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L'influenza AH1N1 e i pericoli della vaccinazione

Fonte: napoli.com


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Ora che l’allarme relativo all’influenza suina A/H1N1 va scemando, anzi è praticamente scomparso dai media nazionali e internazionali, e nulla di grave è accaduto nei periodi in cui era stato previsto il picco massimo da un punto di vista epidemiologico ovvero né a novembre-dicembre 2009 né a febbraio 2010, forse è opportuno fare qualche riflessione; ciò a mente sgombra dalle polemiche e dalle forzature che hanno caratterizzato i mesi precedenti. E’ un fatto incontrovertibile che praticamente ogni anno la popolazione mondiale diviene oggetto di campagne mediatiche terrorizzanti capaci di gettare nel panico intere categorie di persone, indipendentemente da nazionalità, culture, tradizioni e credo religiosi. Genitori preoccupati per i loro figli, anziani che improvvisamente vengono trattati come ammalati potenziali e che di fatto finiscono col sentirsi ammalati reali; aziende private, scuole ed enti pubblici che adottano misure cautelative spesso al limite della  paranoia; ma soprattutto le istituzioni sanitarie, investite di un potere straordinario, cominciano a muoversi in un modo rigido e incoerente gettando scompiglio e incertezza finanche nella stessa classe medica.

Nell’arco degli anni si è parlato in maniera allarmata di Aids, di mucca pazza, di Sars, di influenza Aviaria, delle normali influenze invernali nonché, recentemente, di influenza Suina; tutti messaggi di paura che, una volta analizzati e verificati attraverso l’esperienza diretta, si manifestano infondati, ingiustificati e, secondo l’opinione di alcuni ricercatori, appositamente creati. Per fare un esempio non troppo lontano nel tempo, appena scattato l’allarme Aviaria, centinaia di migliaia di volatili furono sterminati, milioni di euro spesi e le proibizioni, soprattutto in alcuni Paesi, furono davvero restrittive. In realtà dal 2003 al 2007 quella che fu impropriamente definita una pandemia contagiò poco più di 300 persone e i decessi furono soltanto 191 e quasi tutti registrati fra persone che vivevano in precarie condizioni igieniche e a stretto contatto con gli animali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2005 e con questo tipo di influenza, aveva previsto un numero di morti che oscillava fra i 6 e i 7 milioni; l’errore fu clamoroso.

Per rafforzare l’ipotesi di rischio ed elevare il livello di pericolosità parte del mondo scientifico, i media e i decisori politici agitano i dati delle vere pandemie che ciclicamente hanno colpito la popolazione mondiale durante il ‘900, a partire dalla “Spagnola” H1N1 che provocò poco meno di cinquanta milioni di morti nel 1918 all’"Asiatica” H2N2 con circa due milioni di decessi fra il 1957 e il 1958; dalla “Hong Kong” H3N2 con un milione di morti nel 1968-69 ed infine quella del 1976 – 1977 che fu molto meno grave in quanto, trattandosi dello stesso sottotipo della Spagnola molti soggetti erano praticamente immunizzati. Ora è chiaro che dall’inizio del secolo le condizioni sociali, igieniche e alimentari sono molto cambiate pertanto le polmoniti batteriche che hanno colpito i ceti poveri con soggetti scarsamente alimentati e residenti in case fredde, insalubri e sovraffollate, hanno notevolmente ridotto il loro impatto sulle masse. Dunque la reale gravità di pandemie avvenute in epoche in cui le condizioni di vita erano completamente diverse e non c’erano gli antibiotici che oggi sono stati messi a punto, è stata considerata come parametro assolutamente certo per le “pandemie” la cui pericolosità è stata, di recente e invano, denunciata.

Insomma, facendo alcune semplici considerazioni “pare che ogni tipica influenza stagionale venga demonizzata e paragonata a una pandemia gravissima in grado di uccidere milioni di persone” come ha sostenuto Tom Jefferson epidemiologo italiano della The Cochrane Collaboration e famoso esperto di vaccini sul sito cochrane.org e in numerose pubblicazioni, articoli e interviste. Eppure, da un punto di vista scientifico si parla di pandemia quando l’infezione si diffonde rapidamente e colpisce un’alta percentuale della popolazione di una vasta regione geografica, o di un intero continente o addirittura il mondo intero; inoltre deve essere caratterizzata da una particolare gravità e mortalità. Tutto ciò non si è minimamente verificato negli ultimi anni e neanche per la recente influenza da virus A/H1N1 eppure l’OMS, inspiegabilmente e disponendo di un sistema di fasi di allerta crescente, ne ha fatto scattare il massimo livello di sicurezza ovvero il Livello 6. A questo punto tutto il potere, anche esecutivo, verrebbe accordato alle massime autorità medico-sanitarie e questo fatto, in caso di non reale pandemia, porrebbe seri problemi di carattere politico, sociale e finanche militare.

Gli ultimi tempi sono stati caratterizzati, e ciò in tutto il mondo, da polemiche riguardanti i profitti delle case farmaceutiche con milioni di dosi di vaccini venduti e centinaia di milioni di euro spesi dai governi per la somministrazione degli stessi; da perplessità relative all’utilità e alla eventuale pericolosità dei vaccini antinfluenzali che oltre a non aver dimostrato una grande efficacia sul campo possono rivelarsi pericolosi a causa del mercurio e degli adiuvanti (come lo squalene) tutti tossici e contenuti nei  vaccini contro il virus A/H1N1 accettati per la commercializzazione dall’European Medicines Agency-EMEA: Focetria, Pandemrix e Celvapan; da critiche riguardanti l’irremovibilità con cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità porta avanti una incomprensibile politica di vaccinazione di massa autorizzando ipotesi interpretative che obbligano ogni soggetto consapevole a una profonda riflessione su ciò che potrebbe nascondersi dietro questo tipo di azione globale. Ma per meglio chiarire la questione dobbiamo registrare la recente pubblicazione di un volume “L’influenza Suina A/H1N1 e i pericoli della vaccinazione antinfluenzale – Criteri scientifici di orientamento” scritto dal medico ricercatore, esperto di effetti immunitari e clinici dei vaccini, Roberto Gava per Macro Edizioni e Edizioni Salus Infirmorum. Gava, autore di numerose pubblicazioni su questi specifici temi, confronta le sue tesi con quelle che emergono da studi di ricercatori indipendenti e quindi svincolati dal potere e dai finanziamenti delle case farmaceutiche e sintetizza in maniera mirabile tutto quello che è necessario sapere per “tutelare davvero la salute nostra e delle persone a noi care”. Dall’analisi dei dati scientifici disponibili e dal loro confronto con quelli della comune influenza stagionale nonché dalle risposte degli esperti interpellati subito emergono pesanti contraddizioni meritevoli di approfondimento. D’altra parte anche senza bisogno di leggere il pregevole volume il comune cittadino, neanche troppo attento alle questioni che hanno a che fare con la propria salute, ha avvertito che qualcosa non andava per il verso giusto.

In sintesi e per essere chiari in una materia che può apparire esoterica alla maggioranza delle persone riprenderemo i concetti fondamentali espressi da Roberto Gava: l’inluenza A/H1N1 è meno pericolosa della solita influenza stagionale sebbene molto contagiosa; i vaccini antinfluenzali sono praticamente tutti inefficaci e comunque meno utili delle più comuni e banali misure di igiene personale; i vaccini antinfluenzali e i farmaci antivirali possono facilmente provocare infermità anche gravi ad alcuni soggetti; il vaccino contro l’influenza A/H1N1 è inaffidabile perché non è stato sufficientemente sperimentato e la sua efficacia rimane del tutto teorica pertanto è pericoloso anche a causa delle sostanze tossiche che lo compongono; infine la caparbietà  dell’OMS nel suo piano di vaccinazione di massa è sospetta e antiscientifica.  Ci rendiamo conto che sull’anziano abituato a precipitarsi ogni anno dal medico curante o in ospedale per vaccinarsi il più delle volte inutilmente e sul genitore troppo preoccupato di un contagio fisico che comunque, negli ultimi anni, non si è verificato, le considerazioni appena fatte possano creare turbamento in quanto si da per scontato che un certo tipo di attività preventiva, in campo sanitario, sia garantito dallo Stato e opportunamente certificato dalle multinazionali farmaceutiche. Purtroppo non sempre è così e qualcosa di poco chiaro c’è e va denunciato.

Un virologo australiano di Canberra (Peter Duveen) ha ipotizzato e dichiarato ai media che il virus sarebbe stato creato in laboratorio e liberato accidentalmente; alcuni analisti (P.J.Watson in PrisonPlanet.com) pensano che il virus sia stato creato come arma biologica ma non ne forniscono le prove; altri (Greger M. su hsus.org) accusano l’industria per aver generato ricombinanti virali esotici a causa dell’allevamento intensivo e il traffico di animali su grandi distanze. Infine, ed è la teoria più inquietante, alcuni medici anche famosi (europeanconsumers.it) pensano che l’obiettivo finale sia quello di impiantare, attraverso un programma di vaccinazione di massa, dei microchip nella popolazione mondiale per poterla controllare.

C’è molta carne a cuocere e il pensiero del dottor Gava: “noi siamo i primi responsabili della salute nostra e dei nostri figli e se demandiamo ad altri il compito di salvaguardarla, rischiamo di perderla, talvolta anche in modo irreversibile” induce tutti noi a riflettere e a cercare di capire questa nuova forma di controllo sociale basata sul business-pandemia. Governi ansiosi di controllare i popoli, ricercatori assetati di commesse, ricerche e fama; media scientifici e laici che attraverso gli allarmi e la paura condizionano e orientano drammaticamente le scelte della gente ed infine l’industria farmaceutica che è la meno ipocrita in quanto persegue obiettivi palesi e non occulti sia pur con strategie di marketing a dir poco “creative”.
Ma qui usciamo dalla medicina e dalla epidemiologia per entrare nella politica, nella sociologia e nella scienza della comunicazione.


>>> L'Influenza Suina A/H1N1 - di Roberto Gava (leggi il libro)



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