutto quello che è necessario sapere per “tutelare davvero la salute
nostra e delle persone a noi care”. Dall’analisi dei dati scientifici disponibili e dal loro confronto con
quelli della comune influenza stagionale nonché dalle risposte degli
esperti interpellati subito emergono pesanti contraddizioni meritevoli
di approfondimento. D’altra parte anche senza bisogno di leggere il
pregevole volume il comune cittadino, neanche troppo attento alle
questioni che hanno a che fare con la propria salute, ha avvertito che
qualcosa non andava per il verso giusto.
In sintesi e per essere
chiari in una materia che può apparire esoterica alla maggioranza delle
persone riprenderemo i concetti fondamentali espressi da Roberto Gava:
l’inluenza A/H1N1 è meno pericolosa della solita influenza stagionale
sebbene molto contagiosa; i vaccini antinfluenzali sono praticamente
tutti inefficaci e comunque meno utili delle più comuni e banali misure
di igiene personale; i vaccini antinfluenzali e i farmaci antivirali
possono facilmente provocare infermità anche gravi ad alcuni soggetti;
il vaccino contro l’influenza A/H1N1 è inaffidabile perché non è stato
sufficientemente sperimentato e la sua efficacia rimane del tutto
teorica pertanto è pericoloso anche a causa delle sostanze tossiche che
lo compongono; infine la caparbietà dell’OMS nel suo piano di
vaccinazione di massa è sospetta e antiscientifica. Ci rendiamo conto
che sull’anziano abituato a precipitarsi ogni anno dal medico curante o
in ospedale per vaccinarsi il più delle volte inutilmente e sul genitore
troppo preoccupato di un contagio fisico che comunque, negli ultimi
anni, non si è verificato, le considerazioni appena fatte possano creare
turbamento in quanto si da per scontato che un certo tipo di attività
preventiva, in campo sanitario, sia garantito dallo Stato e
opportunamente certificato dalle multinazionali farmaceutiche. Purtroppo
non sempre è così e qualcosa di poco chiaro c’è e va denunciato.
Un
virologo australiano di Canberra (Peter Duveen) ha ipotizzato e
dichiarato ai media che il virus sarebbe stato creato in laboratorio e
liberato accidentalmente; alcuni analisti (P.J.Watson in PrisonPlanet.com)
pensano che il virus sia stato creato come arma biologica ma non ne
forniscono le prove; altri (Greger M. su hsus.org) accusano l’industria per aver generato
ricombinanti virali esotici a causa dell’allevamento intensivo e il
traffico di animali su grandi distanze. Infine, ed è la teoria più
inquietante, alcuni medici anche famosi (europeanconsumers.it)
pensano che l’obiettivo finale sia quello di impiantare, attraverso un
programma di vaccinazione di massa, dei microchip nella popolazione
mondiale per poterla controllare.
C’è molta carne a cuocere e il
pensiero del dottor Gava: “noi siamo i primi responsabili della salute
nostra e dei nostri figli e se demandiamo ad altri il compito di
salvaguardarla, rischiamo di perderla, talvolta anche in modo
irreversibile” induce tutti noi a riflettere e a cercare di capire
questa nuova forma di controllo sociale basata sul business-pandemia.
Governi ansiosi di controllare i popoli, ricercatori assetati di
commesse, ricerche e fama; media scientifici e laici che attraverso gli
allarmi e la paura condizionano e orientano drammaticamente le scelte
della gente ed infine l’industria farmaceutica che è la meno ipocrita in
quanto persegue obiettivi palesi e non occulti sia pur con strategie di
marketing a dir poco “creative”.
Ma qui usciamo dalla medicina e
dalla epidemiologia per entrare nella politica, nella sociologia e nella
scienza della comunicazione.
>>> L'Influenza Suina A/H1N1 - di Roberto Gava (leggi
il libro)
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